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Columbus Day: cosa dovremmo veramente festeggiare

di Andrea Morreale e Silvia Scaramuzza. Foto: Frankie hi-nrg mc
Foto: Frankie hi-nrg mc (All rights reserved)

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Dopo le accese polemiche sul Columbus Day, siamo andati a sentire il pensiero di partecipanti e spettatori della parata sulla Fifth Avenue. Dopo una lunga giornata di dialogo e di riflessioni, siamo giunti a una conclusione: se non fosse celebrato come il giorno di Colombo, resterebbe comunque una data storica per l’incontro tra Europa e America (GUARDA LA GALLERIA FOTOGRAFICA)

Si è svolta ieri la parata annuale del Columbus Day lungo la Fifth Avenue, la celebrazione che, come ogni anno, ha coinvolto migliaia e migliaia di italiani, italo-americani e non solo – dietro le transenne e tra gli sfilanti c’erano moltissimi turisti e appassionati – e sollevato non poche polemiche – nei giornali e sui social network si è scatenato infatti un accesso dibattito tra i sostenitori di Colombo e i suoi detrattori.

Il New York Daily News, per esempio, ha affermato che sarebbe meglio sostituire il Columbus Day con l’Immigrant Day. Secondo il giornale, infatti, sarebbe più corretto dedicare la festa nazionale alla terra che ha accolto milioni di immigrati (l’America) piuttosto che a uno specifico gruppo etnico (gli italiani). La proposta sembra essere quindi quella di un cambio di bandiera: giù quella degli italiani in favore di quella americana, simbolo di accoglienza per moltissimi europei e non solo. Certo, anche in questo caso bisognerebbe spiegare ai nativi americani quale significato si vuole attribuire al termine “accoglienza”, considerato che la strada che ha condotto alla costruzione degli Stati Uniti è sotto molti aspetti lastricata col loro sangue.

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Foto: Frankie hi-nrg mc (All rights reserved)

In effetti il dualismo insito nella figura di Colombo – avventuroso esploratore da un lato, sanguinario sfruttatore dall’altro – non si discosta molto dalle ambivalenze di molti personaggi della storia d’America, a cominciare da quei padri fondatori che, seppur fieri sostenitori degli ideali illuministi di umanità ed uguaglianza, non disdegnavano di possedere schiavi o dichiarare guerra alle tribù dei nativi.

A sostenere questa idea è anche Andrew, studente di Scienze Politiche e percussionista della banda della St. John University: “Se guardiamo la cosa dal punto di vista del pensiero post-coloniale – ci ha detto – non dovrebbe essere celebrato neanche il giorno dell’Indipendenza considerato che molti di quelli che hanno firmato la dichiarazione erano schiavisti. Il giorno dei Presidenti? Neanche. Alcuni possedevano schiavi. Il giorno della Memoria? Quegli uomini non sarebbero mai morti se non fossimo stati così favorevoli alle guerre. Lo stesso vale per il giorno dei Veterani. Via anche il giorno del Ringraziamento. Dovremmo prendere ogni festa per quello che è, guardandola da una prospettiva storica”.

Dare un giudizio morale su un fatto avvenuto secoli fa è in effetti molto difficile, se non impossibile. Un conto è giustificare e un conto è giudicare coloro che hanno vissuto millenni fa. All’epoca di Colombo non c’erano i valori del nostro tempo. Per esempio, non esisteva il concetto dei diritti umani. Tutto dipende dal sistema di riferimento. Un tempo si riteneva che la società fosse statica, la scala sociale era fissa e se si nasceva poveri si era destinati a rimanere poveri. Un’ottica del genere per noi è impensabile.

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Foto: Frankie hi-nrg mc (All rights reserved)

“Che legge avrebbe infranto Colombo?”, dice Scott, ristoratore irlandese di Manhattan che osserva la parata. “E poi – continua – davvero qualcuno pensa che l’America sarebbe potuta essere scoperta da qualcuno con gli ideali di Santa Teresa? Suvvia, non esistono conquistatori buoni. Non si chiamerebbero così se lo fossero. Allora perché non condannare anche i romani per le sfide tra gladiatori e leoni? Ma le persone che stanno facendo questa protesta, ci entrano lo stesso al Colosseo o lo boicottano per il sangue versato dalle vittime?”.

C’è anche chi tra i contestatori afferma che non ha senso associare l’eredità lasciata dagli italiani alla figura di Colombo, visto che Colombo non era italiano. Su questo punto Michele, studente di Storia dell’Arte in vacanza a New York, imbattutosi per caso nella parade, ha qualcosa da ridire: “Certo, Colombo era un cittadino della Repubblica di Genova. Ma allora nessuno dei grandi eroi o artisti nati prima del 1861 sarebbe italiano. Quindi Michelangelo non era italiano e neanche Raffaello, né Dante, né Petrarca e Leonardo Da Vinci. Erano del Granducato di Toscana. E così per tanti altri. Ma allora perché non riscriviamo la storia? E poi che significa la parola nazione? Si è una nazione solo dopo aver ottenuto l’indipendenza? La nazione non è anche cultura, storia, arte? Ma per favore. Non ci crede nessuno. Opinioni simili mi fanno arrabbiare”.

Al Comitato per la Liberazione degli Studenti, cui abbiamo scritto su FB, importa poco dell’origine italiana o meno dell’esploratore. Ciò che interessa loro è invece il concetto di “scoperta”: “Colombo non dovrebbe essere visto come un esploratore, per il semplice fatto che non ha scoperto niente. Colombo si è ritrovato in una terra occupata da altri da migliaia di anni”.

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Foto: Frankie hi-nrg mc (All rights reserved)

Liza però, italo-americana di Staten Island, che sfila assieme a suo marito su una Lambretta decorata col tricolore, ha qualcosa da ridire al riguardo: “Tutto dipende dal punto di vista da cui si guarda la cosa. Per gli europei certo che è stata una scoperta. Per i nativi americani che ci abitavano no. E allora?”.

Certo accusare la “scoperta dell’America” di eurocentrismo non è errato, ma indubbiamente il problema etico di fondo è sempre quello: posto che si vuole ricordare il momento specifico in cui la cultura europea si è imbattuta nel nuovo continente, con quali modalità lo si può fare, senza offendere la memoria di tutti i nativi morti nel corso della storia? Ovviamente il problema non è di facile soluzione, e il dibattito è acceso: rimaneggiare la storia è pericoloso, così come è pericoloso insegnare ai bambini che una cultura “superiore” ha il diritto di imporsi su una cultura “arretrata” (anche se, in un paese che fino a qualche anno fa si cimentava nell’esportare la democrazia, forse questo punto andrebbe rivisto).

Insomma, il Columbus Day non è stato istituito per celebrare un massacro, piuttosto per festeggiare l’incontro tra due mondi. Da lì inizia il rapporto tra l’Europa e l’America tutta. Se il 12 ottobre 1492 non fosse esistito, forse oggi gli Stati Uniti non sarebbero la nazione più potente al mondo. Forse l’Europa non avrebbe mai sviluppato il concetto di Stato moderno. Tutti noi ne usciremmo impoveriti, inclusa la storia. È da lì che inizia l’epoca moderna. Perché distruggere simbolicamente quel legame che abbiamo faticosamente creato?


Nota: Le foto di questo servizio ci sono state donate da Frankie hi-nrg mc, che oltre a essere un famoso rapper, ultimamente si sta dedicando molto alla fotografia. Proprio in questi giorni presso il Piccolo Cafe (238 Madison Avenue) è visitabile una sua mostra fotografica intitolata "Bilingual", che ha debuttato all'Hunter College e che vale la pena visitare.

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