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Referendum: uno scatto sulle ragioni del no e il no delle ragioni

Da un lettore militante Cinquestelle a New York riceviamo e pubblichiamo

di Fiorenzo Borghi
fiorenzo borghi

Fiorenzo Borghi, fotografo e cittadino italiano residente a New York

Non sostengo che la Costituzione Italiana sia la più bella del mondo e soprattutto non è perfetta. Devo dire però che i cambiamenti proposti dall’attuale governo sicuramente peggiorano la situazione e mettono più distanza tra le istituzioni ed i cittadini. Ecco alcuni dei passaggi costituzionali della riforma dove dovremmo fermarci e riflettere

Caro Direttore,

Sono un Italiano all’estero e precisamente vivo a New York.  Non ho una storia speciale con cui presentarmi e nessun tipo di parentela con cui far più presa su chi mi legge. Sono una persona normale!

Vorrei avere la possibilità di spiegare perché voterò No al referendum sulla riforma costituzionale del  4  Dicembre.

Innanzitutto premetto:  non sostengo che la Costituzione Italiana sia la più bella del  mondo e soprattutto non è perfetta.    Devo dire però  che i cambiamenti proposti dall’attuale governo sicuramente peggiorano la situazione e mettono più   distanza tra le istituzioni ed i cittadini.

Volevo  quindi  far  notare solo alcuni dei passaggi costituzionali dove fermarsi a pensare.

Sullo  specifico:

L ’art. 48 tocca proprio noi residenti all’estero!

Con   il   cambiamento   proposto   ci  sarà   negato   il   diritto   di   voto   per   una   delle   camera   e   cioè il   Senato.   Non  potremmo   avere   nessun   rappresentante   in   Senato!   Strano   per   il   concetto  del “nuovo senato” a rappresentanza   regionale   e   cioè  ogni   regione  avrà   i   suoi   rappresentante   per   i   problemi   e   le   difficoltà   regionali.   Chi rappresenterà   i   problemi   e   le   difficoltà   delle   circoscrizioni   estere?   Non  sono   forse   paragonabili   alle   regioni   visto   che   parliamo   di   un   po’   di   milioni   di  Italiani?  Voglio   anche   sottolineare   il   fatto   che   tutti   i   senatori   saranno  incaricati   dai   partiti   e   5   nominati   dal   Presidente   della  Repubblica   (art.   59),  quindi   non   più   eletti     direttamente dai cittadini.    Questo  è  un primo, ulteriore,  distacco   tra  mondo   politico   e   mondo   reale!   Infatti   l’art.   58   è   stato   abrogato.

In   forza   degli   art.   55   e   57   i   senatori   svolgerebbero   funzioni  necessariamente   “part-time”   in   sovrapposizione   con   le   loro   funzioni  territoriali.   L ’art.   64   in   particolare   prevede   che   essi   abbiano   il   dovere  di  partecipare   alle   sedute   assembleari   e   ai   lavori  delle   commissioni.    Inoltre  l’art   55   assegna   specificatamente   ai   senatori   anche   funzioni   di   raccordo,  formazione   e   attuazione   degli   atti   normativi   e   delle   politiche   dell’Unione  Europea.     E`   davvero   inconcepibile   come   un   senatore   possa   svolgere  contemporaneamente   e   in   maniera   efficace  due funzioni istituzionali   così  diverse.

L ’art.   68   non   è   stato   modificato,   di   conseguenza   scatta   l’immunità anche   per  i   ”nuovi”   Senatori.   Gravissimo   considerando   che   rappresentano   la   classe  politica   più   inquisita.   A   proposito   dell’immunità:    mi   rifiuto di   credere   che  possano   estenderla   anche   all’attività   vera   e   propria   di   consiglieri   regionali   e  sindaci,   cioè   al   di   fuori   della   Camera   del   Senato,   tuttavia   anche   se   così  fosse,   vi   immaginate   un   sindaco   indagato   o   condannato   in   riferimento  all’amministrazione   nel   suo   comune,   che   però   nelle   sue   funzioni   di   senatore  non   può   essere   sottoposto   a   perquisizioni,   arresto,   detenzione,  intercettazioni?   A   dir   poco   kafkiano…

 L ’art.   70    è   inconcepibile   e   incomprensibile!   Detto   questo,   lascia   spazio  a  molteplici  interpretazioni e   personalmente   lo   leggo  così:   “la   funzione  legislativa   è   esercitata   collettivamente   dalle   due   camere   che   faranno   quello  che   gli    pare   a   prescindere   dalla   volontà   dei   cittadini   italiani.   Liberi  tutti !”

 Con   ’art.   71   si   aumenta   il   numero   di   elettori   necessari   per   proporre   leggi   di  iniziativa   popolare,   il   numero   passa   da   50.000   a   150.000,   facendo   così  diventare  quasi impossibile   che  un   cittadino   o   un   gruppo   di   cittadini,   a   se  stanti,   apolitici,  riescano   a   proporre   una   legge   alla   Camera   dei deputati.  Trovo  questo   cambiamento   aberrante   in   quanto   il   problema   attuale  è   far  ritornare   i   cittadini   al   centro   della   vita   politica   del   paese.

L ’art.   72    riporta   all’articolo   70   di   cui   ho   parlato   sopra e ho dato la mia interpretazione.

Faccio notare che il concetto di Costituzione   è   una   serie   di   articoli semplici  ideati  per   far  capire le fondamenta della Repubblica   Italiana a qualsiasi   tipo  di   cittadino.   Un   articolo   che   cita   o   ne   riporta   o   rimanda   a   un   altro   non   è   una  semplificazione.    Con   la   riforma   si   aumenta   fortemente   il   numero   delle  citazioni   ad   altri   articoli.

I   nuovi   articoli   86   e   88   prevedono   che   il   Presidente   della   Repubblica   possa  sciogliere   la   sola   Camera   dei   deputati.   Ma   se   per   una   delle   ipotesi   di  esercizio   collettivo   del   potere   legislativo   si   giungesse   ad   uno   stallo,   si  tornerebbe   alla   urne   solo   per   uno   dei   rami   del   Parlamento,   mentre   l’altro  rimarrebbe   ben   saldo   al   proprio   posto,   senza   che   nessuna   norma  costituzionale  fornisca   strumenti   per   metterne   in   discussione   l’operato  rinviandolo   al   giudizio   dell’elettorato,   giacché   i   Senatori   sono   nominati,   non  eletti.   Per   il   Senato,   si   tratta   di   un   potere   di   interdizione   notevole,  sostanzialmente   privo   di   contrappesi   o   di   salvaguardie   istituzionali.

Passo   poi   all’articolo   117,   il   cambiamento   in   assoluto   più   importante   e   dopo  l’articolo   70   più   criticabile   ed   ambiguo.   In   particolare,   l’art.   117   contiene   la  ”clausola   di   supremazia”   che   definisce   il   rapporto   del   Governo   con   le  Regioni,   che   recita:

“Su   proposta   del   Governo,   la   legge   dello   Stato   può  intervenire   in   materie   non   riservate   alla   legislazione   esclusiva   quando   lo  richieda   la   tutela   dell’unità   giuridica   o   economica   della   Repubblica,   ovvero  la   tutela   dell’interesse   nazionale.”

Questo   paragrafetto   praticamente   dà  potere   al Governo   di   gestione   dei   nostri   beni   territoriali,   economici   e  culturali,   anche   se   contrari agli   interessi   delle   comunità locali.

Infine,   è   per   me   preoccupante   come   attraverso   vari    articoli   “riformati”   si  riaffermi e   rinforzi   la   perdita   di   sovranità   legislative   della   Repubblica  Italiana   nei   confronti   delle   delibere   della   Unione   Europea,   che   –   come   è  noto   –   “legifera”   attraverso   la   Commissione   Europea,   organo   di   nominati,  non   eletto   dai   popoli   e   che   non   risponde   ai   cittadini   europei.   “Unione  Europea”   è   citata   13   volte   negli   art.   55,   70,   80,   87,   97,   117,   e   119.

Con   la  riforma,   i   vincoli   esterni   UE   (ad   es.   Il   “fiscal   compact”)   diventano   obbligo  costituzionale.

Una   assurdità   che   lascia   la   nazione   in   mano   ad   interessi   e  decisioni   sovranazionali.

Vi   ringrazio per l’attenzione e pubblicazione.


Fiorenzo Borghi è nato a Como nel 1963 ed è cresciuto ad Alzate Brianza. A Milano ha iniziato la professione come  fotografo di moda e pubblicitario. La voglia di ampliare le possibilità professionali lo ha portato a trasferirsi negli Stati Uniti. A New York arrivò nel 1996 trovando un buon affitto e in bel giro di amici nel quartiere di Williamsburg a Brooklyn.  Ha sempre avuto una forte passione politica  che nel 2008 lo ha portato ad aprire ed organizzare il Beppe Grillo Meetup di New York poi chiuso per fondersi con il Meetup Movimento 5 Stelle Centro Nord America.

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