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Una gravidanza da modelle a New York? Con buon cibo e tanto esercizio fisico si può

La gravidanza è considerata in modo diverso dalle donne americane rispetto a quelle italiane, ma esistono dei toccasana che sono universali

Miki in attesa di 8 mesi a New York

Dalla corsa allo spinning, dallo yoga al pilates: il segreto è quello di non sforzarsi troppo, né cominciare nuove attività fisiche ma semplicemente continuare a fare ciò che si faceva prima, solo con molta più attenzione. E l'alimentazione? Tra vecchi punti di riferimento, nuovi amori e ritorni di fiamma, come la carne rossa, mangiare bene si può

Non mi sono mai sentita più bella e in forma che durante la gravidanza, e la fantastica sensazione è fortunatamente durata fino ad un anno dopo. Non sono né una dietologa nutrizionista né una personal trainer, ma ho sempre creduto nell’importanza di avere un equilibrato sistema fisico e mentale, partendo dalle fondamentale equazione “mens sana in corpore sano”, ovverosia mente sana in corpo sano.

La dieta mediterranea, nonché la mia preferenza per la cucina asiatica e l’amore per lo sport, mi hanno felicemente accontentata durante le cosiddette “voglie” da gravidanza, consentendomi di mantenere una forma mozzafiato, e senza smagliature. Credo esista una differenza sostanziale, e forse anche estrema da ambo le parti, nel modo in cui le americane e le italiane interpretano rispettivamente la gravidanza.

Una newyorkese in dolce attesa (Foto da: Pinterest)

Per le donne di NY che lavorano, essere in attesa di un pargolo è un processo naturale durante il quale si continua a fare ciò che si è sempre fatto. Concetto chiave: continuazione. Critica: visione stacanovistica. La ragione psicologica di tale mentalità trova il suo perché sociologico nel diritto di lavoro dello Stato di NY, che fino a pochi mesi lasciava il datore di lavoro libero di contrattare o meno il congedo familiare. Solo recentemente, infatti, sono stati fatti dei passi in avanti, dalla prima proposta nel 2016, con l’adozione della legge sul congedo di maternità effettiva dal 1 gennaio 2018 (Paid family leave law o NYPFL). Poiché la decisione finale spetta comunque sempre al datore di lavoro, alcune aziende concedono un periodo di 8-12 settimane, con l’eccezione di 16 settimane nel caso di gravidanze a rischio. La documentazione e le procedure da seguire sono dettagliate e a carico della lavoratrice. Bisogna, quindi, prestare estrema attenzione nella compilazione della documentazione necessaria, prima e dopo il parto.

Per le italiane, invece, la maternità viene vista come un momento di immacolato concepimento che richiede pausa e pisolino. Concetto chiave: riposo assoluto. Critica: sovrappeso e ridotto esercizio fisico. Ironia a parte, la legge italiana prevede il congedo di maternità obbligatorio e astensione dal lavoro per un periodo di cinque mesi a cavallo della fine gravidanza a parto, così suddiviso: due mesi prima del parto e fino a tre mesi dopo il parto, oppure un mese prima della gravidanza e quattro mesi dopo la sua nascita (Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151, recante il Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53, emanato in attuazione della Direttiva del Consiglio dell’Unione Europea n. 34 del 3 giugno 1996 in materia di congedo parentale).

Nel mio caso ho lavorato da gennaio a settembre, fino ad una settimana prima del parto, seguendo orari regolari dalle 7am alle ore 6pm, nonostante le tante complicazioni e lo stress giornaliero. Niente pennichella, eppure tanta energia. In tanti mi chiedevano: “Ma che ti mangi?” Giusto per ricapitolare: sono italiana, seguo una sana alimentazione quotidiana, niente diete e tanto esercizio!

Esercizio: d’inverno ho preferito andare in palestra di sera, in primavera e d’estate di mattina, con l’allungarsi delle giornate. Attività predilette: corsa, spinning, yoga e pilates, che ad un certo punto, dopo i cinque mesi, sono state modificate con pose prenatali e corsa al rallentatore. Ho continuato a correre, normalmente, e con grande soddisfazione ho completato tre mezze maratone, nell’arco di 5 mesi! Come da suggerimento del medico, non bisogna sforzarsi troppo, né cominciare nuove attività fisiche ma semplicemente continuare a fare ciò che si faceva prima, solo con molta più attenzione.

Dieta: smoothie la mattina per cominciare, come sostituto al cappuccino e caffè che sconsigliavano. Tanta voglia di uova con formaggio e succo d’arancia fresca. Pranzo, insolito per me, giacché devo alla gravidanza la mia riconnessione col mondo della carne, rossa in particolare. Tutto cominciò quella sera di aprile, quando all’improvviso ordinai un kebab di agnello, con patate arrosto e asparagi. Buono da morire! Così interruppi oltre sei anni di astinenza dalla carne, fatta eccezione per la carne di pesce e per il prosciutto cotto o crudo italiano comprato da Agata&Valentina in UES, senza il quale non potrei vivere. Spuntini pomeridiani, con la mia altrettanto in attesa collega di desk, erano Banana pudding & cupcakes di Magnolia, con un acconto personale al negozio di Rockfeller center da fare invidia alle ingorde.

Miki nelle settimane dopo il parto

Il post-partum è stato davvero importante. Avendo preso solo pochissimi chili, si poteva notare soltanto la piccola protuberanza frontale, senza nemmeno tracce di smagliature. So che non è il caso di tutti, ma debbo la mia splendida forma alla cura e dedizione che, in maniera naturale, ho incorporato nel mio nuovo essere di mamma.

Approfittando del bel tempo di autunno-inverno di congedo lavorativo, ho atteso le raccomandate 8-12 settimane prima di riprendere il regolare esercizio fisico. Intanto, però, ho mantenuto una routine giornaliera importante, che molte mamme dimenticano: colazione, doccia, vestirsi, uscire, pranzo, camminare tanto. Ho passeggiato per ore al parco o lungo il fiume, facendo prendere aria fresca sia alla mamma che alla neonata. Ho anche così trovato nuove compagne di strada, con le quali condividere nuove storie e avventure: le mamme che passeggiano, usando il volante della carrozzina come asta per fare squat oppure esercizi glutei.

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