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Domenica sulla Rai inchiesta sugli italiani di New York, California e New England

“Little Italy”, di Giovanni Bocco.  Speciale Tg1 , domenica 21 ottobre, ore 24, Rai1. Poi su RaiPlay.

Giovanni Bocco, autore del programma inchiesta "Little Italy" in onda questa domenica su Speciale Tg1 della Rai

Un viaggio tra le comunità italiche a New York, in California, nel New England. Tra i pescatori di origine siciliana a Gloucester, e tra scienziati, imprenditori, manager, artisti, giornalisti italici, a New York e in Silicon Valley, California. E poi a Napa Valley, dove proprio gli italiani importarono la vite, e adesso c’è l’ottimo e rinomato vino californiano. Ma anche tra la gente semplice di Arthur Avenue, la Little Italy del Bronx, a New York.  Chi sono e cosa fanno i discendenti dei milioni di italiani emigrati negli Stati Uniti, attratti dal sogno americano?  I nipoti e pronipoti dei contadini, pescatori, commercianti, operai, professionisti, che a ondate hanno varcato l’Atlantico per più di due secoli, oggi sono stimati ricercatori, grandi manager, imprenditori di successo, e anche artisti, designer, pizzaioli, giornalisti, salumieri.

E com’è cambiata l’emigrazione italiana, oggi? Sapevate che l’Issnaf, l’organizzazione no-profit che riunisce scienziati, accademici, ricercatori, anche privati, italiani, che lavorano negli Stati Uniti, conta su oltre 10.000 aderenti? E’ un aspetto significativo dello status raggiunto oggi dagli italici nordamericani. Giovanni Bocco è andato con Speciale TG1  alla ricerca delle loro storie umane, di sacrificio e riscatto sociale, con il benessere e il successo professionale conquistato a caro prezzo.

Il maestro Anton Coppola, musicista e  patriarca della nota famiglia di registi ed attori, a 102 anni, continua a comporre e a dirigere. La memoria storica dell’emigrazione italiana si racconta. E poi studiosi ed esperti, da Stefano Vaccara, ad Antonio Monda, a Letizia Airos, a Maria Teresa Cometto, Annalisa Liuzzo, ci parlano dei flussi migratori italiani dalle origini fino a oggi. Dai primi immigrati ,che suonavano il jazz nei campi del sud, insieme ai neri, loro compagni di lavoro. All’epoca del “Padrino”, in cui italiano faceva rima con mafioso. Fino a oggi, col “Made in Italy” apprezzato ed anche amato dagli americani. Perchè nel viaggio per realizzare il reportage, dice Bocco, “ci ha sorpreso e colpito proprio la stima che l’Italia e gli italiani riscuotono negli Stati Uniti. Apprezzamento che coinvolge i nostri prodotti,i manufatti, e la nostra cultura. La creatività e l’arte italiana”.

 

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