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Studiare l’italiano a che serve? Video-giornalismo e università provano a rispondere con il progetto Business Italian Style

Da sin. Enza Antenos-Conforti, Maurita Cardone, Teresa Fiore, Giuseppe Malpasso, Jarrett Strenner e Omar Portilla alla presentazione del progetto Business Italian Style a Montclair State University

Da sin. Enza Antenos-Conforti, Maurita Cardone, Teresa Fiore, Giuseppe Malpasso, Jarrett Strenner e Omar Portilla alla presentazione del progetto Business Italian Style a Montclair State University

Nato dal dialogo tra la cattedra Inserra della Montclair State University (NJ) con La VOCE di New York e Art Motion Picture, un progetto sperimentale porta gli studenti di italiano a contatto con chi ha costruito una carriera intorno al made in Italy. Per portare lo studio dell'italiano nel mondo del lavoro (Read this article in English)

 

Quali sono le sfide nel mercato americano per le creazioni e i prodotti italiani? Quali valori culturali veicolano le ditte italiane nel territorio metropolitano tra New York City e il New Jersey? A cosa si deve il persistente successo di firme italiane? Come una formazione culturale italiana può essere spendibile nel mondo del business negli States? Sono queste alcune delle domande che una ventina di studenti di italiano della Montclair State University porranno a donne e uomini d’affari italiani attivi in questa zona, all’interno del progetto Business Italian Style che raccorda mondo accademico, settore economico, giornalismo e videografia. 

Nato da un’idea dell’Inserra Chair in Italian and Italian American Studies di Montclair State University in dialogo con La VOCE di New YorkArt Motion Picture, una società che opera nel settore audio visivo con particolare attenzione all'evoluzione tecnologica delle moderne strumentazioni e dei  nuovi linguaggi espressivi, il progetto si inserisce nel curriculum della laurea in italiano del campus di questo semestre come struttura portante del corso Italiano commerciale. 

Tenendo fermo il tradizionale apprendimento del lessico del settore e delle formule comunicative, il corso opta in questa occasione per un approccio nuovo alla materia, offrendo agli studenti la possibilità di interagire con vari settori dell’economia italiana locale dalla moda al cibo e dal design all’arte. A conclusione di una serie di interviste video in italiano da sottotitolare in inglese, e successivamente attraverso la scrittura di articoli (sempre in italiano) di raccordo tra le interviste, il materiale sarà pubblicato su La VOCE di New York

Tanti i nomi del business che si sono lasciati coinvolgere nel progetto dando la disponibilità per farsi intervistare dagli studenti: Cecilia Alemani, responsabile dell'arte per la High Line; Sabbia Auriti COO The N Beverage Group; Melissa M. Daka, chef e proprietaria del ristorante siciliano Eolo; Federico Materazzi, Executive Vice President per l'America di Poltrona Frau Group NA; Laura Mattioli, fondatrice di CIMA, Center for Italian Modern Art; Alberto Milani, CEO di Buccellati; Gaetano Pesce, noto architetto e designer; Tiziano Zorzan, stilista e fondatore dell'omonimo brand.

“In questo modo, gli studenti attiveranno varie forme di conoscenza della lingua e della cultura in un contesto hands-on che permetterà loro di avere un contatto diretto con il mondo del lavoro prima della laurea”, ci dice la docente del corso, Enza Antenos-Conforti, che ha impostato il lavoro di preparazione attraverso un ricco blog interattivo su WordPress. 

Ormai pronti ad avviare le interviste a partire da questa settimana, gli studenti hanno intanto acquisito nuove conoscenze grazie a letture mirate. Angelene Agresta, che frequenta il corso questo semestre, ce ne indica alcune: “Una migliore comprensione della storia e filosofia di specifiche aziende italiane presenti negli USA e tecniche su come avvicinarsi al mondo del lavoro italiano rispetto a quello americano per ottenere un incarico”. 

Il lancio del progetto è avvenuto il 15 settembre presso la Montclair State University in occasione di una presentazione da parte di Maurita Cardone e Giuseppe Malpasso, i partner del progetto, rispettivamente per il giornale La VOCE di New York e Art Motion Picture, uno studio videografico con sede in Italia e nel New Jersey. Attraverso una relazione supportata da materiale visivo, la giornalista ha fornito un quadro introduttivo sul passato e il presente dell’imprenditoria italiana insieme a un efficace vademecum dell’intervistatore (specie quello alle prime armi!) intitolato The Art and Science of the Interview. “Gli studenti di questo corso non vengono dal mondo del giornalismo e per loro all'inizio l'approccio con questi professionisti e l'idea stessa di fare domande, può sembrare difficile, soprattutto in una lingua che non è la loro… ma credo sia un buon esercizio. Anche perché le persone intervistate sono tutti italiani che vivono all'estero e chi meglio di noi può capire ed essere solidale con chi si trova a dover lavorare con una nuova lingua?”.

Il regista ha condiviso esperienze dirette e modelli da seguire sul piano pragmatico che hanno un effetto significativo sul risultato finale della video-intervista.  Per Malpasso questo progetto costituisce un’opportunità unica per mostrare ai giovani il mondo del lavoro nella sua realtà effettiva: “È come far vedere agli studenti il loro futuro in una palla di cristallo, rafforzando sul piano pratico le conoscenze apprese in classe in maniera più teorica”. 

Nello specifico, la sinergia si fonda sull’attivazione di varie specializzazioni che si complementano: Maurita Cardone agisce da trait d’union con il mondo degli affari e Giuseppe Malpasso supervisiona la parte video. Entrambi commentano il lavoro di contenuto e video attraverso il blog.  Accanto al corso Commercial Italian, si è sviluppata anche una forma di Cooperative Education, il termine usato a Montclair State University per le internship: lo studente Jarret Strenner della School of Communication and Media sarà responsabile delle riprese e montaggio insieme ad un laureato della stessa università, Omar Portilla. Intrecciando uso della lingua italiana e lessico del settore dei media nel comunicare formalmente con un videografo italiano come Malpasso, Strenner otterrà crediti per la sua laurea in Television and Digital Media con un minor in Italiano. 

È questo un esempio di nuove ricette per lo studio dell’italiano attivate da progetti come Business Italian Style, al di fuori delle più classiche e altrettanto valide combinazioni italiano-storia dell’arte, italiano-pedagogia, italiano-musica operistica, per esempio.  

La cornice del progetto è infatti fondamentalmente la domanda che tiene impegnati tanti docenti di italiano: a cosa serve una laurea in italiano in questo momento storico in cui le lauree nel mondo umanistico non hanno lo stesso ruolo del passato? Quali porte apre la conoscenza delle lingue quando è tanto collegata alla formazione culturale quanto porosa rispetto a nuovi stimoli provenienti dal mondo del lavoro? Le risposte a questi importanti – e direi pressanti – quesiti in questo momento non sono facili né immediate. Progetti come questo ci danno la possibilità di sperimentare nuove vie con formule dinamiche: costituiscono occasioni di apprendimento non solo per gli studenti, ma anche per i professori e per tutte le figure del mondo del lavoro, nel tentativo di creare nuovi spazi per lo studio della lingua e cultura italiana, specialmente in un’area geografica così ‘italiana’ come la nostra.

 

Il progetto completo:

Prima puntata: L'Italia prende forma a New York.

Seconda puntata: Made in Italy? Questione di stile.

Terza puntata: Quando l'arte parla italiano

Quarta puntata: Il viaggio dei sapori.

 

Per ulteriori informazioni sul progetto, si veda: Montclair State University, Business Italian Style

 


*Teresa Fiore, Inserra Chair in Italian and Italian American Studies.

 

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