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Gruppo di Sardine sotto la pioggia e la statua di Garibaldi con bella ciao New York!

Nel cuore del West Village, a Washington Square Park, con alcune domande per gli italiani partecipanti alla manifestazione delle "sardine atlantiche"

Oggi, tra un centinaio di italiani con la vita a New York e il cuore in Italia, spirava aria di speranza per una politica diversa e lontana da concetti quali razzismo, discriminazione, xenofobia.

Ce l’avevano annunciato qualche giorno fa, ed eccole come un’onda: le Sardine Atlantiche hanno fatto sentire la loro voce anche qui nel cuore di New York, a Washington Square Park, nel West Village. Il freddo e la pioggia non hanno fermato circa 150 “sardine” che strette davanti la statua di Giuseppe Garibaldi si sono mostrate compatte nel rivendicare principi importanti come la tolleranza reciproca, l’antifascismo, l’anticorruzione, l’unità multiculturale. Donne e uomini insieme, al di là di differenze religiose, della provenienza etnica, dell’appartenenza politica e della differenza generazionale. Infatti, è proprio questo che le sardine di tutte le età e con origini dal Nord al Sud d’Italia hanno chiesto a gran voce: un luogo di appartenenza, dove non essere giudicati per quello che si è, dove ci sia posto per l’integrazione, dunque per una politica di cui ci si possa fidare e che pensi al bene comune.

Le Sardine Atlantiche sotto la pioggia di New York, insieme durante la manifestazione (foto di Eleonora Francica)

Diverse testimonianze e cori (anche a New York la più cantata “Bella Ciao”) si sono susseguiti per la durata di circa un’ora e mezza sotto la pioggia. Tra gli interventi, non solo dichiarazioni di italiani emigrati a New York, ma anche di americani e di appartenenti ad altre nazionalità. Ed è qui che noi de La Voce di New York abbiamo appurato la novità delle Sardine Atlantiche: l’unità invocata non è diretta solo agli italiani, ma amplia la sua visione a livello internazionale. Durante i discorsi sono stati fatti vari richiami rispetto alla situazione politica in altri Paesi, in particolare il Messico ed il Cile. Le Sardine italiane hanno mostrato una integrazione tra nazioni contro un sistema politico che non risponde più alle loro esigenze e hanno teso la mano a coloro che vivono questo stesso stato di sfiducia in altri Paesi.

“España Esta Con Las Sardinas”, l’appoggio internazionale alla manifestazione delle Sardine di New York (foto di Eleonora Francica)

Oggi a Washington Square Park c’era aria di cambiamento, di speranza per una politica diversa e lontana da concetti quali razzismo, discriminazione, xenofobia. Domenica gli italiani a New York hanno mostrato il loro appoggio alle Sardine in Italia che sono scese e scenderanno in piazza a manifestare in questi giorni. “L’Italia non si lega”, e neanche gli italiani a New York.

“L’Italia Non Si Lega”, uno dei messaggi delle Sardine oggi a Washington Square Park (foto di Eleonora Francica)

Al termine dell’iniziativa siamo riusciti ad avvicinare alcune “sardine” per porgli qualche domanda riguardo la manifestazione appena svoltasi. Tra gli intervistati, molti studenti e lavoratori in ambito universitario, ma anche artisti, architetti, ingegneri. Tutti sono accomunati da una caratteristica: sono italiani emigrati a New York e sono scesi in piazza per manifestare per una politica che dia importanza ai valori fondamentali della pace, dell’integrazione, dei diritti umani, anche nel loro Paese di origine. “Sardine – dice Martina da Como – vuol dire “vi capiamo, capiamo la vostra delusione, cerchiamo una soluzione insieme” “.

Michela, 24 anni, viene dalla Sardegna, Cagliari, ed è in procinto di conseguire un Master in Women’s and Gender Studies. Si trova a New York da due anni e ci ha raccontato in questi termini cosa significhi per lei questa iniziativa, questa unione di Sardine: “Per me la cosa più importante è stata mandare un messaggio all’Italia e arricchire quello che stanno facendo le Sardine in Italia con il tema dell’emigrazione. Ti parlo da sarda e la mia è una di quelle regioni in cui l’emigrazione è un fenomeno massivo. Quasi tutti i miei amici e amiche se ne sono andati: non c’è stato nessuno che ci ha detto andatevene ma la mia generazione è stata cresciuta con l’idea che lo dovessimo fare. Non è una cosa che arriva dall’alto, ma un messaggio culturale che ormai è diventato la norma”.

Martina, 24 anni, studentessa in Psicologia Politica in Olanda e tirocinante alla New York University, viene da Como e ha spiegato a La Voce di New York il delicato momento che affronta l’elettorato italiano. Alla domanda “quale partito voteresti oggi?” ha risposto: “personalmente, ho riflettuto tanto su quale fosse il mio orientamento e la mia idea politica. Ho un’idea in testa e la cosa assurda è quanto sia difficile concretizzare quello che io sento di seguire e credere in un partito italiano: questo è il chiaro segnale che i partiti hanno un po’ perso la capacità di rappresentare una ideologia politica chiara. Quindi per assurdo se ti dovessi dire chi voterei la mia risposta sarebbe: non lo so. C’è una confusione incredibile”. Questo momento di incertezza e ambiguità politica è infatti una delle cause scatenanti che hanno portato le Sardine a manifestare contro i populisti che avrebbero “rovesciato bugie e odio su noi e i nostri concittadini: […], rappresentando il loro mondo nel modo che più vi (ai populisti) faceva comodo”. (Manifesto delle Sardine)

A questo punto, abbiamo indagato sul significato che le Sardine Atlantiche danno al termine “populismo”. Dopo risposte che prettamente demonizzavano il populismo, una risposta interessante ci è stata fornita da Martina: “Populismo è per definizione una strategia politica, un modo di fare politica, non è una ideologia di per sé. È una strategia vecchia, vecchissima, che ha preso tantissime forme; se parliamo di populismo ora ci riferiamo a quello nell’era dei media, dei post-factual politics. Non è un problema di per sé, ed è per questo che anche all’interno del movimento delle Sardine dovremmo chiarire questa cosa magari nel futuro: di non dover fare una battaglia al populismo. Ci sono delle cose in Italia del populismo che sicuramente mi fanno paura, come la retorica dell’odio, del noi contro di loro. Se c’è il populismo bisogna capire perché esiste e come funziona”.

Le Sardine davanti alla statua di Garibaldi a Washington Square Park, New York (foto di Eleonora Francica)

Infine, si sono susseguite domande sulla politica italiana e sulla sua connessione con quella americana:

Per te il partito della Lega con Matteo Salvini e il Movimento 5 Stelle sono la stessa cosa o sono due forze politiche ben distinte con obiettivi ben diversi?

Luca da Teramo (32 anni, Ricercatore di Medicina Molecolare, a New York da quasi due anni): “Penso che i due siano da distinguere perché il Movimento non ha mai raggiunto una sua identità politica mentre la Lega la ha. Quindi il vanto della Lega, se così si può chiamare, è quello di avere un elettorato suo, proprio, non acquistato, perché ha un’identità propria, ha un suo passato, ha un “ideale” per quanto corretto o meno possa essere. Il Movimento no.”

Riccardo da Roma (29 anni, PostDoc all’università in Biologia, a New York da un anno): “Lega e 5 Stelle sono ideologicamente e storicamente ben diversi. Forse PD e 5 stelle si assomigliano di più però è solo un matrimonio di convenienza in entrambi i casi; rappresentano entrambi un simbolo, e cioè che per piacere agli istinti semplici delle persone basta essere volgare, basta non filtrare, non premeditare, e quindi è facile vedere come Salvini, Bolsonaro, Trump, e in tutto il mondo si stia ricreando questo stereotipo dell’uomo rozzo, forte, “io ottengo, io faccio” “.

Pensi che Salvini si ispiri in qualche modo alla politica e all’approccio che Trump ha con il suo elettorato e, in generale, con l’America?

Martina da Como (sopracitata): “Ci vedo dei punti in comune. Più che rifarsi a Trump, penso che il populismo in generale sia una strategia con alcuni punti-chiave che possono essere reiterati qua come in Italia come altrove, come ad esempio in Brasile”.

Dacia da Vittoria (Sicilia), 30 anni, Research Assistant in una Core Facility di Genomica, vive da un anno a New York: “Direi che basti pensare che lo slogan di Salvini è “Prima gli Italiani” e quello di Trump “America first”.

Michela da Cagliari (sopracitata): “Personalmente penso che Salvini abbia ripreso da Trump i metodi moderni di comunicazione attraverso i social media, ecc., ma che le idee proposte vengano dal passato del nostro paese”.

 

 

 

 

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