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Sara Scarella: come si arriva a New York a passo di danza

La ballerina ventitreenne di Imperia, dopo esperienze a Milano e Budapest, con la danza contemporanea a New York

Sara Scarella

Sara Scarella

Sara danza dall'età di 4 anni:"Sogno di poter davvero fare della danza una professione pari alle altre e non collaterale, come spesso avviene in Italia. A New York conta cosa il tuo movimento trasmette, un concetto di fondamentale importanza per lo sviluppo della danza contemporanea che in Italia non è affatto considerato"

Spesso per costruire un sogno, oltre a determinazione e tenacia, si devono abbattere le proprie barriere personali e trovare luoghi in cui far attecchire e crescere i propri progetti, per trasformare la propria passione in un investimento per il futuro.
È questa la storia di Sara Scarella, ligure di Imperia che a 22 anni, dopo essersi diplomata al M.A.S. di Milano, si è trasferita in Ungheria, per lavorare con la compagnia Budapest Dance Theatre. Subito dopo un’esperienza al Merce Cunningham Trust di New York, vinta grazie ad aver conquistato il primo posto al concorso “Gran Premio della Danza” a Roma che l’ha portata a decidere di restare a New York e realizzare il grande sogno, a passo di danza.

Come e quando hai cominciato a muoverti nel mondo della danza?
“Ho iniziato a 4 anni e non ho più smesso. Mi è sempre piaciuto moltissimo, ma fino al Liceo non avevo ancora le idee chiare sull’intraprendere un percorso professionale oppure no. Passavo pomeriggi e serate intere al Centro Studi Danza Mov’art a Porto Maurizio e ancora adesso quando sono a Imperia non posso non tornarci. Il gruppo che ho creato lì è come una famiglia per me e le maestre Elisabetta e Claudia sono delle seconde mamme, mi hanno trasmesso la passione, grazie all’amore che mettono in ciò che insegnano. Mi hanno sempre spronato ad andare avanti. Con la scuola abbiamo fatto moltissimi spettacoli in tante città e mi sono abituata a stare sul palco”.

sara scarella palco

Quand’è che il ballo è diventata la tua vera passione?
“Dopo il diploma ho fatto l’audizione per entrare al M.A.S. di Milano, ma avevo ancora intenzione di andare all’università. Quando però mi hanno presa, sebbene sia stato durissimo il primo anno, ho capito una volta per tutte che era quello che volevo e che desideravo andare fino in fondo. Studiare danza professionalmente non è la stessa cosa di praticarla in modo amatoriale, richiede molto sacrificio e costanza”.

Quali sono stati gli eventi a cui hai partecipato in Usa ?
“Mi sto esibendo con un assolo di danza contemporanea da me creato in diversi spettacoli. Ho presentato questo lavoro per la prima volta quest’estate durante il Summer intensive con una delle compagnie contemporanee più influenti attualmente: la Eastman, del pluripremiato Sidi lari Cherkauoi. E’ stata una vera soddisfazione che il mio lavoro sia stato selezionato qui a New York per i seguenti spettacoli: Fertile ground – Green space, mostra di opere di artisti affermati e emergenti, October Artist’ Salon, messa in scena di coreografie di artisti sostenuta dal dipartimento di affari culturali di New York e Amalgamate artist series esibizione dei lavori di affermati coreografi organizzata da Amalgamate Dance Company (ADC). Compagnia di danza che esiste per sensibilizzare su temi e eventi significativi che influenzano lo sviluppo umano attraverso autentiche narrazioni storiche.Sono tutti spettacoli con meeting seguente, in cui spettatori, direttori artistici e danzatori danno feedback sui pezzi che hanno visto. Sono molto contenta dei bei commenti e suggerimenti ricevuti finora”.

 

Scarella danza

A cosa ti stai dedicando professionalmente in questo momento?

“Sto facendo audizioni per compagnie di danza contemporanea qui a New York City, due delle quali mi hanno già portato a proposte di lavoro da parte della Vashti Dance theater e della Nuo Spiritual dance. Sono anche stata contattata da alcuni coreografi per progetti che saranno messi in scena nel 2018.  La mia ambizione più grande è di riuscire a mantenermi pienamente danzando. E’ frequente che i camerieri nei ristoranti siano danzatori, artisti in generale ed il mio sogno è di poter davvero fare della danza una professione pari alle altre e non collaterale. Vorrei vivere così. E onestamente penso che questa città, piena di opportunità, sia la migliore per realizzarlo”.

Che differenze hai notato tra i tuoi colleghi americani, nel loro modo di lavorare e approcciarsi all’arte della danza ?
“In America amo la vastità di generi differenti e di insegnanti internazionali che puoi trovare, non puoi mai annoiarti, e nessuno potrà  mai dire che non c’è quello che fa per lui. Adoro il modo di pensare dei danzatori qui. Il fulcro dei discorsi è la qualità di movimento, é la prima e unica cosa per cui un’insegnante o coreografo ti giudicherà. Nessuno ha come prima pretesa le doti fisiche o un corpo come quello della prima ballerina del Bolshoi. Qui conta come ti muovi e cosa il tuo movimento trasmette. Concetto di fondamentale importanza per lo sviluppo della danza contemporanea quale è oggi”.

Il pubblico americano come risponde alle performance?
“Lavorando come maschera, durante questo periodo, al teatro Joyce di New York sono stata piacevolmente sorpresa dal pubblico americano che va a vedere spettacoli di compagnie di danza contemporanea. Sono più le persone di una certa età a frequentare il teatro, dei giovani. E sono molto interessati e curiosi di questo mondo, cosa ben diversa dall’Italia dove c’è ancora molta ignoranza sul concetto di danza contemporanea”.

Pensi che in italia un percorso come il tuo sia possibile? Perché?
“Io amo l’Italia e adorerei poter lavorare lì. Sfortunatamente non è  il momento per stare vicino a casa. Nel mio Paese l’arte non è sostenuta, le poche compagnie che ci sono non hanno fondi e anche nella danza lo sviluppo è più lento e, come in altri paesi europei, ancora contano di più le doti fisiche rispetto alla preparazione tecnica di un artista, cosa che, come citavo prima, è opposta a New York. In Italia alcune audizioni funzionano tramite raccomandazioni e conoscenze e non per meritocrazia, cosa che nuovamente non accade negli Stati Uniti. Sono venuta qui e nessuno mi conosceva e ho superato molte selezioni e questo, oltre indubbiamente ad aiutarmi a crescere come artista e come persona, mi ha confermato che non esiste cosa migliore che studiare e lavorare all’estero, dando la possibilità di conoscere persone da tutto il mondo, allargando le vedute e soprattutto fa capire meglio chi sei, cosa vuoi essere e nutre in ogni aspetto l’artista che c’è in te”.

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Negli altri Paesi in cui hai lavorato ci sono più possibilità per i giovani di affermarsi?
“Ho vissuto un anno a Budapest in Ungheria, per studiare ed esibirmi con la Budapest Dance theater company. Sono stata piacevolmente sorpresa da questo Paese. Ci sono molte compagnie di danza a Budapest e dintorni e tanti spettacoli a teatro ogni giorno a prezzi davvero convenienti, soprattutto per i giovani. Ho avuto la fortuna di vedere dal vivo la compagnia olandese di danza contemporanea Nederlands Dans theater, una delle più famosi al mondo, al prezzo di 2 euro. C’è un grande interesse per l’arte, i teatri sono sempre affollati e di gente davvero di tutte le età. Penso sia un paese sul quale i giovani dovrebbero puntare di più, Budapest è diventata ormai una città cosmopolita al pari di Parigi e Londra, dalla bellezza competitiva, ed è ricca di opportunità lavorative in ogni campo e il costo della vita è decisamente vantaggioso”.

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