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Neonati nel mondo: ma quanti ne nascono, davvero?

Parlare generalizzando di "penuria di nascite" non è corretto, perché non tiene conto delle differenze legate alle classi sociali e all’etnia delle popolazioni

A newborn.

Si parla tanto di “penuria di nascite”: dobbiamo interpretarla come un messaggio in codice che dice “neonati bianchi = pochissimi; neonati di colore = tantissimi”?

“Ma in realtà, quanti ne nascono ogni anno?”. Ѐ sicuramente una domanda che ci poniamo tutti ultimamente, soprattutto gli antropologi, i demografi, e tantissimi cittadini preoccupati.  Eppure più osserviamo il fenomeno della diminuzione del tasso di natalità e più ci rendiamo conto che forse è legato ad un linguaggio codificato con ramificazioni legate alle classi sociali e all’etnia delle popolazioni.

I dati statistici riguardo al calo drastico delle nascite nei paesi sviluppati è preoccupante.  Per fare un esempio,  nel 2018 circa il 60% della popolazione italiana aveva più di 65 anni. Se consideriamo che il tasso di mortalità è anche aumentato a causa del maggior numero di anziani, scopriamo che la popolazione è calata di 100.000 persone dal 2017.  

In Italia nascono in media circa 8 bambini per 1000 abitanti e se calcoliamo il numero degli immigranti che entra nel paese ogni anno i bilanci a sfavore delle nascite italiane diventa ancora più notevole. Anche se  una parte della popolazione italiana trova questi dati allarmanti, in realtà il fenomeno del calo delle nascite non è nuovo agli italiani, in quanto se ne parla da decenni di questo problema, se di problema si tratta.  Già nel 1992 Tim Parks scriveva nei bellissimi racconti, Italian Neighbours e An Italian Education, in maniera perspicace, mordace e umoristica,  della sua esperienza in Italia e della carenza di nascite.

Al momento il Giappone e la Corea del Sud sono i paesi in cui il numero degli anziani è in continuo aumento;  seguiti dall’Australia, anch’essa preoccupata per la rapida discesa dell’indice delle nascite che oggi è arrivato ai livelli più bassi dal 2004. E in più,  con previsioni di peggioramento della situazione secondo le dichiarazioni degli studiosi di economia nazionale. Ѐ sorprendente e allo  stesso tempo divertente sapere che i ricercatori australiani hanno concluso con i loro studi che “la colpa ce l’hanno mamma e papà”.  Infatti sembra che un numero sempre più in aumento di giovani rimangano a vivere in casa con i genitori fino a 20 o 30 anni per avere la possibilità di risparmiare.  Questa situazione ha causato un ritardo nella procreazione dei bebé precludendo così la possibilità di sfruttare la fascia d’età più fertile.  

Se in Australia questo perenne stato adolescenziale può essere considerato una moda di passaggio, in Italia è una condizione radicata nella mentalità degli italiani, già da decenni e forse più.  Infatti la figura del maschio italiano “mammone” che rimane al sicuro nel nido  con “mammà e papà” è stata ripetutamente ben rappresentata anche  nei film al cinema e in televisione, ed è stata   magistralmente interpretata da Marcello Mastroianni, più volte autodefinitosi lui stesso un “cocco di mamma”.

Riferendoci ad un quadro della situazione più generale emesso dall’agenzia di informazione Axios, si prevede che  la popolazione al di sotto dei 15 anni arriverà a 2.09 miliardi sulla terra nel 2057 per poi scendere  drasticamente su scala globale. Per i cittadini preoccupati del “sovraffollamento” della terra o del cosiddetto fenomeno di “esplosione demografica,” questo calo della popolazione terrestre potrebbe essere una bellissima notizia, ma a ben rifletterci porta con sé delle conseguenze disastrose che creeranno problemi a causa della crescente “società senile”. Per citarne un esempio, si nota che con l’invecchiamento della popolazione scende il numero di persone in età lavorativa e produttiva con vaste ripercussioni sul sistema sanitario che si troverà ad affrontare spese esuberanti per far fronte all’aumento della popolazione sempre più anziana. Almeno per la prima parte del problema la soluzione è stata già trovata in quanto la forza lavorativa  viene sempre più sostituita dai robot, e sempre secondo l’agenzia Axios, le industrie preferiscono i robot agli operai perchè non si devono preoccupare di affrontare problemi, garantire vantaggi, benefici e soprattutto, non devono trattare con i sindacati rischiando che gli operai scioperino per ottenere i propri diritti.

Ma alla fin fine, la  scarsità delle nascite con il conseguente calo delle popolazioni è davvero un problema? All’apparenza non sembrerebbe così se si osserva il marasma di gente che si sgomita in cerca di spazio per le strade della 5a  Avenue di Manhattan, oppure le abitazioni che spuntano come  funghi nei quartieri periferici dove una volta c’erano distese di campi, e dove ora invece si sono  formati nuovi villaggi.  Per non parlare poi dell’invasione e quindi del sovraffollamento che i paesi europei stanno vivendo già da decenni.  Ma se la carenza delle nascite fa parte di quegli argomenti da poco ritenuti “scottanti”  per i paesi più sviluppati e trattati dai media, l’esplosione demografica registrata nei paesi sottosviluppati– e altrettanto discussa  già da tempo in vari articoli– ha messo in evidenza tutta una serie di problemi causati dall’allargamento demografico di quei paesi. Tra le conseguenze  più gravi, le carestie e le guerre civili con il prevedibile esodo dei rifugiati. Disastri e calamità umane già predette e di cui abbiamo letto nell’Apocalisse.

A questo punto viene naturale chiedersi: perché si parla tanto di questo argomento? In realtà dove  si sta verificando la carenza di nascite? C’è da ammettere  francamente che tutti questi discorsi sull’argomento portino ad un’unica conclusione: un linguaggio codificato risultante in una semplice equazione: “troppi pochi bambini bianchi = troppi bambini di colore” o almeno, troppi bambini poveri.  Infatti molti esperti hanno persino dichiarato che “il benessere economico funge da contraccettivo sociale perché al crescente benessere mondiale corrisponde una sterilità  auto imposta”. 

Secondo gli studi demografici, la popolazione globale è in continua crescita, registrando un aumento di 83 milioni di persone ogni anno. Dal 1800 la popolazione terrestre è passata da 1 bilione di abitanti a 7.6 bilioni nel 2017 e pare che continuerà ad aumentare nonostante tutto il clamore suscitato dalla carenza di nascite registrata in alcuni paesi.  Stime demografiche recenti hanno previsto che nel 2100 la popolazione terrestre arriverà a contare 11.2  bilioni di abitanti. Dovrebbe essere ovvio che le risorse globali non arriverebbero a sostenere una tale popolazione. Quindi coloro che si fossero convinti che la carenza di nascite potrebbe rimettere in equilibrio la sovrapopolazione globale, si illudono. 

Allora ci chiediamo, qual è la soluzione? Ѐ chiaro che al momento non si possa prevedere alcuna soluzione definitiva, ma Jeff Bezos, pensando all’avvenire, ha già proposto di formare una colonia di abitanti terrestri sulla luna. Infatti afferma che, “Lasceremo questo pianeta, è inevitabile, e in questo modo lo miglioreremo”.  Bezos ha già suggerito  una collaborazione pubblica e privata tra la Blue Origin e la NASA per costruire una navicella spaziale in grado di accertare la possibilità di costruire abitazioni e centri di manifattura e di industrie sulla luna. La soluzione proposta da Bezos alleggerirebbe il problema del sovrappopolamento terrestre, ma prevede anche una collaborazione utopistica e senza precedenti fra i paesi globali che unirebbero “le forze invece di contrastarsi a vicenda”.

Molti demografi hanno iniziato ad avanzare l’idea che la carenza delle nascite faccia parte di una legge ciclica naturale atta a  controllare gli sbilanci creatisi tra il  sovraffollamento e un atteggiamento di autogestione del tasso di natalità. Se così fosse, allora non sarebbe più necessario attuare l’idea utopistica delle colonie sulla luna di Bezos.  I risultati  di tale progetto non sarebbero comunque visibili per molte generazioni.  Nel frattempo, invece di preoccuparci della scarsità dei bebé tra i paesi più avanzati, ci dovremmo preoccupare delle carestie e delle guerre che divampano rampanti nei paesi in via di sviluppo, creando tensioni tali, tra gli attuali abitanti, da annientarsi l’un l’altro per assicurarsi le risorse di prima necessità e sopravvivenza che si stanno esaurendo come il cibo e l’acqua.

Tradotto da Maria Fratianni Santoro

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