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Da odontoiatra a attrice a New York: la seconda vita di Francesca Ravera

Piemontese, si trasferisce a New York, casa delle più importante accademie del mondo, per studiare recitazione. E ora vive il suo sogno

Francesca Ravera.

"Recitare", dice Francesca, "mi permette di esplorare e conoscere vite differenti, esseri umani differenti; di raccontarne la storia, e condividerla con altre persone. È un lavoro di continua ricerca, scoperta e condivisione".

Nella prima vita era un’odontoiatra con tanto di pergamena, camice verde e pinzette fino a quando la passione per la recitazione, avuta sin da bambina, non prende il sopravvento. Francesca Ravera, attrice piemontese, sceglie la Grande Mela come prima destinazione per iniziare la sua formazione teatrale. “Sebbene sia nata con la passione per la recitazione, non ho sempre pensato che questa potesse diventare il mio lavoro” dice Francesca.

L’attrice italiana ha studiato alla Lee Strasberg Theater and Film Institute e alla Neighborhood Playhouse debuttando come protagonista di un cortometraggio girato in Italia, “Claire e prendendo parte al lungo metraggio “Ulysses: a dark Odyssey”, un film con cast internazionale, in cui Francesca ha recitato al fianco di attori internazionali quali Danny Glover e Udo Kier.

Il suo ultimo lavoro a teatro è stato “The Nina Variations”, di Steven Dietz. Una bellissima play ispirata a “Il Gabbiano” di Chekhov, in cui in 42 scene Nina e Treplev provano a riscrivere la loro storia, e a dire tutto quello che non si sono detti. “Una play di possibilità e anche una grande opportunità in quanto attrice, di esplorare tutti gli strati, le contraddizioni e i desideri di Nina, così come quelli presenti a vari livelli nel capolavoro di Chekhov”.

“Recitare”, dice Francesca, “mi permette di esplorare e conoscere vite differenti, esseri umani differenti; di raccontarne la storia, e condividerla con altre persone. È un lavoro di continua ricerca, scoperta e condivisione”.

Quella per il teatro e la recitazione, nasce prima come passione  e poi come professione. Prima hai scelto di diventare un’odontoiatra, un lavoro diverso da quello di attrice…
“Sì. La passione per la recitazione risale sin da quando ho memoria. Ricordo da bambina improvvisavo continuamente spettacoli con i miei amici, e ci esibivamo di fronte ai nostri genitori. Crescendo però ho pensato che non potesse diventare un lavoro. Avevo paura di non avere abbastanza talento, di non avere il carattere e la pazienza necessari ad intraprendere una strada fatta di incertezze. Per questo mi sono iscritta ad Odontoiatria. Tuttavia questa scelta non mi rendeva felice. Ho terminato gli studi, ma a quel punto decisi di dedicarmi completamente al mio primo amore, la recitazione”.

L’America, NY, ha per te rappresentato la svolta. Perché hai scelto la Grande Mela come prima destinazione?
“Volevo studiare recitazione qui, New York offre alcune tra le migliori Accademie al mondo. Inoltre volevo essere a contatto con la fervida e internazionale vita artistica della Grande Mela.  New York è una città dura, spesso crudele. E questo lavoro non è da meno. Con il senno di poi, posso dire che trasferirmi mi ha permesso di testare la mia passione, e di capire che recitare è semplicemente parte di me”.

Vuoi parlarci dell’ultimo lavoro teatrale e del tuo personaggio?
“L’ultimo lavoro che ho portato in scena è “The Nina Variations”, una piece scritta da Steven Dietz e ispirata a “Il Gabbiano”. Un questo spettacolo ci sono solo due personaggi, Nina e Treplev. Nel corso di 42 scene i due giovani e sfortunati artisti provano a riscrivere la loro storia, cercando un lieto fine che sfugge sempre. Sono immensamente grata di aver avuto la possibilità di interpretare questo ruolo. In questa piece di possibilità, Nina può esplorare il suo rapporto con Kostya, con l’arte, con il teatro e la scrittura”.

Carol è il personaggio che invece tu hai interpretato in “North of Providence”.
““North of Providence” è un atto unico di Edward Allan Baker, che ho portato in scena a Novembre. È la storia di Carol, una ragazza che torna nella casa di famiglia per convincere il fratello Bobby, depresso e disoccupato, ad andare a trovare il padre che sta morendo in ospedale. Bobby si rifiuta di ascoltare la sorella e di riconoscere la gravità delle condizioni del padre. Soltanto alla fine, Carol riesce ad aprire un dialogo con il Bobby, portando alla luce vecchi traumi e segreti che avevano allontanato i fratelli alcuni anni prima”.

“Claire” invece è un corto drammatico che narra la storia di una giovane donna che deve affrontare la fine di una relazione…
“Sì, Claire e Matt sono due giovani fidanzati che convivono, ma lui non la ama più, è lontano ed assente. I due vivono ancora insieme: Claire sa che la loro storia sta finendo, ma non riesce ad accettarlo. Claire dovrà alla fine decidere tra affrontare la realtà, e lasciare il suo fidanzato, o lasciare la situazione così com’è, e rimanere legata ad una persona che non la ama”.

Hai recitato nel lungometraggio “Ulysses: a dark Odyssey” uscito nei cinema a giugno, a fianco ad alcune star internazionali come Udo Kier e Danny Glover. com’è lavorare con loro?
“Sì, il mio ruolo è Scilla, uno degli antagonisti di Ulysses: lei lavora per Mr. Ocean (interpretato da Danny Glover) e cerca di impedire ad Ulysses di tornare a casa dalla moglie Penelope (interpretata da Anamaria Marinca). Lavorare con Udo e Danny è stata un’esperienza eccezionale. Sono attori straordinari, e hanno una grande etica professionale”.

Broadway o Off Broadway?
“Broadway e off Broadway”.

Quali sono gli spettacoli da non perdere in questa stagione?
“To Kill a Mockingbird”, “Mother of the Maid”, “The Ferryman” and “The Lifespan of a Fact”.

La differenza tra telecamera e palcoscenico?
“Il teatro mi offre un’emozione unica, con il pubblico si crea un contatto, un dialogo, che per me è magico. Recitare davanti alla camera ovviamente non regala questa particolare emozione, ma è per me altrettanto prezioso. La camera coglie ogni dettaglio, in ogni istante: diventa pertanto indispensabile –almeno in teoria! –che ciò che l’attore offre sia sempre vero ed onesto”.

Cosa significa per te recitare?
“Mi permette di esplorare e conoscere vite differenti, esseri umani differenti; di raccontarne la storia, e condividerla con altre persone. È un lavoro di continua ricerca, scoperta e condivisione; e vedere e sentire come altri siano stati toccati e ispirati da quello che ho portato in scena o sullo schermo è per me ogni volta qualcosa di molto speciale”.

Un primo bilancio di questi due anni a New York.
“Sono stati intensi e mi sembra ancora incredibile che tutto ciò sia accaduto così in fretta; ho visto quanto il duro lavoro dia risultati e quanto la passione e la fiducia in quello che si fa  siano indispensabili per superare i momenti negativi. Ho avuto la fortuna di ottenere questi due ruoli a distanza di poche settimane e mi sarebbe dispiaciuto dover rinunciare ad uno dei due. Fortunatamente sono riuscita a conciliare gli impegni per i due progetti: le ultime due settimane di prove e messa in scena di “North of Providence” ho iniziato le prove di “The Nina Variations””.

Cosa significa oggi fare l’attrice negli US ai tempi del movimento #metoo?
“Per la prima volta finalmente si è parlato apertamente di abusi per decenni tenuti nascosi e perpetrati nel silenzio. A generazioni di donne è stato detto di tacere. Talvolta anche tramite accordi di non divulgazione. Spero che questo sia davvero l’inizio di un cambiamento radicale, che le vittime prendano coscienza del fatto che hanno una voce e devono usarla. Per dire”.

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