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Macchine umane di produzione: gli italiani di Sunny Side

Le sponde del lago Chicot a Lake Village

Le sponde del lago Chicot a Lake Village

Nel 1895 circa 200 famiglie partirono da Emilia, Veneto e Marche verso Sunny Side, attirate dal miraggio di terreni da affittare e coltivare a cotone. Trovarono contratti d'affitto schiavistici, companies che acquistavano i prodotti a prezzi imposti e febbri malariche. I loro discendenti oggi portano ancora sulle mani i segni del duro lavoro

 

Navighiamo dapprima lungo la riva sinistra, che è quella dello Stato del Mississippi, più alberata che la riva opposta. Lunga isola coperta di bella vegetazione. Poi traversiamo il fiume e dopo circa un'ora e mezza abbordiamo a Sunny Side. Alcune balle di cotone giacciono sulla riva, in attesa di essere caricate. Sono le ultime del prodotto dell'anno. Portano numeri superiori ai ventimila”.

Era la primavera del 1906 ed Edmondo Mayor des Planches, ambasciatore italiano negli Stati Uniti,  approdava nella colonia italiana di Sunny Side, nel sud dell'Arkansas. Lo scopo della visita era verificare le condizioni di vita degli italiani emigrati nel nuovo continente e riportarle in patria: ancora oggi è possibile leggere gli esiti della sua indagine nel libro Attraverso gli Stati Uniti, pubblicato in Italia nel 1913.

Il confine tra Louisiana e Arkansas dopo il tornado

Il confine tra Louisiana e Arkansas dopo il tornado

Buona parte del nostro viaggio calca le orme dell'ambasciatore, senza averne le stesse ambizioni: dove des Planches intendeva progettare una “migliore distribuzione della nostra emigrazione sul territorio dell'Unione Nord-Americana”, il nostro obiettivo cento anni dopo è puramente euristico e narrativo. 

Pur non avendo navigato per raggiungere Lake Village, centro abitato sorto nei pressi delle piantagioni di Sunny Side, abbiamo l'impressione di approdare in un porto sicuro dopo la tempesta, poiché siamo reduci dal nostro primo tornado. Al confine tra Louisiana e Arkansas abbiamo dovuto interrompere il viaggio e fermarci per qualche ora in un provvidenziale Visitors Center, in attesa della fine del tifone. 

A Lake Village ci si aprono quindi le porte dell'accogliente casa di Elizabeth “Libby” Borgognoni, proprietaria terriera e storica del luogo che ha radunato per noi un drappello di amici dai cognomi veneti e marchigiani.

Libby Borgognoni, anima storica e culturale di Lake Village.

Libby Borgognoni, anima storica e culturale di Lake Village

Discendenti

I discendenti dei primi coloni italiani di Sunny Side che ci hanno accolto a casa di Libby Borgognoni.

Il nonno di Libby partì alla fine dell'Ottocento da Ostra, in provincia di Ancona, dopo essere stato estratto a sorte tra i fratelli: c'era denaro per un unico biglietto e toccò a lui solo – come accadde in tante famiglie – tentare la fortuna oltreoceano. I parenti avrebbero atteso pazientemente il frutto dell'investimento sotto forma di invio di contanti, che in questo caso non avvenne mai.

Mio nonno visse tutta la sua vita in una shotgun house senza riuscire a risparmiare un soldo. Quando andai per la prima volta in Italia e incontrai i miei parenti, mi raccontarono che in famiglia lo descrivevano come un traditore, perché immaginavano che in America fosse diventato ricco dimenticandosi dei genitori e dei fratelli. Ma non fu così”, ci racconta Libby. 

Circa duecento famiglie italiane arrivarono a Sunny Side nel 1895, attirate dal miraggio di buoni terreni da affittare e coltivare, principalmente a cotone. Erano emiliani, veneti e marchigiani, e al loro arrivo trovarono una realtà molto diversa da quella promessa: i contratti d'affitto risultarono pressoché schiavistici e le possibilità di profitto azzerate dalle stesse companies che, oltre ad essere proprietarie dei terreni, acquistavano i prodotti a prezzi imposti. Non ultimo, le febbri malariche provocarono un centinaio di morti, spingendo una parte della colonia a cercare migliori condizioni di vita altrove. 

Mappa

Mappa delle piantagioni di Sunny Side nel 1895. I nomi di città italiane indicano la provenienza dei coloni

All'epoca della visita di des Planches, undici anni dopo l'arrivo delle prime famiglie, le sue note di viaggio registrano: “Gl'Italiani, a Sunny Side, materialmente stanno su per giù come in Italia, guadagnando di più. Sino ad ora, a Sunny Side non possono diventare proprietari; né si mescolano cogli Americani, che sarebbe, per loro, condizione perché si perfezionassero, progredissero, s'innalzassero intellettualmente e moralmente. Ma, l'ho detto: la Compagnia è una Compagnia di speculazione; dal colono cerca trarre il maggior profitto, senza curarsi gran fatto di dargli in corrispettivo il maggior benessere. L'italiano di Sunny Side è una macchina umana di produzione”.

Gli italiani che incontriamo un secolo dopo sono quindi i nipoti e i pronipoti di coloro che restarono a Sunny Side nonostante le difficili condizioni di vita, e che negli anni riuscirono nella triplice impresa auspicata dall'ambasciatore: diventare proprietari, mescolarsi con gli americani, elevarsi intellettualmente e moralmente. 

Lo intuiamo dalla bella casa in cui ci troviamo e dai dettagli della conversazione, che qui come altrove non può non toccare le tradizioni alimentari: “Quando ero bambino e avevamo una piccola fattoria, allevavamo il maiale e facevamo noi le salsicce e i salumi. Ora che ci siamo allargati non più, perché abbiamo terreni che distano 15-20 miglia gli uni dagli altri”, ci racconta Tim Sampolesi.

Anche Libby è proprietaria di piantagioni di cotone, non sappiamo se le stesse dove lavorava il nonno, e le sue mani raccontano la storia di chi quei terreni li ha lavorati: “Ho iniziato a raccogliere il cotone a due anni, andando con la famiglia nei campi. All'inizio raccoglievo i fiocchi che cadevano dai sacchi degli adulti, e non molto tempo dopo ho avuto il mio sacco da riempire. Le mie dita sono così deformate perché le piante del cotone sono spinose; raccogliere per una vita le ha ridotte in questo stato”. 

 



mappaQuesta è la sesta puntata dell'Italian American Country, un tour di 6.000 miglia e 15 tappe attraverso gli USA alla scoperta degli italoamericani che vivono nelle piccole comunità. Da questo viaggio nasceranno un libro fotografico e un documentario che vedranno la luce nella primavera/estate del 2015. 

 

 

 

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