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Ditemi che sto sognando

Questa volta facciamo un viaggio al contrario. Ecco la voce di un newyorchese appena trasferitosi in Italia. Perché a  volte bisogna essere fuori dal proprio elemento naturale per trovare una nuova casa (READ IT IN ENGLISH)

Normalmente gli articoli de La VOCE sono dedicati agli italiani che vivono a New York City, ma oggi la proverbiale "scarpa" è sull'altro piede. Sono un newyorkese e brookliniano di adozione trasferito in Italia, e per ora il cambiamento sembra calzarmi a pennello. Entrambi i posti e i loro abitanti sono estremamente ricchi in storia e cultura. E da quando mi ricordo, ho sempre sognato di godermeli come un primo bacio; mentre faccio sentire la mia presenza nella comunità e mi immergo in tutto ciò che ha da offrire.

Sono cresciuto nella zona costiera del Golfo della Florida. Un posto non molto ricco di storia, e anche meno di cultura se paragonato a New York City e all'Italia, ma ho legami con entrambi. Sono per metà italiano ed i miei genitori sono nati e cresciuti a Long Island (NY). Sia l'Italia che New York hanno sempre rappresentato dei posti magici per me mentre diventavo grande (e lo sono ancora adesso). I film americani e le storie famigliari hanno influenzato le mie percezioni, mentre l'immaginazione ha solo contribuito ad alimentare il mio desiderio di perdermi nell'enorme diversità dei paesaggi e della demografia italiani.

Dopo il College mi sono trasferito a New York per lavoro, rincorrendo ancora una volta un sogno, ma questa volta diverso. Era tutto quello che avevo immaginato, ed anche di più. Le persone e le culture che queste hanno portato con sé attraverso generazioni, da varie parti del pianeta, tutto in quella piccola isola! Dopo tutto, il mio sogno è solo uno dei milioni a NYC. Ed io ero lì, in mezzo a tutti.

Circa dieci anni dopo, mentre aspetto la nascita del mio primo figlio, ho avuto l'opportunità di esaudire un'altro mio desiderio, trasferendomi in Italia. La mia anima si accresce e trae giovamento nel trovarmi al di fuori del mio habitat naturale, immerso in diverse città, culture; circondato da persone che parlano lingue esotiche e straniere, tra fantastici e suggestivi paesaggi; eppure, quando ho messo piede fuori dall'aereo, all'aeroporto di Fiumicino a Roma, ho avuto una vaga sensazione di una pace ritrovata. Quasi un deja-vu, come quando vedi qualcuno per strada e giureresti di averlo già incontrato in passato. So già che durante il tempo che trascorrerò qui, continuerò a sorprendermi e ad affascinarmi a tutti i livelli. Tante saranno le avventure (la paternità tra queste!). Visiterò ed esplorerò luoghi di cui finora ho soltanto letto nei libri o che ho visto nei film. Assaggerò in abbandonanza e con grande piacere quei piatti che negli USA ci si sforza di ricreare. Cercherò di imparare un equilibrio costantemente agognato dai miei concittadini newyorchesi: "lavorare per vivere, non vivere per lavorare". Con la guida e l'ascendente di persone fantastiche (e con un gran caffè), mi aspetto di crescere come persona, in questo "sogno" che diventa realtà. Ciao.

 

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