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Va in scena l’immigrazione italiana: Snow Orchid

Angelina Fiordellisi, Robert Cuccioli, David McElwee e Stephen Plunkett in una scena di Snow Orchid, fino al 28 al Lion Theatre

Angelina Fiordellisi, Robert Cuccioli, David McElwee e Stephen Plunkett in una scena di Snow Orchid, fino al 28 al Lion Theatre

Al Lion Theatre fino al 28 febbraio, Snow Orchid scritto nel 1982 da Joe Pintauro, diretto in questa edizione da Valentina Fratti. Una storia di segreti dentro le quattro mura della casa di una famiglia di immigrati italiani, tra problemi mentali e nostalgia di casa

 

Nella settimana in cui il documentario The Italian-Americans di John Maggio ha iniziato a raccontare aspetti a molti sconosciuti della storia italo-americana di questo paese, una famiglia italo-americana è la protagonista, fino al 28 febbraio, al Lion Theatre (410 W 42 street) di una storia di segreti dentro le quattro mura di una casa. Il titolo dello spettacolo è Snow Orchid scritto nel 1982 da Joe Pintauro, diretto in questa edizione da Valentina Fratti. 

Snow Orchid narra la vita di una madre, un padre e i loro due figli dietro le pareti di una casa di Brooklyn, nel 1964. Marito e moglie sono siciliani e sono venuti in America dopo essersi sposati. Quando inizia lo spettacolo, Rocco, il marito, non è a casa, sta tornando da un luogo che non sappiamo. Il figlio più grande, Sebbie, è polemico rispetto al padre, gli è contro, lo vorrebbe fuori dalla sua vita, lo odia forse. Il più giovane, Blaise, è quello più tranquillo, sembra capire tutti e vedere le cose in maniera più obiettiva e soprattutto meno passionale. Il padre torna e scopriamo che fino a quel momento è stato ricoverato in ospedale perché ha tentato il suicidio. Con sé, oltre a una bottiglia di vino e del pane, elementi molto sacri che ricordano il corpo e sangue di Gesù, il padre porta con sé medicinali che gli permettono di non avere grossi cambiamenti di umore. È dunque pazzo? È diverso? Può essere riaccettato in famiglia e nella società? 

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Stephen Plunkett a Robert Cuccioli in una scena di Snow Orchid, fino al 28 al Lion Theatre

La reazione in famiglia è varia: Filumena, la moglie, lo rifiuta, Sebbie lo disprezza, Blaise lo comprende e cerca di aiutarlo. Il rientro di Rocco porta anche a svelare altri buchi neri che quella famiglia nasconde. Filumena, ad esempio, è prigioniera della sua casa e del suo amore, totale, per suo figlio maggiore. La donna non mette naso fuori casa da anni, la sua vita passa dalla camera da letto al soggiorno e viceversa e l'unico momento di felicità è quando suo figlio le è accanto e lei può parlare del suo paese in Sicilia e di quanto vorrebbe tornare a vivere in Italia, dove potrebbe essere felice. Sebbie cerca di consolarla, di capirla, di amarla, di assecondarla e di difenderla da un marito e padre che è stato assente nella sua presenza. 

È un amore malato quello di Filumena verso Sebbie, non incestuoso, ma malato, come se Sebbie fosse l’unica ragione di vita in un paese, l’America, che lei odia profondamente. Il segreto di Sebbie è che è omosessuale. Ha un ragazzo, Doogan, che abita proprio a pochi metri da lui e con il quale vuole rifarsi una vita lontano da una madre ossessionatamente possessiva e da un padre che disprezza fino all’inverosimile.  

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Robert Cuccioli, Angelina Fiordellisi e David McElwee in una scena di Snow Orchid, fino al 28 al Lion Theatre

Blaise è l’unico che non ha segreti, che anzi cerca di rendersi visibile in una famiglia dove sembra non esserlo. Infine, ci sono loro, le orchidee che Rocco porta a casa come parte della sua terapia. Deve curarle, deve coccolarle, deve capirle, esattamente come deve fare con la sua famiglia. Sarà proprio Filumena a tentare di ucciderle. La fine è una nevicata, in cui le orchidee forse vivono così come forse andrà avanti questa famiglia sconvolta alle radici dagli eventi. 

Valentina Fratti ha deciso di racchiudere questa famiglia in pareti di una plasticaccia rovinata, come se fosse un vecchio pacco mai aperto. Gli attori, Angelina Fiordellisi, Robert Cuccioli, David McElwee, Stephen Plunkett e Timothy Hassler sono un ottimo ensamble che riescono a trasportare il pubblico dentro rabbie e paure che non dovrebbero essere dette. Interessante la reazione del pubblico che si sorprende e si stupisce rumorosamente secondo quello che avviene in scena. Ho chiesto sia ad Angelina Fiordellisi che a Valentina Fratti se c’erano state reazioni negative da parte del pubblico, visti i temi trattati. Mi hanno risposto che la parte italo-americana del pubblico ha seguito con amore e che solo in un caso c’è stata una rimostranza per le tematiche forti del testo. Questo spettacolo e il documentario che è in questi giorni in televisione sono la prova che i nostri connazionali d’America sono pronti a raccontare le loro vite fatte di stenti e grandi difficoltà, ma anche di tanto coraggio, tanto lavoro e amore, al grande pubblico. Per maggiori informazioni sullo spettacolo, visitate il sito Internet dello spettacolo

 

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