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A Paradise Valley, nel Nevada, la storia degli antenati venuti dall’Italia si tramanda di padre in figlio

Giulia Frigieri, Daniela Garutti e Paolo Battaglia, sulla ben poco trafficata strada per Paradise Valley

Giulia Frigieri, Daniela Garutti e Paolo Battaglia, sulla ben poco trafficata strada per Paradise Valley

In questo angolo remoto del Nevada arrivarono famiglie provenienti dal Piemonte e diedero al luogo l'identità architettonica e paesaggistica che ancora oggi conserva. Paradise Valley è un luogo dove si respira il passato. I pochi, vecchi edifici in legno si affacciano sull'unica via del paese: una chiesa, la scuola, l'ufficio postale

 

“Andate in Nevada? Ah, vi divertirete a Las Vegas!” ci dicono mentre ci prepariamo a lasciare Denver per la nostra personale “mille miglia” verso ovest, attraverso Wyoming e Utah. Andiamo in Nevada, ma staremo alla larga dalle luci della città: la nostra meta è poco più di una strada popolata di poche case e un centinaio di abitanti.

Cimitero

Paradise Valley Cemetery: il cimitero di Paradise Valley dove la maggioranza delle tombe porta incisi nomi italiani

Micca

L’Ex Micca Saloon ├¿ uno dei tanti edifici abbandonati di Paradise Valley. La scritta Micca Saloon tradisce le origini piemontesi dei fondatori: Pietro Micca fu un patriota sabaudo di origini biellesi

Arriviamo a Paradise Valley attraversando alcune centinaia di miglia di rocce, cespugli spinosi e rare mandrie al pascolo per trovare il luogo dove oltre cent'anni fa si stabilirono alcune famiglie piemontesi. Ci sembra incredibile che qualcuno abbia potuto percorrere senza mezzi a motore un tratto così lungo in mezzo al nulla e individuare un punto dove iniziare una nuova vita.

Ma è successo, e i nomi dei ranch che ci vengono incontro (Cassinelli, Boggio, Ferraro, Recanzone), insieme a quelli sulle lapidi al cimitero, un luogo aperto sospeso nel silenzio e nella luce, lo testimoniano. 

Le prime parole che ci vengono rivolte in questo luogo che ammutolisce sono di benvenuto e hanno un sapore omerico: “Venite dall'Italia? Benvenuti alla fine del mondo!”.

E forse davvero, un secolo fa, questo luogo poteva rappresentare i confini del mondo per chi era nato in una piccola valle in provincia di Biella come Steve Boggio, la cui vicenda – insieme a quella degli italiani di Paradise Valley – fu studiata negli anni Settanta dagli antropologi della Library of Congress di Washington (nel progetto Buckaroos in Paradise: Ranching Culture in Northern Nevada, 1945-1982) guidati da  Howard Wight Marshall.

Come arrivavano gli Italiani in questo luogo lontano da tutto? “Steve Boggio arrivò a Paradise Valley nel giugno 1909 per trovare il fratello Johnny e lo zio Angelo Forgnone, e trovò la valle di suo gradimento. 'Old man Forney', Angelo Forgnone, propose al giovane Steve di cominciare a lavorare  nel suo ranch. Vi si fermò e presto scrisse a Passobreve per chiedere alla moglie Lucia di portare il figlio in America. Steve aveva sposato Lucia Forgnone nel 1908 nella chiesa di Passobreve. Lucia e Joe arrivarono a Paradise Valley nell'agosto 1910”.  (Howard Wight Marshall, Paradise Valley, Nevada. The People and Building of an American Place, The University of Arizona Press, 1995).

saloon

Paradise Valley Saloon: interno dell’unico bar di Paradise Valley

Il paesaggio americano, le grandi distanze, la natura incontaminata e selvaggia rappresentavano notevoli ostacoli psicologici per emigranti provenienti da una nazione come l’Italia che da oltre duemila anni aveva antropizzato, coltivato e costruito ogni angolo del proprio territorio. Eppure in questo angolo remoto del Nevada gli italiani non solo sopravvissero, ma diedero al luogo l'identità architettonica e paesaggistica che ancora oggi conserva.

Paradise Valley, a discapito del suo nome, è nel 2015 un luogo dove si respira il passato – inteso come un tempo lontano dall'oggi, non come ricostruzione architettonica o turistica – e in parte l'abbandono. I pochi, vecchi edifici in legno si affacciano sull'unica via del paese: una chiesa, la scuola, l'ufficio postale, il saloon, il “Mercantile”, un abbandonato Micca Hotel con tracce di una gestione successiva nella ridipintura dell'insegna, e tanti alberi monumentali che ci raccontano essere stati piantati dai primi italiani fermatisi qui.

Kevin

Kevin Pasquale e la foto del libro ÔÇ£Explorers Emigrants CitizensÔÇØ dove ha riconosciuto il padre da bambino

Fra questi c'era anche Alfonso Pasquale, nonno di Kevin Pasquale che incontriamo inaspettatamente in paese. Insieme al figlio Dante, che è qui in riposo dopo otto anni di servizio militare tra Alaska e Medio Oriente, ci racconta che il nonno arrivò qui a inizio Novecento dal Piemonte seguendo l'esempio di un parente che lo aveva preceduto. Arrivò via mare, sbarcando a Ellis Island per poi reimbarcarsi e arrivare a San Francisco attraversando lo stretto di Panama. Come lui, molti degli italiani emigrati a Paradise Valley erano muratori specializzati che lavoravano qui e in contee più lontane, e che hanno lasciato traccia della loro arte nelle tante case in pietra ancora visibili in zona. Quando gli mostriamo il libro di Paolo Battaglia, Explorers Emigrants Citizens. A Visual History of the Italian American Experience in the Collections of the Library of Congress con il capitolo dedicato a Paradise Valley, succede qualcosa di inaspettato: nella foto di un bambino ritratto nel giorno della sua prima comunione, Kevin riconosce il padre.

Con emozione ricorda che tanti anni prima, quando lui era giovane, proprio il padre era stato intervistato a lungo dai ricercatori della Library of Congress sulla storia di quel luogo, e a loro aveva dato quell'immagine: “Mi ricordo che hanno trascorso ore a parlare sotto il portico di questa stessa casa” ci dice. E il caso ha voluto che il passaggio del testimone avvenisse in occasione del nostro incontro, con Dante ad ascoltare il padre raccontare la storia degli antenati venuti dall'Italia.

 



mappaQuesta è la decima puntata dell'Italian American Country, un tour di 6.000 miglia e 15 tappe attraverso gli USA alla scoperta degli italoamericani che vivono nelle piccole comunità. Da questo viaggio nasceranno un libro fotografico e un documentario che vedranno la luce nella primavera/estate del 2015. 

 

 

Il progetto è nato a seguito della pubblicazione del libro Explorers Emigrants Citizens edito daAnniversary Books e disponibile su Amazon.

 

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