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Quando quella prima volta entrai al MoMA e sognai di lavorare a New York…

Tornata in Italia, dopo tanto tempo, arrivò un’email inaspettata. Il mittente era il Museum of Modern Art e per quattro mesi il sogno divenne realtà

di Stefania Castelletti

NYC collage by Stefania Castelletti

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In una calda estate del 2014, giovanissima e in solitaria, arrivai per la prima volta a New York. A quel tempo, non potevo immaginare che quel viaggio sarebbe stato il primo passo per realizzare il mio più grande sogno: vivere e lavorare nella Grande Mela.

Stefania Castelletti sul Ponte di Brooklyn

Fu proprio durante quella vacanza che, come ogni turista che si rispetti, entrai al Museum of Modern Art e visitai la sezione “Architettura & Design”: vedere il design elevato allo stato dell’arte fu per me un momento “rivelatore”. Il MoMa è stato il primo museo, nel lontano 1932, a inserire una collezione di design al suo interno, dimostrando una grandissima lungimiranza. Peter Blake, uno dei curatori della sezione Architettura & Design durante gli anni ‘50, disse infatti che “gli oggetti banali di tutti i giorni sono parte integrante dell’arte del nostro tempo” e perciò degni di essere esposti in un museo. Un’idea ormai assodata ai giorni nostri ma piuttosto rivoluzionaria per l’epoca.

Terminato il liceo, affascinata da questo concetto, decisi di iscrivermi al corso di Graphic Design presso l’Istituto Europeo di Design a Milano e, subito dopo la laurea, inviai la mia candidatura per un’internship a quello stesso museo che tanto mi aveva affascinata.

Trascorsero alcuni mesi ma nessuna notizia giunse da oltreoceano, così decisi di mettermi il cuore in pace: avevano sicuramente scelto qualcun altro. Nel frattempo, avevo trovato lavoro presso uno studio di art direction a Milano. Qui, ho avuto l’incredibile opportunità di lavorare con alcuni brand di lusso (Valextra, Masseto per citarne alcuni) così da iniziare a crearmi una prima e timida esperienza nel campo creativo.

Un freddo giorno di dicembre, tuttavia, arrivò un’email inaspettata. Il mittente era il Museum of Modern Art. Incredula, iniziai a leggere: erano interessati alla mia candidatura. Ci accordammo per un colloquio telefonico e, nel giro di qualche settimana, eccomi su un volo intercontinentale: direzione New York City.

A distanza di un anno, quando ripenso a quegli incredibili quattro mesi trascorsi nella città, tutto sembra un lontano ma meraviglioso sogno. Vivevo in un piccolo ma grazioso monolocale in affitto sulla 54th strada, a pochissimi passi dal Museo. Per un europeo, può essere impegnativo vivere a Midtown all’inizio. Abituata ai palazzi antichi ed eleganti delle nostre città, non è difficile immaginare quanto fossi intimidita nel vivere tutta sola in mezzo a giganteschi grattacieli. Ma non passò troppo tempo prima che iniziassi ad amare quella striscia di edifici affusolati schiacciata tra Central Park e Downtown. Da lì, d’altronde, potevo raggiungere qualsiasi luogo sull’isola a piedi e, cosa più importante, ero vicinissima al mio ufficio: il Department of Retail. Questo dipartimento gestisce tutte le attività legate al MoMA Design Store, dall’e-commerce ai veri e propri brick and mortar dislocati in differenti location sull’isola (da Midtown a Soho). Il mio ruolo era ben definito ma capitava, a volte, di occuparmi anche di altro: oltre alla grafica tradizionale (moodboard per il team buyer e proposte di design per i nuovi prodotti da presentare durante la riapertura dello scorso ottobre) mi sono occupata anche di eventi (allestimenti di workshop) e di gestione dell’e-commerce (merchandising e controlli continui del sito). Insomma, un’esperienza creativa a 360° che mi ha permesso di acquisire una sicurezza che mai avevo avuto prima. Una sensazione che tutti gli immigrants, sono sicura, possono confermare di aver provato almeno una volta nella vita: i newyorkesi, del resto, sono bravissimi a trasmetterti l’energia e la positività che li contraddistingue.

L’esperienza di lavorare al MoMA è stata resa ancora più speciale grazie al fermento e alla visibile emozione che aleggiava negli uffici a causa dell’imminente ristrutturazione avvenuta la scorsa estate. Lavori da circa 400 milioni di dollari che hanno permesso di riorganizzare la collezione permanente del museo e di arricchirla con nuove opere di artisti meno conosciuti e tradizionalmente meno rappresentati come donne o appartenenti a minoranze.

Le settimane passarono fin troppo velocemente e con l’arrivo della primavera, ahimè, giunse anche la fine della mia internship. Con malinconia, salutai New York, sicura che non sarebbe stato un addio ma un arrivederci. È passato esattamente un anno da quando, nervosa e piena di aspettative, salivo su un aereo per vivere questa meravigliosa avventura. Da allora, New York è sempre rimasta nei miei pensieri, tant’è che non ho potuto fare a meno di tornarci lo scorso ottobre per la riapertura del nuovo MoMA. Oltre ad ammirare il restyling del museo, ho avuto modo di vedere dal vivo alcuni dei prodotti a cui avevo lavorato, ben esposti nel nuovissimo MoMA Design Store del museo.

Oggi vivo e lavoro in Italia, ma la mia speranza rimane sempre la stessa: tornare a New York, la città dei miei sogni.

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