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Stragi di mafia, parla il procuratore Teresi: “La verità va cercata negli archivi di Stato”

Il Procuratore Vittorio Teresi sotto l'albero di Falcone

Il Procuratore Vittorio Teresi sotto l'albero di Falcone

Intervista al Procuratore Vittorio Teresi, tra i protagonisti del processo sulla trattativa Stato-mafia. Il magistrato non usa eufemismi: "La verità sulle stragi non va cercata solo nelle sentenze, ma negli archivi delle istituzioni dove sono ancora chiusi tanti segreti"

Aprire gli archivi dove sono ancora oggi custodite – o forse sarebbe meglio dire nascoste – le verità sui tanti fatti di mafia – che in Italia sono fatti di Stato – da Portella della Ginestra (1947) fino alle stragi del 1992. A chiederlo, in un’intervista a La Voce di New York, è il procuratore aggiunto di Palermo, Vittorio Teresi.

Una richiesta importante, quella formulata da un magistrato inquirente che ha alle spalle una grande esperienza in inchieste su Cosa nostra, dagli anni ’80 del secolo passato fino ai nostri giorni (Teresi, per la cronaca, è il pm che, assieme ad altri suoi colleghi, regge l’accusa nel processo per la trattativa tra Stato e mafia che si celebra a Palermo).

E’ appena finita la giornata dedicata a Falcone. Noi siamo qui con il Procuratore Vittorio Teresi che coordina le indagini della Procura, il processo sulla cosiddetta trattativa. Oggi abbiamo sentito un’atmosfera ottimista, da Piero Grasso a Sergio Mattarella. Lei è di questo parere?

teresi

Il procuratore Vittorio Teresi da una finestra di Via Notarbatolo guarda la manifestazione sotto l’Albero Falcone (Foto Emilio Pursumal)

“Se non fossimo ottimisti, se non fossimo convinti di riuscire a scalfire da un lato il muro delle resistenze, dall’altro di arrivare ad una fetta significativa di verità, non faremmo quello che stiamo facendo con i problemi e gli ostacoli che incontriamo. Io vorrei un maggiore ottimismo da parte di tutte le istituzioni, vorrei cioè che si capisse­ finalmente tutti insieme che non sono solo le sentenze gli strumenti per affermare  e per cercare la verità, ma la verità va cercata anche in atti e istituzioni diverse dalla magistratura. Va cercata ad esempio negli archivi di Stato, negli archivi dei Servizi di sicurezza, negli archivi storici dei nostri palazzi, là dove probabilmente sono ancora chiusi tanti segreti che sarebbero indispensabili per aiutarci  a trovare quelle verità che cerchiamo e che riguardano le ragioni vere delle stragi del 92 e del 93”.

Mentre parlava il Presidente del Senato, Piero Grasso, abbiamo notato che un gruppo di persone sventolava le agende rosse (il movimento delle agende rosse chiede allo Stato di tirare fuori l’agenda rossa che una ‘manina’ ha fatto sparire da via D’Amelio il giorno dell’uccisione di Palo Borsellino e degli uomini e delle donne della sua scorta). La cosa ci ha colpito, considerata la storia di Grasso, ex procuratore della Repubblica di Palermo, ex procuratore nazionale antimafia, un magistrato che ha lavorato pure con Giovanni Falcone. E’ una protesta nei confronti dello Stato? Manca la verità?

Agende rosse

Manifestanti sotto l’Albero Falcone alzano le agende rosse mentre parla il Presidente del Senato Pietro Grasso (Foto Emilio Pursumal)

“Certo che manca la verità. Come dicevo un pezzo di verità ci può essere resa da organi costituzionali che potrebbero collaborare con maggiore apertura”.

Cosa le è piaciuto o cosa non le è piaciuto del discorso di Mattarella?

“Mi è piaciuto l’afflato di speranza, l’afflato verso i giovani e il fatto che, finalmente,  si è parlato di qualche cosa di più di una speranza di battere la mafia. D’altro canto questa è una via che abbiamo indicato da tempo. Per troppi anni in Italia si è lavorato per cercare di convivere la mafia, per cercare un equilibrio tra le  istituzioni statali e , direi, le istituzioni mafiose. Come se ci fosse una necessità della presenza mafiosa in alcune parti del territorio per fare funzionare le istituzioni. Dobbiamo invece dire che questa presenza non è ineluttabile, è  dannosa e va estirpata del tutto. Oggi questo ha detto il Presidente ed è un messaggio di grande livello, di grande serietà e speranza.

Oggi abbiamo sentito i ragazzi ricordare tante frasi di Falcone e Borsellino. Quali di queste frasi farebbe sue?

“E’ difficile selezionarne due o tre perché Paolo e Giovanni sono stati una fucina direi inesauribile non solo di idee investigative, ma direi di idee socialmente utili, cioè hanno lasciato una impronta nella società perché non erano solo grandi magistrati ma anche grandi cittadini e quindi con il loro esempio e con il loro modo di esprimere i loro sentimenti, attraverso frasi che sono rimaste incise nella storia,  son rimasti loro stessi nei ricordi anche dei giovani che non li hanno conosciuti e che portano sulle loro gambe le idee di questi grandi uomini. Sì, direi che la frase le idee camminano sulle gambe degli altri è la frase migliore”.

Grasso

Il Presidente del Senato Pietro Grasso interviene durante la manifestazione sotto l’Albero Falcone (Foto Emilio Pursumal)

Lei si occupa di una indagine difficile e delicatissima. Oggi, in Italia, la prima e la seconda carica dello Stato sono entrambi siciliani nati a Palermo. Ci riferiamo al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al presidente del Senato, Pietro Grasso. Questo facilita il suo lavoro? Sente aria nuova?

“Ci sono tutte le condizioni perché l‘aria cambi, che diventi respirabile E’ un’aria che ci si può spingere e aiutare a completare il lavoro che stiamo portando avanti. Non è solo importante che siano di Palermo ma è importante che abbiano rivestito i ruoli che hanno rivestito e che abbiano una storia che sicuramente va nella direzione che noi stiamo seguendo”.

Borsellino, nell’ultimo periodo, era pessimista. Lei, invece, sembra ottimista nonostante le difficoltà . E’ una sensazione?

“Sono convinto che possiamo vincere, ma bisogna fare molto di più, tutti insieme, come ho detto prima. Borsellino era pessimista perché aveva visto naufragare le sue speranze, perché era consapevole della fine che lo attendeva. Temeva di non avere tempo per completare il proprio lavoro. E il tempo non l’ha avuto. Se fosse vissuto sei mesi di più, probabilmente, staremmo parlando di un’altra storia. Invece siamo sempre qua a parlare di quello che poteva accadere e non è mai accaduto. Noi abbiamo tentato di tessere quella tela che riguarda il periodo che va dalle stragi del 1992 in poi. Cosa è successo dopo? Quanto è durata la tensione dello Stato dopo le stragi del 1992? E perché, improvvisamente, nel ‘93 quella tensione cade e questo consente le stragi di Roma, Firenze e Milano. Questo è il profilo centrale del nostro processo. La verità spero la troveremo, ma come detto, non dipende solo da noi”. 

 


Qui il video dell'intervento del Presidente del Senato Pietro Grasso sotto l'Albero Falcone 

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