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Chianti ambasciatore del Made in Italy: intervista a Giovanni Busi

Cosa sia il Chianti e perché possa essere considerato ambasciatore del Made in Italy in tutto il mondo ce lo racconta Giovanni Busi, Presidente di quel Consorzio, il Chianti appunto, che solo lo scorso anno ha venduto al mercato estero ben 600.000 ettolitri di vino, con una buona ripresa delle vendite anche nel marcato statunitense

Giovanni Busi resterà alla guida del Consorzio Chianti fino al luglio 2016, affiancato dai vice presidenti Ritano Baragli, presidente della cantina sociale Colli Fiorentini, e Mino Niccolai, presidente della cantina di Geggiano e Pontignano. Busi, cinquantatre anni, sposato con tre figli, è titolare di Villa Travignoli dei Conti Busi e dal 1989 la dirige in prima persona. In questi tre anni di attività, di iniziative promozionali, di manifestazioni in Italia e all’estero, il Chianti ha guadagnato dinamismo e visibilità, mantenendo intatta la qualità e la tradizione che lo contraddistinguono, in tutto il mondo.

Presidente, come si produce un buon Chianti?

Il primo ingrediente è la passione e l’amore per un territorio cosi ampio, ma così omogeneo per dare un vino dove il Sangiovese esprime le sue migliori caratteristiche.

Ogni vino è caratterizzato da un attaccamento profondo e viscerale con il territorio in cui viene prodotto. Quali sono le caratteristiche specifiche di un Chianti?

È la migliore espressione dei vitigno principale, il Sangiovese, che produce dei vini piacevoli e abbinabili a qualsiasi piatto, grazie alle sue caratteristiche.

La viticoltura italiana, i metodi di produzione, il mercato, sono profondamente cambiati nell'arco di tutti questi anni. Lo stesso Chianti ha apportato cambiamenti di immagine, strategie di marketing "nuove" (penso al mercato statunitense). Cosa è rimasto di tradizionale e cosa ha apportato il Consorzio di innovativo?

La tradizione è un qualcosa che non può essere dimenticata o tralasciata, ma quello che cambia è il modo di fare agricoltura, con i suoi vigneti che hanno una maggiore quantità di viti e questo significa una minore quantità di uva per ettaro, ottenendo una migliore qualità di vino. Il Consorzio spinge molto le aziende al rinnovamento dei vecchi vigneti, perché è da lì che parte il vero rinnovamento del prodotto e un sempre maggiore apprezzamento sul mercato.

Quali sono gli obiettivi futuri del Consorzio, oltre naturalmente alla tutela del prodotto e del brand?

L’attività principale che viene fatta oggi è quella di portare le aziende sul mercato e riuscire così a dare un “volto” ad una denominazione così conosciuta, ma meno identificata. Altro aspetto è quello di elevare sempre più la qualità, sia attraverso il rinnovamento dei vigneti che una sempre maggiore informazione delle tecniche di cantina e conoscenza dei mercati.

Negli ultimi tempi si è assistito al problema delle contraffazioni alimentari, specialmente quelle indirizzate al mercato estero. Anche i vini non sono immuni da questo malaffare (e il mercato della contraffazione alimentare, purtroppo, è un business redditizio). Come difendersi a tavola?

Il Consorzio ha già messo in atto, dal gennaio 2014, un controllo serrato in Italia, nel 2015 anche in Europa e dal 2016 nel mondo. Si tratta di un controllo effettuato sugli scaffali di tutto il mondo, prendendo campioni che poi vengono analizzati. La corrispondenza ai parametri è uno dei punti più importanti per il Consorzio.

Chianti ambasciatore del Made in Italy: 600.000 ettolitri di prodotto venduti lo scorso anno per il mercato estero, con una buona ripresa nelle vendite anche nel mercato statunitense. Quali accorgimenti avete approntato?

Sono operazioni di marketing che facciamo regolarmente sia in America che negli altri Paesi, per mettere in evidenza uno dei prodotti più conosciuti ed apprezzati. Indubbiamente la presenza delle aziende, nei vari momenti di marketing, è fondamentale perché riescono a raccontare, direttamente, la propria filosofia di produzione

Ultimamente è in voga il termine wine design. Sono nati veri e propri studi di settore, sull'argomento e dalla bottiglia di vino nel classico "fiasco" panciuto, sono passati ormai anni. Lei pensa che l'estetica, la presentazione di un vino, l'etichettatura, siano parimenti importanti per la qualità del vino che si produce?

Certamente, l’immagine oggi è molto importante, ma su questo il Consorzio non entra in merito, dato che devono essere le aziende stesse a dare di sé, della bottiglia e dell'etichetta una buona immagine. Sono tutte operazioni che poi vanno a creare quel valore aggiunto dell’impresa stessa.

Oltre al "suo" vino, quale altro vino italiano apprezza?

L’Italia è fatta di vini meravigliosi e questo è il nostro vero patrimonio. Mi auguro che le istituzioni lo riescano a capire e si comportino come fa la Francia, nei confronti dei suoi prodotti che sono il portabandiera del Paese.

Il Chianti post esperienza Expo 2015, che valore aggiunto si porta a casa?

Il Chianti era un gran vino prima dell’Expo ed è un gran vino anche dopo l’Expo.

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