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“Carmine Schiavone resta un incubo per tutti noi. Soprattutto da morto”

La scorsa settimana è improvvisamente morto Carmine Schiavone, il "pentito" della camorra che rivelò gli affari sulle "Terre del fuoco". Ma il camorrista ha detto tutto quello che sapeva su quell'attentato alla salute dei cittadini? Ne abbiamo parlato con Paolo Chiariello, coautore con Antonio Giordano del libro Monnezza di Stato

Chiariello

Paolo Chiariello

Carmine Schiavone, il boss camorrista diventato collaboratore di giustizia, morto la settimana scorsa, era colui che riferì alla Magistratura degli sversamenti illeciti dei rifiuti tossici per mano della camorra, rifiuti che hanno trasformato la parte più fertile della Campania in “Terra dei Fuochi”. La causa del decesso di Schiavone, trovato morto nella casa dove abitava nel viterbese, sarebbe un infarto. Schiavone da alcuni anni era uscito dal programma di protezione per i pentiti. Una morte quindi che porta con sé segreti inconfessabili? Lo abbiamo chiesto a Paolo Chiariello, giornalista di Sky Tg24 e scrittore con Antonio Giordano, scienziato, oncologo e columnist della VOCE, del libro Monnezza di Stato.

La morte di Schiavone chiude un capitolo terribile e porta con se dei segreti?

“Carmine Schiavone per un periodo ha rappresentato l’anello di congiunzione, il collante di un patto scellerato tra Stato-Mafia e Imprenditoria deviata nell’affare mafioso più lucroso: il business dei rifiuti industriali e delle scorie dell’industria chimica e metallurgica. Non credo abbia raccontato tutto, comunque non penso abbia fatto mai i nomi più importanti di quanti si sono seduti a quel tavolo d’affari che per anni ha deciso i viaggi di materiale tossico, nocivo che è stato interrato nelle campagne non solo della Campania ma anche della Calabria, del Molise, del Lazio, della Sicilia e di altre regioni. Anche da morto, Carmine Schiavone ci costringerà a rincorrere verità scomode che da collaboratore di giustizia ritengo abbia omesso di dirci fino in fondo. Faccio alcuni esempi per evitare di scadere nel chiacchiericcio. Perché Schiavone non ricorda mai chi ha portato in Campania le scorie della bonifica della Val Bormida o di Marghera, bonifiche fatte con i soldi dello Stato Italiano? Perché Schiavone parlava fino a pochi giorni prima di morire di fanghi termonucleari o di cassette nucleari e non le ha mai fatte ritrovare? Solo per terrorizzarci? O forse perché chiedeva allo Stato altre garanzie (sicurezza sua e della famiglia) per rivelarci i posti in cui questo signore, all’epoca in cui gestiva l’affare dei rifiuti per il clan dei casalesi, fece interrare questo schifo? Ecco perché dico che Schiavone resta un incubo per tutti noi, anche da morto. Anzi, soprattutto da morto”.

Schiavone

Carmine Schiavone durante una delle sue ultime interviste televisive

Ai magistrati Schiavone raccontava dei 500 omicidi ordinati dalla camorra per l'affare rifiuti e disse che gli abitanti della "Terra dei Fuochi" sarebbero morti di cancro. La camorra è ancora invincibile?

“La camorra non è affatto invincibile. La camorra come la mafia o meglio le mafie vanno prosciugate con l’aggressione quotidiana ai patrimoni illecitamente accumulati. La camorra poi non la sconfiggi solo con gli arresti o con l’esibizione dei muscoli, con le retate o le sceneggiate a uso e consumo dei media, ma facendo arrivare lo Stato là dove prima l’organizzazione criminale costituiva un punto di riferimento economico per molte famiglie. Insomma se la camorra continua a dare pane e companatico alle famiglie, alla gente, se non siamo in grado di far capire che la legalità conviene, la camorra e le mafie in genere sono invincibili. Ma lo sono perché c’è uno Stato che ha scarso interesse a combattere le mafie. Questo è uno di quei momenti storici in cui in Italia sembra che non abbiamo un problema di mafia o di mafie. La parola stessa mafia sembra essere scomparsa dall’agenda politica. E invece dovrebbe essere sempre una priorità”.

In Monnezza di Stato, il libro scritto con il Prof. Antonio Giordano, scrivete: "E' un affare non solo di camorra”.

“Vedi, il titolo stesso del libro, Monnezza di Stato, è indicativo di un percorso intellettuale e non solo giornalistico. E’ un titolo che è venuto a me, di getto. E ancora oggi, a chi mi chiede se il termine monnezza lo intendo come aggettivo o sostantivo, rispondo che non lo so. So però che spesso nell’affare dei rifiuti lo Stato ha spesso partecipato con suoi rappresentanti infedeli, collusi, corrotti, al banchetto mafioso. Potrei dirti di uomini in divisa, di sindaci, assessori, deputati, senatori, uomini di governo processati e condannati perché referenti della camorra nell’affare monnezza, ma questo nulla aggiunge o toglie alla gravità della situazione. La domanda oggi è: le cose sono cambiate? Lo Stato è più forte, è più sano? La mia risposta, da un osservatorio privilegiato è: non lo so”.

Paolo e Antonio

Antonio Giordano e Paolo Chiariello, autori di “Monnezza di Stato”

E ancora "lo Stato non è immune da colpe": si continua a morire di cancro e non si bonifica. 

“Che lo Stato non sia immune da colpe in questo disastro l’abbiamo detto. Dell’annientamento di una popolazione per cancro o altre neoplasie causate da tanti fattori e soprattutto dallo smaltimento criminale dei rifiuti ne parla con competenza e rigore scientifico il professore Giordano nel libro. La particolarità del libro che abbiamo scritto io e Giordano a quattro mani è questa: io ho provato a spiegare come si è arrivati alla Terra dei Fuochi, il professor Giordano ha spiegato gli effetti devastanti della Terra dei Fuochi sulla salute dei cittadini. Ognuno di noi ha fatto il proprio mestiere, abbiamo evitato il solito scempio della verità, la solita eutanasia della realtà. Quanto alle bonifiche che non partono, anche questa è una colpa dello Stato. Non si può tollerare che si discuta da anni di disastro ambientale e nessuno ha ancora bonificato un centimetro quadrato di territorio”.

È impossibile intervenire sulle falde acquifere e sui roghi? Bonifiche immaginarie?

“Si può e si deve intervenire. Stiamo parlando della salute di milioni di persone e bisogna passare dalle chiacchiere ai fatti, dalle diagnosi alle cure. Ci sono rapporti di scienziati che parlano di falde acquifere compromesse, di falde che entro il 2064 non potranno più essere nemmeno bonificate. Allora credo che la gente debba sapere e debba riflettere su quello che deve fare lo Stato. Uno Stato serio, e l’Italia è un Paese serio, deve porsi questo drammatico problema”.

Eppure il magistrato Franco Roberti ricorda nella prefazione citando la sentenza n. 62/2005: "L'ambiente non è una materia in senso tecnico ma un valore costituzionale”: un principio violato dalla nascita della nostra Costituzione: una terra violentata due volte? 

“La prefazione di Franco Roberti, il nostro Procuratore nazionale antimafia, è la plastica rappresentazione di come uno Stato deve avere in massima considerazione valori costituzionali come la salubrità dell’ambiente in cui viviamo. Purtroppo anche sull’ambiente le mafie nostrane hanno lucrato e hanno ammazzato più persone di quante ne uccidano con il crimine violente e sanguinario. E Roberti da questo punto di vista è il magistrato che meglio di chiunque ha colto la gravità del fenomeno ecomafioso in anni in cui nessuno ci capiva un granché. Roberti è stato il primo magistrato che ha intuito l’affare dei rifiuti e l’ha combattuto e lo combatte strenuamente”.

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