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Mariuccia Zerilli Marimò: le azioni continuano a essere più forti delle parole

Celebrata una messa in ricordo della Baronessa Mariuccia Zerilli Marimò all'interno della Casa Italiana della NYU da lei fondata

Un momento della funzione religiosa che si è svolta nel teatro della Casa Italiana NYU in ricordo di Mariuccia Zerilli Marimò

Monsignor Hilary C. Franco, della Missione della Santa Sede alle Nazioni Unite e amico della Baronessa scomparsa due anni fa, celebrando la messa alla Casa Italiana NYU, ha ricordato nella omelia Mariuccia Zerilli Marimò dicendo: "Questa donna ci ha lasciato un chiaro messaggio: actions are louder than words”

Mariuccia Zerilli Marimò 1926-2015

Alla Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University ogni settimana avvengono molti tipi di eventi (in quest’ultima dalla presentazione della traduzione del Talmud col rabbino capo di Roma, a Richard Gere che legge Calvino  a una mostra dei poster di Burri), ma venerdì mattina ne è accaduto uno, come ha rivelato il suo Direttore Stefano Albertini, che in ventisette anni dalla sua fondazione non era mai avvenuto. Nel suo auditorium è stata celebrata una messa in ricordo della Baronessa Mariuccia Zerilli Marimò, scomparsa due anni fa e fondatrice di quella che è ormai la più autorevole istituzione accademica e culturale italiana a New York.

A celebrare la messa, davanti ai familiari, le amiche e amici e chi ne apprezza (al presente perché ancora si vede in azione) il suo lavoro di mecenate e stratega in favore della cultura italiana a New York, c’era Monsignor Hilary C. Franco, advisor della Missione Permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite e amico della Baronessa.

Durante l’omelia, alternando inglese e italiano, Monsignor Franco ha tracciato il ritratto della Baronessa Mariuccia Zerilli Marimò, della sua profonda religiosità, della sua carica umanistica così devota all’arte e alla cultura.

Il direttore della Casa Italiana Zerilli Marimò Stefano Albertini con Monsignor Hilary C. Franco

“Lei aveva la possibilità di dare, intanto, entusiasmo anche agli altri, in qualsiasi attività. Alla Missione della Santa Sede all’ONU abbiamo un compito abbastanza difficile, come tanti di voi sanno: avere a che fare con 193 delegazioni da tutte le parti del mondo non è una cosa facile. Soprattutto in momenti come questo. Parliamo di un mondo molto, direi, non dico in pericolo, ma quasi. Per questo abbiamo bisogno della forza di persone come la nostra Baronessa, che, in passato, ci ha dato esempio di attività vera”.

Come riassumere con una frase l’attività della Baronessa Zerilli Marimò: “Actions are louder than words”. “Le azioni sono più forti delle parole”. Monsignor Franco lo ripete, sia in inglese che in italiano. “Veramente questo potrebbe essere, direi quasi, un sommario della vita della nostra Baronessa. Perché le parole, di parole ne abbiamo tante da ricordare. E di parole, come diceva la nostra grande cantante (Mina, ndr) ‘Parole, parole, parole’, ne abbiamo sentite troppe. E ne sentiamo ancora tante. Ognuno, anche alle Nazioni Unite, vuole parlare tanto. Dire le proprie cose. Ma io penso che il messaggio che ci deve venire da questa donna, oggi, è proprio questo. E lo dico tutti i giorni: le azioni sono più forti delle parole”.

(…) “Io non vedo la Baronessa come non presente in mezzo a noi. Al contrario: la vedo già qui, in mezzo, discutere molto probabilmente di altri progetti che lei aveva già in mente… Volevo raccontare quello che una volta mi capitò con un’altra grande amica. Che si chiamava Teresa di Calcutta. Un giorno, c’era questo giornalista che voleva scrivere un libro su di lei. E a un certo punto lui gli fa questa domanda: ‘Madre lei ha paura di morire?’. In genere, conoscendo Madre Teresa molto bene, lei rispondeva subito alle domande. Madre Teresa non disse niente. Ha cominciato a parlare di altre cose e a rispondere ad altre domande. Poi finalmente, dice: “Ma lei di dov’è?”, e il giornalista. “Io sono di Milano”. “Ah. E ha famiglia?”, “Sì, mia moglie e i miei figli mi aspettano a Milano. Sono venuto qui solo per farle quest’intervista”. Allora “ha voglia di tornare da sua moglie?”  “Sì non vedo l’ora: appena finisco”. “Allora lei mi ha chiesto se ho paura di morire. E io le chiedo: lei ha per caso paura di andare a casa? Io sono impaziente di tornare a casa mia, dove mi sono sposata tanti anni fa, per incontrare le persone di cui mi sono presa cura (…). Ci sarà una grande festa quando tornerò a casa”.  Quindi la conclusione di Monsignor Franco: “La Baronessa sta con noi in questo momento. E continuerà a stare con noi. Bisogna continuare a mettere in atto quello che lei ci ha sempre insegnato, il suo modo di mettere in atto le cose, di risolvere i problemi. Le azioni sono più forti delle nostre parole. Lei ci ha dato un insegnamento e dobbiamo seguirlo, questo insegnamento. Chiediamo al Padre Eterno che ci dia la forza. Teniamola sempre nel nostro cuore e nei nostri pensieri”.

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