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A Photoville con Francesca Magnani, uno sguardo su New York dal Ferry boat

La fotografa padovana ha partecipato alla famosa rassegna di Brooklyn con 21 scatti dei viaggiatori sui traghetti che solcano l'Hudson

Francesca Magnani (Foto di John Perra)

Francesca Magnani ci spiega: "Dai battelli, ho esplorato altre zone della città e la gente si godeva il viaggio, in un modo che non ho mai visto su altri mezzi di trasporto, socializzando, osservando il panorama"

Fotografare New York è sicuramente una delle fonti di ispirazione per tanti artisti e coglierne nuovi angoli, partendo dal viaggio in traghetto sull’ Hudson che lambisce le sponde di Manhattan, regala sicuramente suggestivi scorci.
Questo è la mission della fotografa e giornalista Francesca Magnani, a New York da 21 anni, che ha partecipato quest’anno a Photoville, la più importante rassegna di festival di fotografia di Dumbo, Brooklyn. L’edizione 2018, conclusa il 25 settembre, ha richiamato 95.000 visitatori.

Tutto é nato dell’incremento di trasporti via fiume: New York, da un anno, ha aggiunto altri mezzi ai suoi 23 battelli della flotta dell’MTA, con il progetto NYC Ferry, un network di linee che collegano via acqua zone della città in passato inaccessibili.

Per l’esposizione, collocata tra Brooklyn Bridge e Manhattan Bridge, le sale sono state ricavate all’interno di container di navi cargo che giungono a New York.

Nelle foto esposte, l’artista ha ritratto i newyorkesi che guardano la città e il fiume. In questo articolo le immagini scattate da Francesca durante l’inaugurazione di Photoville.

Foto di Francesca Magnani

Qui il video promo dell’evento.
La fotografa originaria di Padova, ci racconta ciò che l’ha ispirata per le 21 sue opere esposte nel container 49. “Nelle immagini di queste nuove angolazioni ho colto un senso di libertà, attesa, aspirazione che io stessa provai quando arrivai in città la prima volta. Ho pensato di fotografare soprattutto le persone in viaggio sui boat, tutti in attesa di raggiungere una destinazione, e che inconsapevolmente creano una comunità che per dieci minuti o un’ora si ferma e condivide il viaggio sull’acqua…ognuno si atteggia diversamente, dai turisti, alle famiglie, a chi lavora ai fidanzati, a gente come me”.

Foto di Francesca Magnani

L’artista, che collabora con numerose testate, ricerca da sempre il senso di identità dell’uomo in relazione con lo spazio che lo circonda.
La sua esperienza si è arricchita grazie al confronto con culture differenti, studiando lettere classiche e antropologia , insegnando italiano a tanti studenti, venendo a contatto con la diversità delle persone e le loro peculiarità.
“Fotografo la strada da quasi vent’anni anni e ho una pratica quotidiana, porto la macchina sempre con me. Solo saltuariamente vado in un posto per fotografarlo, di solito invece fotografo i posti in cui vado e i miei tragitti. Il progetto è quindi nato per un’esigenza personale: l’anno scorso l’estate ha tardato ad arrivare e mi sono trovata a metà agosto che non avevo fatto neppure un bagno in mare. Abito a New York da 21 anni e mi piace moltissimo approfittare delle spiagge che si raggiungono coi mezzi pubblici – a 40 minuti da Union Square uno può fare una pausa al sole andandosi a stendere a Coney Island, e poi tornare dentro l’hustle and bustle della Grande Mela. Conoscevo il ferry per aver usato quello sull’East River, ma non mi ero mai spinta sulla tratta che porta a Jamaica Bay, verso Rockaway. La zona è stata molto danneggiata dall’uragano Sandy nel 2012 e quelle spiagge che conoscevo bene negli anni precedenti, avevo poi smesso di frequentarle dopo la chiusura e i restauri del boardwalk”.

Foto di Francesca Magnani

“Della traversata mi ha colpito fin dal primo istante il senso di community e direzione comune che si creava tra i passeggeri, come a dire “siamo tutti sulla stessa barca”. In seguito ho esplorato sui battelli altre zone della città e notavo che la gente si godeva il passaggio in un modo che non ho mai visto su altri mezzi di trasporto, respirando, socializzando, godendosi il vento e la vista del panorama. Quindi mi sono incuriosita, e ho iniziato a interagire brevemente con le persone che fotografavo, chiedendogli un contatto per poi mandargli le foto e chiedendogli che cosa gli piaceva del viaggio. Però non ho mai preso la barca per fare foto, casomai il contrario: se durante il viaggio vedevo qualcosa che rispecchiava quello che sentivo, scattavo.”

È possibile saperne di più esplorando il sito Francesca Magnani, e seguire il progetto in progress su @magnanina, e anche proporre idee per collaborazioni.

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