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Vacanze a Cuba: parte quinta

Ancora a Cuba, Chiara e Benito continuano a discutere sulle condizioni dell'isola e dei suoi abitanti dopo aver vistiato una fattoria con tanto di cowboy e bandiere americane

Chiara: Che ne pensi di quel posto nel cuore di Cuba? Rancho King.

Benito: In una zona isolata. Uno spettacolo evidentemente preparato per noi. Cowboys su magri cavalli. Bandiere americane e cubane. Sorrisi forzati. Propaganda per noi turisti.

Chiara: Cavalli, galline, gatti e cani dappertutto. Una vera fattoria. Ed il direttore-padrone? Ti ha convinto?

Benito: Di che?

Chiara: Del fatto che quella fattoria appartiene alla sua famiglia da 100 anni. È  ancora sua.

Benito: Per modo di dire. Gliel'hanno lasciata perché è un abile padrone e sa gestirla. È utile come simbolo della libertà che danno ai ricchi padroni dell'epoca di Batista. Prima della loro rivoluzione.

Chiara: Te l'hanno spiegato. Hanno requisito e dato ai senzatetto solo gli appartamenti abbandonati da quelle famiglie che sono fuggite a Miami.

Benito: E secondo te, perché tanti son fuggiti? La paura di essere uccisi.

Chiara: Sei sempre esagerato. Se son fuggiti, dovevano avere qualche colpa. Erano forse amici del dittatore Batista. I suoi alleati. I suoi soldati.

Benito: Tu giustifichi tutto. Hai visto com'erano magri quei cowboys e quei cavalli? Non hanno vita facile.

Chiara: Nessuno ha vita facile. Nemmeno noi a New York. Conosci i nostri piccoli problemi. E noi abbiamo anche l'angoscia di essere circondati dai tanti senzatetto che chiedono l'elemosina.

Benito: Ma sono liberi! Liberi di fare quel che vogliono. Nessuno li arresta e punisce. Viva la libertà!

 

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