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Nelle valli valdesi del North Carolina, una Little Italy tutta particolare

L'ingresso alla cittadina di Valdese, nel North Carolina

L'ingresso alla cittadina di Valdese, nel North Carolina

C'è un pezzo di Piemonte in North Carolina. Gli emigranti italiani arrivarono tra queste colline alla fine dell'800 in cerca di nuovi spazi in cui far crescere una comunità in rapido sviluppo. Qui i valdesi fondarono una città con chiese, scuole, un'economia prosperosa e una propria lingua

 

Anche in North Carolina esiste una "piccola" Little Italy. Il suo nome è Valdese ed è stata fondata nel 1893 da un gruppo di valdesi arrivati nelle Blue Ridge Mountains dalle valli piemontesi, in particolare dalla Val Pellice.

In seguito all'editto di emancipazione emanato da Carlo Alberto nel 1848, le comunità valdesi ebbero la necessità di cercare delle valvole di sfogo a un aumento della popolazione che non riusciva più a trovare il proprio sostentamento nelle valli in cui era vissuta a partire dal Seicento. Per questo nel 1893 Louis Richard e Jean Bounous furono inviati in avanscoperta a Morganton, capoluogo della Burke County, per verificare se le terre di quei luoghi remoti potessero accogliere una colonia valdese nel Nuovo Mondo.

Paolo Battaglia durante le interviste a due discendenti italiani di valdese

Paolo Battaglia durante le interviste a due discendenti degli italiani che fondarono Valdese

I due "esploratori" rientrarono in Italia con pareri discordanti, ma alla fine la decisione venne presa e nel novembre 1893 ventinove valligiani valdesi partirono alla volta di Ellis Island. I loro cognomi erano Giraud, Micol, Pons, Tron, Guigou, Refour e Richard.

Come milioni di altri italiani arrivati negli Stati Uniti in quegli anni, anch'essi viaggiavano in "steerage", la terza classe dove i nostri emigranti arrivavano ammassati in condizioni igieniche al limite della sopportazione umana. Ma rispetto alla gran parte di loro, i Valdesi diretti in North Carolina poterono dichiarare agli ufficiali dell'immigrazione che li interrogavano di essere proprietari terrieri.

Le particolarità di questa Little Italy della North Carolina non si fermano qui. La prima sta nella scelta del luogo in cui decisero di insediarsi. Solitamente i nostri emigranti tendevano a scegliere regioni che in qualche modo potessero ricordare loro le terre d'origine, mentre le dolci colline delle Blue Ridge Mountains sono ben diverse dalle valli alpine da cui provenivano i coloni valdesi. Ma in questo caso si trattò di una scelta ben precisa, motivata dal fatto che l'emigrazione si era resa necessaria proprio perché le valli piemontesi si erano dimostrate inadatte a sopportare la crescita delle comunità.

Waldensian Museum

Alcuni oggetti in esposizione al Waldensian Heritage Museum

La seconda particolarità sta nel fatto che, mentre la grande maggioranza degli emigranti non era alfabetizzata né in condizioni di occuparsi della scolarizzazione dei figli, per la comunità valdese l'educazione rappresentava un valore irrinunciabile. Subito dopo la costruzione della prima chiesa, la Waldensian Presbyterian Church, a Valdese nacque infatti una scuola.

Dopo le iniziali difficoltà, la comunità valdese riuscì lentamente a prosperare, arrivando a spostare il baricentro dell'economia locale dall'agricoltura alle manifatture e al commercio: nacquero attività come la Waldensian Bakery, Inc. o aziende tessili come l'Alba Waldensian, Inc. e i valdesi divennero i principali datori di lavoro della zona. Si invertivano così i ruoli  tipici delle altre zone di emigrazione in cui gli italiani fornivano la manodopera ai proprietari americani. Tra le testimonianze raccolte, una riguarda la scuola e il tentativo dei bambini valdesi di dissimulare un certo benessere di fronte alla maggioranza dei  compagni americani provenienti da famiglie più povere.

tomba

Il cimitero di Valdese è pieno di tombe dai nomi italiani e patois

L'ultima particolarità, forse la più evidente, è che pur sentendosi italiani (non a caso lo stendardo della città è un tricolore) i coloni arrivati in North Carolina non parlavano la nostra lingua, ma il francese o il patois delle valli piemontesi. Lingue che qui hanno subito la stessa sorte toccata all'italiano nelle altre città che abbiamo visitato: la prima generazione, quella dei coloni, spesso parlava solo la lingua della terra d'origine, la seconda per potere facilitare il processo di assimilazione parlava la lingua madre solo all'interno delle mura domestiche (e in questo caso nelle funzioni comunitarie) e non appena usciva dalla porta di casa usava esclusivamente l'inglese; la terza perdeva sia la capacità di parlare che quella di comprendere la lingua della terra d'origine.

 



mappaQuesta è la quarta puntata dell'Italian American Country, un tour di 6.000 miglia e 15 tappe attraverso gli USA alla scoperta degli italoamericani che vivono nelle piccole comunità. Da questo viaggio nasceranno un libro fotografico e un documentario che vedranno la luce nella primavera/estate del 2015. Il viaggio è interamente autofinanziato, ma per produrre libro e documentario è stata lanciata una campagna di crowdfunding sulla piattaforma indiegogo.com; ciò significa che tutti possono sostenere questo progetto “corale” con un contributo anche minimo, che parte dai 5 dollari. Potete saperne di più e contribuire al progetto sulla pagina web della campagna

Le immagini storiche e i testi sono tratti dal libro di Paolo Battaglia, Explorers Emigrants Citizens, disponibile su Amazon.

 

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