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Il Papa a New York

I Dialoghi di Mario Fratti

La visita del Papa a New York dà modo a Chiara e Benito di discutere di Chiesa, capitalismo, comunismo e fuga dei cervelli; come al solito ognuno di loro ha la sua personalissima idea a riguardo

Chiara: Papa Francesco a New York! Amatissimo. Un trionfo per il miglior pontefice nella storia del papato. E noi non siamo andati a vederlo!

Benito: Ti confesso che… ho messo il tuo nome nella lotteria di chi poteva vederlo e, forse, toccarlo. Purtroppo…

Chiara: Hai fatto questo per me? Solo il mio nome?

Benito: Solo il tuo nome. Per aumentare le tue possibilità di successo.

Chiara: Benito, meriti tutto il mio amore. Sei un vero uomo. Il miglior marito del mondo.

Benito: Esageri sempre. Come fa lui.

Chiara: Lui chi?

Benito: Il Papa. Parla tanto, ma sempre sullo stesso soggetto.

Chiara: Soggetto nobile. Amare i poveri, aiutare i deboli e gli sfruttati. Ha lavato i piedi ai detenuti e baciato i deformi.

Benito: Tutto questo va bene, ma attacca sempre il capitalismo. Un prete, in televisione, ha detto proprio quello. Perché non attacca il comunismo come han fatto i due papi precedenti?

Chiara: Forse perché vede nel comunismo il desiderio cristiano di aiutare il prossimo. Ricordi? Avevano medicine gratis, cure mediche gratis, educazione gratis. E stipendi per studenti universitari. Affitto medio solo il 6% dello stipendio.

Benito: E perché tanti volevano fuggire da quel sistema?

Chiara: C’é sempre una parte della popolazione che sogna l’avventura all’estero. Anche tanti italiani preferiscono il destino incerto all’estero e non nel nostro bel paese.

Benito: Come noi.

Chiara: Come tanti. Il caso nostro è differente. Le nostre famiglie erano qui. Ci siamo riuniti.

Benito: E stiamo meglio qui.

Chiara: Perché tutti e due abbiamo uno stipendio decente e possiamo pagare l’affitto. Purtroppo il 70% dei nostri guadagni va al padrone di casa.

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