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La Stella che brilla a New York per la memoria degli ebrei italiani di Rodi

In venti anni di direzione della Casa Italiana della NYU, non ho dubbi chi sia il personaggio incontrato più straordinario: Stella Levi!

Stella Levi, il 4 maggio 2016, al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite durante il suo intervento alla conferenza dedicata a "Primo Levi and the Nexus of Science, Responsibility and Humanism" (Foto ONU/Manuel Elias)

Nel giorno della memoria, scrivo di una donna speciale che non è “una famosa”, ma è l'italiana che mi ha colpito di più a New York, una signora di grande eleganza e ancor più grande finezza di animo e di modi che rappresenta l’umanità al suo meglio dopo averne visto e sperimentato il peggio. Stella Levi, cresciuta felice nell'isola di Rodi, quando italiani, greci, turchi, ebrei sefarditi vivevano insieme, fino a quando il nazi-fascismo non ne sconvolse la vita...

Da vent’anni dirigo la Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University e da vent’anni accolgo scrittori e musicisti, attori e poeti, cantanti e politici, accademici e registi, sia italiani che americani. Alcuni avrei preferito non incontrarli e continuare a conoscerli solo attraverso il loro lavoro e la loro immagine pubblica, di altri ho apprezzato tratti del carattere e della personalità che sono emersi nel dialogo personale. Mi capita spesso che gli amici che mi vedono sui social media con questa galleria di “famosi” mi chiedano chi è il personaggio più straordinario che ho incontrato, quello che mi ha colpito di più. E io rispondo sempre, senza nessuna esitazione: “Stella Levi!” e davanti alle espressioni un po’ sorprese spiego che non è “una famosa”, ma una signora di grande eleganza e ancor più grande finezza di animo e di modi che rappresenta l’umanità al suo meglio dopo averne visto e sperimentato il peggio.

Soldati tedeschi a Rodi nel 1944

Stella è stata una bambina felice nella sua isola di Rodi dove turchi, greci, ed ebrei, in particolare sefarditi sfuggiti dalle persecuzioni dei ‘re cattolici’ vivevano insieme da secoli, ognuno seguendo le sue tradizioni e i suoi costumi. Dal 1912 l’isola era governata dagli italiani e dal ‘23 venne anche riconosciuta come provincia italiana a tutti gli effetti con tanto di sigla per la targa automobilistica: RD. Stella cresce in questo piccolo universo cosmopolita parlando ladino (lo spagnolo degli ebrei della penisola iberica), francese e, ovviamente italiano, la lingua che viene insegnata a scuola a tutti i bambini di Rodi, insieme alla nostra letteratura, storia e musica. È (e si sente) italiana a tutti gli effetti, le sembra che tutto ciò che è italiano sia bello, elegante, raffinato.

Nel 1938, l’infamia delle leggi razziali colpisce anche la piccola comunità ebraica dell’isola ed è solo grazie a un paio di insegnanti antifascisti che i ragazzi ebrei di Rodi possono continuare la loro formazione scolastica. Ma il peggio verrà un caldo giorno di luglio del 1944 quando i nazisti, che dopo l’armistizio controllano Rodi, procedono al rastrellamento e alla deportazione dell’intera comunità ebraica dell’isola utilizzando gli elenchi dei cittadini ebrei doviziosamente preparati dalle autorità italiane.

La guerra è nella sua fase finale, la sconfitta dell’Asse è ormai certa, ma nonostante ciò l’ordine viene eseguito e Stella, insieme a tutta la sua famiglia e ai circa 1800 ebrei di Rodi viene portata ad Auschwitz. L’intera famiglia di Stella viene sterminata e solo lei e la sorella sopravvivono a quei mesi interminabili e strazianti.

L’entrata del porto di Rodi

Dopo la liberazione del campo i soccorritori chiedono ai sopravvissuti dove vogliono andare. Stella sa che tutte le case degli ebrei di Rodi sono state occupate ed espropriate e chiede di andare in Italia. È italiana a tutti gli effetti, ma non è mai stata in Italia, arriva a Firenze e pian piano ricomincia a vivere nella capitale del Rinascimento che aveva studiato fin da bambina.

Alla fine degli anni ’40 arriva a New York. C’è un edificio dove si sono sistemati molti ebrei italiani. Lo chiamano “il Vaticano”.  Ed è proprio qui a New York che, molti anni dopo il suo arrivo conosco Stella. È un’attivissima consigliera del Centro Primo Levi e con lei e i suoi colleghi organizziamo moltissime iniziative sull’ebraismo italiano. Stella non finisce mai di affascinarmi con la sua saggezza, la sua umanità profonda e il suo senso dell’umorismo. Ma Stella rimane per me soprattutto un esempio per la sua italianità di elezione, un’italianità culturale e di affetti che è stata messa alla prova ma non affievolita quando l’Italia e gli italiani hanno tradito i loro concittadini ebrei partecipando attivamente alla segregazione, alla deportazione e allo sterminio. Stella ama Dante e Verdi perché li sente suoi, perché sente che in quei versi e in quella musica c’è anche una parte di lei. 

Immagine del 2016 della lettura dei nomi degli ebrei italiani deportati davanti al consolato generale d’Italia a New York (Foto VNY/Giada Gramanzini)

La vedrò lunedì fuori dal Consolato Generale d’Italia a New York dove, come ogni anno leggeremo i nomi di tutte le vittime italiane della Shoah. Tutti noi staremo lì qualche decina di minuti, leggeremo l’elenco di nomi che ci viene assegnato e ce ne andremo. Stella starà lì tutto il giorno, nonostante le raccomandazioni e i rimproveri dei tanti amici che le vogliono bene e vorrebbero che si riguardasse. Io cercherò tra la folla il suo sorriso rassicurante.

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