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Ma quale Colombo? Alla ricerca di un (nuovo) posto nella storia americana per l’esploratore/assassino

Torna il Columbus Day e tornano le polemiche: Colombo era un eroe, Colombo era un assassino; gli italiani d'America dovrebbero scegliersi un altro simbolo, gli italoamericani fanno bene a difendere il valoroso esploratore. Per chiarirci le idee, siamo andati a sentire cosa ne pensano alcuni esponenti di spicco della comunità intellettuale italiana e italoamericana a New York

Si rinnova anche quest’anno la tradizione che da decenni attribuisce il secondo lunedì del mese di Ottobre alle celebrazioni della figura di Cristoforo Colombo. Da un lato mitizzato come colui che per primo mise piede nel Nuovo Mondo, dall’altro bistrattato come l’iniziatore dello sterminio ai danni della popolazione indigena, il personaggio di Colombo è ancora oggetto di concitate polemiche. Resta da determinare non solo se egli sia stato più un assassino che un indomito esploratore, ma anche se ci sia motivo per la comunità italiana di identificarsi così strenuamente con questa festività, al punto da farla diventare una la festa dell’italianità d’America. 

Fiore

Teresa Fiore, Inserra Endowed Chair in Italian and Italian American Studies, Montclair State University (NJ)

In particolare nella città di New York, la comunità italoamericana organizza una sfarzosa parata in cui i colori dominanti sono quelli del tricolore, a far da cornice a simboli e totem della penisola che inneggia al suo grande navigatore. “Questa festa è una vetrina del mondo italiano e italoamericano e come tale è intrisa di immagini positive, pertanto la polemica dei detrattori non è che il risultato della formula stessa” sostiene Teresa Fiore, titolare della Theresa and Lawrence R. Inserra Endowed Chair in Italian and Italian American Studies della Montclair State University del New Jersey. 

sciorra

Joseph Sciorra, direttore del programma artistico e culturale del John D. Calandra Italian American Institute (CUNY)

Tuttavia, neanche nel mondo degli esperti dell’italoamericanità newyorchese sembra esserci accordo sul valore di questa celebrazione. Joseph Sciorra, direttore del programma artistico e culturale del John D. Calandra Italian American Institute (CUNY), dichiara: “Ho partecipato alla parata per la prima e unica volta nel 1992, in occasione del quinto centenario dell'arrivo di Colombo nell'emisfero occidentale. Ho partecipato al corteo per protestare contro la celebrazione di una figura storica che ho creduto e continuo a credere non rappresentativa della storia e della cultura italo-americana. Ho portato un cartello fatto in casa con la scritta 'Colombo assassino' per attirare l'attenzione su una figura che rappresenta l'imperialismo europeo, il colonialismo e il genocidio dei nativi americani”. Sciorra appare convintamente schierato dalla parte di coloro che, come la città di Seattle, hanno rinominato la commemorazione in Giorno delle popolazioni indigene, mettendo l’accento sui costi in termini di vite umane che la nascita di una società di stampo europeo da questa parte dell'Atlantico ha comportato, oltre a ribadire che Colombo non è mai sbarcato in Nord America. 

Krase

Jerome Krase, professore emerito di Sociologia al Brooklyn College (CUNY)

Più moderata, forse maggiormente interessata a un’eziologia storica che a una sentenza sulla celebrazione, è l’opinione di Jerome Krase, professore emerito di sociologia al Brooklyn College della CUNY: “La Columbia (la gemma del mare) è stata scelta prima dagli americani come simbolo e solo più tardi, e molto lentamente, è divenuta un'icona per bisognosi italoamericani. Credo che questa sia una risposta al loro immeritato complesso di inferiorità, in quanto gruppo di immigrati indesiderati e, dopo, come gruppo etnico spesso diffamato. Questo spiega anche perché organizzazioni come l'Order of Sons of Italy (OSIA), UNICO, e NIAF esprimano rabbia per il fatto che alcuni Stati e municipalità abbiano ribattezzato il Columbus Day come Native American o Indigenous People's Day, o quando le parate e gli eventi del Columbus Day vengono fatte oggetto di proteste”. 

Scelsa

Joseph V. Scelsa, presidente dell’Italian American Museum di New York

Non solo a New York dunque, ma vivido sarebbe il ricordo di Colombo soprattutto in alcune zone degli Stati Uniti: “In sostanza, negli Stati nord-orientali degli USA, il giorno di Colombo si celebra in gran parte nello stesso modo, con sfilate e cene in onore dell’esploratore italiano – racconta Joseph V. Scelsa, presidente dell'Italian American Museum di New York – Questo non è il caso dell'intero Paese però. Lì dove non c’è un numero critico di italo-americani la cultura dominante ha sminuito il ruolo e le conquiste di Colombo”.

Fred Gardaphé, distinguished professor of English and Italian American Studies al Queens College della CUNY e membro del Calandra Institute, mette seriamente in discussione l’identificazione italiana col personaggio di Colombo: “Oggi il Columbus Day è diventato una festa del retaggio italo-americano, quando una volta era una festa nazionale per tutti gli americani.

Gardaphe

Fred Gardaph├®, distinguished professor of English and Italian American Studies al Queens College della CUNY

Gli italiani hanno voluto fosse lasciata loro la responsabilità di onorare questa figura, che una volta rappresentava tutto ciò che c’era di buono in America, e che, agli occhi di molti, ora rappresenta tutto ciò che c’è di male in America. Per me da ragazzo significava un giorno senza scuola. In seguito, quando ho iniziato a studiare la cultura italo-americana, insieme a tutte le altre culture etniche americane, ho cominciato a vedere quanto stupido fosse per gli italiani l’essersi incastrati nell’onorare questa figura controversa e che soprattutto aveva ben poco a che fare con gli stessi italiani poi divenuti italoamericani, e qui mi riferisco al post-Risorgimento, a quegli italiani venuti dal Sud Italia”. 

Viscusi

Robert Viscusi, scrittore e professore al Brooklyn College della CUNY

In Europa, Spagna, Portogallo e Italia se ne litigano i meriti e qualche volta persino i natali, ma in America la questione appare molto più complessa. A dare un posto a ogni cosa ci pensa Robert Viscusi, scrittore e professore al Brooklyn College della CUNY, che a Colombo ha dedicato anche un poema, An Oration Upon the Most Recent Death of Cristopher Columbus (tradotto in italiano con il titolo di Orazione sulla più recente scomparsa di Cristoforo Colombo) e perfino una partitura in musica. “Il guaio con Colombo, a mio parere, non è che sia stato un conquistador, completo di tutte le usanze brutali che associamo alla parola, ma che i liberali americani abbiano deciso di eleggerlo come il capo della distruzione delle tribù indigene e di usare il suo nome come sineddoche di tutti i rapinatori europei che hanno rovinato il cosiddetto Nuovo Mondo, con la caccia all’oro e ad altre fonti di ricchezza – argomenta Viscusi – I fondatori della repubblica americana possedevano schiavi, perseguitavano le nazioni indigene fino alla loro estinzione, e non c’entrava Colombo, quell’europeo, nelle loro macchinazioni. Qual è il risultato? Che questa figura eroica italiana, non come quelle anglo-americane (Washington, Jefferson, Madison, Monroe, Jackson, tanto per cominciare) dovrà portare il peso della colpa del genocidio, solo fra gli eroi americani, e con lui, gli italoamericani devono portare, per forza, un peso uguale”.

Tamburri

Anthony Tamburri, dean del John D. Calandra Italian American Institute

Quale potrebbe essere, dunque, una soluzione alla diatriba che prende piede sempre più aspramente in America, rispetto al Columbus day? Forse quella suggerita da Anthony Tamburri, dean del Calandra Institute e docente del Queens College della CUNY,  recentemente insignito del titolo di distinguished professor e di un premio alla carriera e all’impegno per gli studi italoamericani. “Comprendo pienamente le resistenze della comunità indigena a questi festeggiamenti. Al contempo però, non trovo giusto che loro se ne approprino. Dovrebbe essere la festa di tutti gli immigrati, ma quando si dice indigenous day si intendono solo gli indiani d’America, mentre noi vogliamo festeggiare tutti quanti. Bisognerebbe pensare a una giornata americana, un memorial day! – suggerisce Tamburri – Questa è una discussione che è comunque giusto portare avanti, ma includendo tutti, non solo la comunità italiana”.

 

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