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È scomparso Raffaele La Gamba, portò in tribunale l’avvocato Agnelli

Da meccanico a super-concessionario delle Fiat: l'American Dream di un italiano generoso e infaticabile, determinato e altruista

Raffaele La Gamba (il primo a sinistra) durante una cerimonia a New York in cui veniva premiato il giornalista Furio Colombo (Foto Vito Catalano)

Emigrato dalla Calabria negli anni '50, Raffaele La Gamba (Ralph, per gli amici americani) è stato la quintessenza del self-made man americano, ma anche un coraggioso imprenditore che non ha mai dimenticato le sue umili origini. Cavaliere della Repubblica, negli anni '80 citò in giudizio la Fiat nella corte federale di Brooklyn. Si è spento martedì 8 agosto, a 84 anni

E’ scomparso martedì 8 agosto, all’età di 84 anni, Raffaele La Gamba. Se ne è andato in punta dei piedi, nascondendo a tutti, forse anche a lui stesso, la gravità del suo male.

Raffaele, Ralph, per gli amici americani, è stato la quintessenza del self-made man americano, ma anche un coraggioso imprenditore che non ha mai dimenticato le sue umili origini: da meccanico a proprietario di autosaloni a Brooklyn, prima con la Mediterranean Motors, poi con la Fiat-Alfa e Lancia, concessionarie appunto delle auto italiane. E proprio per le macchine italiane diventammo amici. Ma le automobili, in realtà, furono solo l’anello di congiunzione della nostra affinità. Raffaele nonostante la realizzazione del suo American Dream non ha mai  dimenticato il suo amore per la Calabria. Raffaele emigrò da Polistena, provincia di Reggio Calabria, negli anni Cinquanta. Faceva il meccanico e le biciclette erano la sua passione. Lavorò proprio come tecnico riparatore in una concessionaria della Mercedes e da li’ il passo fu breve prima come salesman, poi come manager, fintanto che aprì  il suo primo autosalone a Bensonhurst, lungo la 18th Avenue. Ma non solo business. È stato tra i fondatori della Calabria Regional Association di Brooklyn e della Magna Grecia USA Association. Nominato Cavaliere della Repubblica, diventammo amici negli anni Ottanta, quando citò in giudizio nella corte federale di Brooklyn, la Fiat. La casa automobilistica italiana lasciò in quegli anni, dalla sera alla mattina, il mercato americano e Raffaele, che appunto era concessionario delle auto italiane, si ritrovò con una schiera di clienti ai quali aveva venduto le macchine, senza più le garanzie della casa madre. Ed io ero lì che per il “Progresso Italoamericano” coprivo il processo. Con me anche Mimmo Porpiglia che sul Mattino di Napoli dedicò un’intera pagina al processo. In tribunale passarono sia Furio Colombo, che allora, prima di diventare senatore, era il presidente della Fiat Usa e poi l’avvocato Agnelli. Raffaele dopo una lunga battaglia legale, vinse la causa, ma la sua fu una vittoria di Pirro. Fu risarcito con 75 mila dollari, ma la parcella del suo avvocato era di gran lunga più “salata”. Peraltro con il risarcimento acquisto’ un’ambulanza che regalò all’Ospedale di Santa Maria degli Ungheresi a Polistena. Dal tribunale però scaturì, grazie anche all’amico giornalista Gino Gullace, l’amicizia con Furio Colombo e poi con Renato Pachetti e Antonio Padellaro, con Tony Brusco e il senatore Renato Turano.

Da quando nel 2003 aveva perso la sua inseparabile moglie Norma, il suo appartamento di Queens era diventato un pied à terre per gli amici italiani di passaggio a New York. Ricordo quando il tenore Francesco Anile, quello che lo scorso anno debuttò al Metropolitan in blue jeans sostituendo il tenore russo Aleksandr Antonenko che tra un atto e l’altro dell’Otello perse la voce, era proprio ospite a casa sua. Ultimamente stavamo lavorando insieme ad un progetto: quello di portare in mostra negli Stati Uniti allo Smitssonian Museum di Washington i Bronzi di Riace. Grazie all’interessamento di Alfredo Principe della NIAF, del senatore italoamericano Patrick Leahy che fa parte del Board of Regent del museo, dell’industriale Tony Brusco e dell’avvocato Lello Manferoce, il progetto stava prendendo forma, nonostante la resistenza  degli amministratori locali calabresi. “Metterà Riace sull’atlante” affermava Raffaele che non si capacitava sulle difficoltà che venivano sollevate da Reggio Calabria. “Non capiscono che milioni di persone da tutto il mondo visitano lo Smithsonian a Washington. Milioni di persone scopriranno Riace e i suoi bronzi peraltro chiusi nel museo della Magna Grecia di Reggio Calabria. Ma chi li va a vedere li’?” E questo sarebbe stato il leitmotif del 18 di novembre prossimo al Gino Gullace Award organizzato dalla Magna Grecia Association of Usa. Ne abbiamo parlato due settimane fa mentre si stava preparando per andare in Calabria a parlare con Mario Oliverio, il president della Regione.

Ecco questo era Raffaele: semplice, generoso, infaticabile, determinato, altruista, ma soprattutto un italiano orgoglioso di aver avuto la possibilità di aver raggiunto il suo American Dream.

Alle figlie Maria Itria, con il marito Robert Gelphman,e i figli Eric e Gina; Carmela con il marito Walter Bode e i figli Will e Chris; Joanne con il marito Jim Carlin e i figli Nicole e Jimmy giungano le più sentite condoglianze, così come al fratello Vincenzo con la moglie Isabella, e ai nipoti Joseph con la moglie Michaela e Maria Itria, con il marito Cosmo Mazzaferro e il figlio Giorgio.

I funerali sono stati celebrati venerdì 11 agosto alle 10:30 presso la Chiesa Saint Camillus-Saint Virgilius 99-15 Rockaway Beach Blvd, Rockaway Park, NY 11694.

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