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Gli italiani d’America: in bilico tra Sangiovese e Coca Zero

di Paolo Battaglia, Giulia Frigieri e Daniela Garutti

In 35 giorni di viaggio e 10.100 km tra 25 stati abbiamo intervistato 105 persone: sono gli italiani d'America delle piccole comunità, con un'identità sospesa tra due mondi. E nell'autunno 2015 ripartiremo per conoscerne altri

“We made it!”, ce l'abbiamo fatta. A fare che cosa? L'Italian American Country tour: 35 giorni di viaggio negli States, 10.100 km al volante, 16 tappe e 25 stati attraversati dalla East alla West Coast, 130 ore di guida e 130 di sonno, 6 aerei, 105 persone intervistate originarie di 19 regioni italiane, 60 ore di materiale video girato e più di 8.000 fotografie.

Siamo partiti con l'obiettivo di incontrare persone di origine italiana che vivono nelle piccole comunità sparse per tutto il paese. Abbiamo percorso, centocinquant'anni dopo, il viaggio che milioni di emigrati fecero verso una nuova opportunità di vita, per se stessi e per chi sarebbe venuto dopo. Volevamo incontrarne proprio i discendenti, gli Italian Americans di oggi, chiedere loro di condividere i propri ricordi con noi e ricambiare con i nostri. Volevamo comprenderli e comprenderci meglio, vedere quanta Italia fosse rimasta in queste comunità e – perché no – quanta America ci fosse in noi. Ci hanno accolti a braccia aperte e regalato i propri ricordi, hanno preso dai cassetti le fotografie in bianco e nero e ci hanno fatto sedere alla loro tavola, orgogliosi che la propria storia di sopravvivenza si sia trasformata in una storia di successo. “They made it”, ce l'hanno fatta.

Oggi sono in bilico tra spaghetti e Budweiser, figli che imparano l'italiano a scuola e poche parole nel dialetto dei nonni, football e bocce, anarchia e preghiera prima di cena, Ferrari in garage e pickup in azienda, Sangiovese e Coca Zero, padri minatori e figli governatori. Presentarsi in pubblico con il cognome italiano dona un'aria interessante: sono lontani i tempi in cui un nome che finiva per vocale era un ostacolo all'affermazione sociale.

autobedQuali tappe abbiamo toccato? La nostra è stata un'esplorazione verso ovest e – nella maggioranza dei casi – nella provincia profonda, perché molto si sa delle comunità italiane che vivono nelle grandi città della East Coast, mentre di chi si è avventurato oltre e si è fermato nei piccoli centri oggi come ieri non si racconta quasi mai. Il nostro spirito-guida è stato l'ambasciatore italiano a Washington Edmondo Mayor Des Planches che nel 1906 intraprese due lunghi viaggi attraverso gli Stati Uniti per riportare le condizioni di vita degli italiani emigrati. La preziosa memoria di quei viaggi, intitolata Attraverso gli Stati Uniti: per l'emigrazione italiana, ci ha ispirato tanto nella costruzione del percorso quanto nelle deviazioni da esso, animati dall'intento non di ripercorrerlo pedissequamente, ma di andare a cercare gli italoamericani (o, meglio, gli americani di origini italiane) dove oggi abitano. Abbiamo così scoperto che alcuni originari centri italiani di insediamento, ad esempio quelli legati allo sviluppo ottocentesco del settore agricolo e di quello minerario, sono oggi scomparsi, ed altri ne sono nati o si sono sviluppati in nuove aree.

Così, intorno ai tre poli di New York, New Orleans e San Francisco, vere porte d'America per chi arrivava dal Vecchio continente, il nostro percorso triangolare ha preso forme abbastanza tortuose: attraverso i Monti Appalachi, nel delta del Mississippi, tra le foreste degli Ozarks e i deserti delle montagne rocciose fino alle coste ondulate della California. Ovunque abbiamo trovato tracce dell'Italia e degli italiani: nelle insegne dei negozi e nei nomi delle vie, nei tribunali e nei consigli comunali, nelle architetture e nei cimiteri, ovunque a tavola, nelle wineries e nelle chiese, e perfino nei più sperduti ranch del Nevada. L'America é italiana.

A Ellis Island ci siamo fusi con l'ordinata massa del turismo delle origini, milioni di visitatori sulle tracce degli antenati passati dal centro d'immigrazione più famoso del mondo; a Barre, in Vermont, abbiamo intervistato una giovane italoamericana che ha scelto di studiare l'italiano a Firenze prima di tornare in patria a lavorare nell'azienda del padre; a Scranton, Pennsylvania, ci hanno accolto gli entusiasti membri di UNICO, l'associazione nazionale per lo sviluppo e la promozione dell'identità italoamericana; a Monongah, West Virginia, abbiamo camminato tra le tombe delle vittime del più grave disastro minerario d'America, avvenuto nel 1907; a Valdese, in West Virginia, le discendenti della colonia di valdesi dal Piemonte ci hanno raccontato (con nostra sorpresa) di avere origini francesi; a New Orleans abbiamo visto l'attore Franco Nero esibirsi col jazzista Lino Patruno, mentre nella vicina Independence ci hanno servito alligatore a tavola con il cantautore siculo-americano Burke Ingraffia.

A Tontitown, in Arkansas, tra pasta all'uovo fatta in casa e vigneti ordinati sembrava di essere nella nostra Emilia; a Stockton, Missouri, Paolo ha fatto parlare di sè i giornali locali tornando a visitare la scuola e i campi di football di quando era un exchange student; a Denver, Colorado, abbiamo intervistato la stella dell'NBA Danilo Gallinari, ala dei Denver Nuggets; a San Francisco la Scuola Internazionale ci ha fatto scoprire il successo didattico della lingua italiana e del modello educativo di Reggio Emilia; infine, a Washington abbiamo chiuso il cerchio delle radici italiane d'America visitando il Lincoln Memorial e la Library of Congress, monumenti costruiti e decorati da artigiani italiani.

d e pNei volti, nelle mani e nelle parole delle oltre cento persone intervistate abbiamo trovato quel coraggio che a noi, nell'Old Country italiano, manca per ritrovare la fiducia nel futuro e nelle sue opportunità. Per questo motivo appena tornati, ancora in preda al jet lag, ci siamo messi al lavoro per produrre un libro e un documentario che li racconti.

L'obiettivo è di ripercorrere la rotta di Italian American Country nell'autunno del 2015. Questa volta a riempire il baule del van non avremo i volumi di Explorers Emigrants Citizens – il libro pubblicato nel 2013 con la Library of Congress, protagonista di dieci presentazioni nel corso del viaggio – ma il dvd e il libro che stiamo realizzando grazie alle centinaia di persone che hanno condiviso le loro memorie durante il nostro viaggio e a coloro che hanno partecipato al progetto di crowdfunding (ancora disponibile all'indirizzo web della casa editrice). Il nostro ritorno nell'Italian American Country ci farà rincontrare nuovi amici e, perché no, scoprire nuovi luoghi e nuove comunità che nel corso del primo viaggio non siamo riusciti a raggiungere.

 



mappaSi conclude l'Italian American Country, il tour alla scoperta degli italoamericani che vivono nelle piccole comunità degli USA,  nato a seguito della pubblicazione del libro Explorers Emigrants Citizens edito da Anniversary Books e disponibile su Amazon. Nel corso dei mesi, La VOCE di New York ha raccontato il viaggio a puntate:

Prima puntataEllis Island, New York

Seconda puntata: Barre, Vermont

Terza puntata: Monongah, West Virginia

Quarta puntata: Valdese, West Viriginia

Quinta puntata: Louisiana

Sesta puntata: Sunny Side, Arkansas

Settima puntata: Tontitown, Arkansas

Ottava puntata: Stocktown, Missouri

Nona puntata: Denver, Colorado

Decima puntata: Paradise Valley, Nevada

Undicesima puntata: Pittsburg, California

Dodicesima puntata: San Francisco, California

Tredicesima puntata: Washington DC

 

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