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Napoli – New York, il viaggio di tre uagliù oltre i pregiudizi e verso i propri sogni

Il documentario di Marcello Maselli racconta di tre ragazzi che, dalla periferia, sono riusciti a realizzarsi nella Grande Mela

"Il mio obiettivo é portare in giro per il mondo la testimonianza di una fetta d’Italia che da troppo tempo è associata a parole come camorra, corruzione, delinquenza minorile…i sogni hanno voce in qualunque luogo, anche quello più malfamato"
Locandina

Locandina del documentario

Tre ragazzi della periferia di Napoli. Tre uagliù e il grande sogno americano. Si chiamano Daniel, Antonio, Gennaro, hanno tra i 22 e i 26 anni. Loro, con coraggio, sono partiti dalla periferia di Napoli per raggiungere i loro obiettivi.
Questo il cardine intorno a cui ruotano le vicende immortalate dal video Uagliù a metà tra un cortometraggio e un docufilm, di un altro napoletano doc che sta realizzando il progetto di portare in giro per il mondo la testimonianza di una fetta d’Italia che da troppo tempo è associata a parole come camorra, corruzione, delinquenza minorile

Marcello Maselli, 28 anni, nato e vissuto a San Sebastiano Vesuvio, ha voluto raccontare queste storie attraverso la testimonianza diretta dei ragazzi, creando un docufilm di 58 minuti.
Anche lui ha seguito un percorso simile a quello dei suoi protagonisti, partendo dopo la scuola agraria per l’estero, cercando la terra promessa dove far attecchire i propri sogni.
Abbiamo intervistato il regista, che ora vive a New York da 2 anni, dopo essere stato per 5 anni a Londra.

Marcello Maselli

Come nasce il progetto Uagliù e perché?
“Come expat prima a Londra e poi a New York, dove mi sono trasferito per amore, ho notato che ci sono ancora molti preconcetti, soprattutto in Italia, sui ragazzi che vicino a Secondigliano, alla Forcella, o nella periferia di Napoli. Ultimamente il cinema, la narrativa, la tv hanno reso ancora più evidente questa situazione. Volevo smontare questo modo di pensare, è soprattutto, dare una speranza proprio a chi abita quei luoghi, che pensa che non esistano alternative per realizzare le proprie ambizioni. Io ne ho trovati tre, che hanno avuto il coraggio di chiudere i loro sogni in valigia e sbarcare in America per trovare un’opportunità. Questo documentario parla di loro e per voce loro. I sogni hanno voce in qualunque luogo, anche quello più malfamato”.

Come è cominciata la tua esperienza di expat?
“Tutto è cominciato dopo aver finito la scuola agraria. Il mio paese era pacifico, molto diverso da altri in cui purtroppo la vita dei ragazzi come me viene spesso contaminata dalla malavita. Sono volato a Londra a 19 anni sapendo poco la lingua ma con tanta voglia di imparare. Ho fatto il lavapiatti per mesi, per integrarmi e non è stato facile. Per questo ho creato un blog che poi è diventato una community, per tutti gli expat in Inghilterra che come me, arrivavano soli e spaesati, ma con un progetto preciso in testa. Quando si emigra si ha spesso bisogno di supporto, suggerimenti, dal lavoro, alla casa, alla burocrazia, ai servizi sanitari. Io ho cercato di creare un gruppo di gente che potesse scambiare esperienze e consigli, anche solo per condividere gioie e difficoltà, ho raggiunto in fretta i 3mila iscritti”.

Gennaro, restaurant manager

Gennaro, restaurant manager

Come hai strutturato il documentario? 
“Ho seguito i ragazzi nella loro vita quotidiana, di periferia. Utilizzando comunque ambienti neutri per trasmettere che la loro storia può essere quella di tutti. E li ho fatti parlare di ciò che desiderano, della paura, della voglia di riuscire. Ora uno di loro è diventato ballerino professionista a Broadway, un altro è un affermato pugile che ha già vinto incontri in Usa. L’altro è  diventato manager nella ristorazione e presto si trasferirà a Miami per seguire un corso da barbiere. Uagliu’ è il documentario che da voce a quei ragazzi che vengono considerati dalla gente, criminali o persone senza futuro, quei ragazzi che dal niente sono riusciti, o grazie a questo documentario riusciranno a prendere i mano la loro vita e a realizzare i loro desideri”.

 A New York hai portato anche tu il tuo sogno?
“Esatto, in realtà non sono nemmeno un regista, ma lavoro come grafico e fotografo.
Ho realizzato il documentario di 58 minuti con anche un’altra valore preciso da trasmettere attraverso le testimonianza di questi ragazzi : è necessario sfatare il mito che da sempre lega l’italiano o in particolare il napoletano ad un delinquente, ad una persona che vive dell’illegalità.
I cliché televisivi hanno trasmesso alle persone concetti che non rispecchiano tutta la verità. E una scorretta educazione ha portato tanti giovani a etichettati così oppure, peggio ancora, a cercare di e usare modelli sbagliati, che sembrano possedere con la criminalità soldi e potere”.

Daniel

Daniel, pugile professionista

Ti riferisci a storie, film e serie tv come Gomorra, La paranza dei bambini o Bacio feroce di Roberto Saviano?Anche tu, come purtroppo pensano molti vostri conterranei, pensi  che il giornalista abbia infangato la propria terra?
“No, sono convinto che lui l’ abbia fatto per il dovere di raccontare la verità e per questo lo ringrazio, perché ha portato a galla una realtà che nessuno aveva raccontato prima.
La cinematografia narra da sempre vicende di boss, capi della malavita, persone corrotte senza scrupoli che hanno il potere sulle proprie terre, ma non sono rappresentati per inculcare un modello di vita. I giovani devono saper riconoscere quello che è finzione, spettacolo, intrattenimento. E il filtro è l’educazione che si riceve. Per questo sono convinto che per i ragazzi, con il sostegno della famiglia, possano vivere ovunque onestamente, studiando, lavorando per ottenere ciò che meritano. Viaggiare aiuta molto, apre la mentalità di segna a comunicare i propri valori e acquisire quelli altrui”.

Anto io

Antonio, ballerino

Che strada sta percorrendo il tuo progetto è dove vorresti che arrivasse e chi?
“Da poco lo sto inviando a tutti i concorsi cinematografici sul suolo americano, penso sia essenziale per far conoscere meglio questa realtà. Per fortuna, qui, non siamo percepiti in modo così negativo, anzi, italiani e soprattutto napoletani sono accolti con gentilezza e, dalla mia esperienza, mi sento di dire che qui, il sogno americano esiste, occorre avere qualcosa in cui credere ed essere ricettivi, solo così lo si può raggiungere.
Questo progetto significa far parte di un movimento che va contro gli stereotipi e contro quel comportamento colmo di pregiudizi che contraddistingue l’essere umano. Significa aiutare tutti quelli che cercano uno stimolo per lasciare la vita di strada e seguire i propri sogni”.

Marcello e il suo progetto sono presenti anche su social

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