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Dalla piccola Soave a New York: ecco come ho imparato a non aver paura del successo

Ho deciso di scrivere alla Voce, per raccontare la mia storia, con la speranza che quel giovane neo-laureato alle prese con il futuro possa continuare a credere

di Ombretta Bellomi

River Park a Brooklyn. Immagine Williams NY

A volte noi italiani ci dimentichiamo di quanto la nostra cultura ed educazione sia ad un livello elevato, unico; a volte ci dimentichiamo che possiamo arrivare ovunque, anche cambiare lo skyline di Brooklyn, a volte ci dimentichiamo di condividere storie positive per alimentare la speranza.

Caro Direttore,

Leggo quotidianamente La Voce di New York davanti ad un caffé, ormai è parte della mia routine mattutina.

Mi piace leggere le storie di Italiani che hanno reso e stanno rendendo New York unica, “American Dream, Italian Way”!!

Arrivare a NYC e “fare carriera” non è facile, a volte si vede solo l’arrivo, senza considerare che il viaggio per “Arrivare” è stato molto turbolento.

Stavo pensando a 7 anni fa, quando ho messo piede negli US con le paure e l’ansia di non riuscire; probabilmente se avessi letto testimonianze di Italiani che sono partiti con le mie stesse paure ed ansie e sono riusciti a fare qualcosa di unico, sicuramente mi avrebbe aiutato a gestire le situazioni con maggiore ottimismo.

Cosi ho deciso di scriverle, per raccontare la mia storia, semplicemente con la speranza che quel giovane neo-laureato alle prese con il dubbioso futuro possa continuare a credere.

Da un paesino di 6000 abitanti, Soave in provincia di Verona, sono partita per realizzare un sogno: cambiare lo skyline di NYC.

Mi chiamo Ombretta Bellomi mi sono laureata al Politecnico di Milano in Architettura, ho iniziato la mia gavetta in Francia presso lo studio Dominique Perrault come giovane architetto, successivamente, ho deciso di trasferirmi a NYC nel 2013 con i miei 25anni per realizzare “the American Dream”. Ho iniziato a lavorare per lo studio Frederic Schwartz Architect come Trainee Designer; un’esperienza entusiasmante, ma allo stesso tempo molto dura. Lavorare per un’importante studio di architettura in una città competitiva come New York mette alla prova, ti obbliga ad essere il migliore in tutto, ti obbliga a fare nottate in bianco, ti obbliga ad essere umile, ma allo stesso tempo intelligente nel capire le dinamiche dello studio e percepire le opportunità. Insomma non è stata una passeggiata, ci sono state molte salite, imprevisti e battaglie. Non è facile essere la pecora nera in un mare di pecore bianca, ma bisogna provarci.

Ad ottobre del 2014, mi sono finalmente sentita quella pecora nera: uno dei senior Architect di FSA decide di aprire il suo studio e mi chiede di unirmi a lui per iniziare questa nuova avventura.

Nella mia mente due parole: Opportunità o rischio?

Ho scelto l’Opportunità.

Ho iniziato a lavorare per Romines Architecture. Come Architectural Designer, in pochi mesi ho lavorato con un ruolo di prima linea a progetti come ALJAMEA ACADEMIC CAMPUS 12-acre di campus universitario a Nairobi, Kenya; a progetti d’interni per Federal Republic of Germany, ai progetti dei negozi Moleskine al WTC, fulton center e Grand central Terminal.

E poi arriva il grande sogno, cambiare lo skyline di questa città: River Park Brooklyn. River Park è un nuovo “quartiere” situato lungo l’Est River a Brooklyn, vicino a Brooklyn Heights e Dumbo. Il progetto fa parte di un nuovo masterplan che comprende diversi edifici che stanno cambiando completamente lo stile di Brooklyn e soprattutto di un quartiere storico come Cobble Hill. 

River Park, Brooklyn (Foto Ombretta Bellomi)

WELCOME TO RIVER PARK!

“Polhemus Townhouses” e “5 River Park”  / Rendering by Williams NY

Sono nata e cresciuta nella campagna veronese, oggi cammino per NYC con la stessa umiltà, ma con la consapevolezza che tutto è possibile, anche guardare l’edificio che hai visto svilupparsi tra le tue mani.

A volte noi italiani ci dimentichiamo di quanto la nostra cultura ed educazione sia ad un livello elevato, unico; a volte ci dimentichiamo che possiamo arrivare ovunque, anche cambiare lo skyline di Brooklyn, a volte ci dimentichiamo di condividere storie positive per alimentare la speranza. 

Spero che il giornale possa continuare a raccontare storie di giovani Italiani alle prese con la vita professionale e la realizzazione di sogni, grandi e piccoli. 

 Grazie ancora per il duro lavoro

Con affetto e speranza!

 Ombretta

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