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Ritorno nello Yukon, undici mesi dopo. Domani si parte per l’avventura in canoa

Igor appena fuori da Winnipeg, primo viaggio invernale in autostop in Canada. 2013

Igor appena fuori da Winnipeg, primo viaggio invernale in autostop in Canada. 2013

Preparare una spedizione in canoa sulle orme di Walter Bonatti è impegnativo e delicato. Raccontare cosa è cambiato nello Yukon dalla sua testimonianza alla mia, circa mezzo secolo dopo, è una grande responsabilità. Ma me la prendo volentieri. Non c'è un “forse potrei fare altro”. C'è solo questo. Punto

 

Sono passati undici mesi dal mio primo sopralluogo nello Yukon per preparare questa spedizione in canoa. Erano tempi bui e difficili, ma se si continua a battere il piccone sul muro, prima o poi si arriva a vedere nella stanza accanto.

Finalmente c'è una produzione di Milano, Kobalt Entertainment, che mi sta fornendo un grande aiuto per la realizzazione del documentario sui 2.500 km in solitaria in canoa sui fiumi Yukon e Porcupine, che avevo già tentato di finanziare l'anno scorso. C'è Sport Senza Frontiere, una Onlus che porta lo sport ai bambini dei quartieri meno fortunati di Roma e dintorni, che crede che questa iniziativa sia una bella storia da portare nelle scuole. Alla conferenza stampa, organizzata dalla Onlus all' istituto Mazzini, a due passi dal Colosseo, c'erano anche tanti ragazzini delle scuole medie. Mi hanno sommerso di domande, specialmente quando hanno saputo del mese passato nella grotta del Pidocchio. È stato un momento molto bello. Condivisione, occasioni, scambio di idee, questa è la ricchezza.

So bene che preparare una spedizione in canoa sulle orme di Walter Bonatti è impegnativo e delicato. Raccontare cosa è cambiato nello Yukon dalla sua testimonianza alla mia, circa mezzo secolo dopo, è una grande responsabilità.

Ma questa responsabilità me la prendo con piacere, perchè non sono stato due anni su un progetto per sentirmi dire “bravo” o “non ce la farai mai”, ma perchè è il prossimo step della scala che ho cominciato a salire ed è esattamente quello che deve succedere adesso. Non c'è un “forse potrei fare altro”. C'è solo questo. Punto.

Non so molto di canoe ancora, ma ho fatto un primo test sul Po con l'amico Alberto Sachero, fotografo e canoista torinese, che è stato paziente e meticoloso nell'insegnarmi la base della tecnica. Siamo riusciti a fare anche un paio di rapide in mezzo ai piloni di un ponte. Erano appena poche decine di metri, ma belli intensi come prima volta! Io remavo su una canoa di nome Thelma e lui mi seguiva con la sua in caso di emergenza. È andata bene, niente rovesciamenti o nuotate nel fiume. Ma la parte dura viene adesso. Poi sono stato sul Sile (vicino Treviso), con un canadesista che ha reputazione di essere davvero un istruttore tosto. Abbiamo provato assieme il rovesciamento con canoa carica, come nuotare nel fiume e affinare la tecnica in situazioni più difficili di quello che troverò in Alaska. Saranno dei giorni duri. Avevo detto a Cristian che mi avrebbe dovuto massacrare e credo lo abbia fatto. Avrei dovuto incontrare il grande Beppe Faresin, che ha girato in lungo e in largo il mondo, pagaiando su fiumi come il Danubio, il Mississipi, e un terzo del fiume Yukon proprio l'anno scorso. Purtroppo non è stato possibile, ma Beppe si è premurato di darmi quante più indicazioni su quel capolavoro della natura, con email e telefonate. 

Con i preziosissimi consigli di questi esperti del settore, le possibilità di miglioramento sono garantite. Ovviamente dovrò integrare la preparazione anche a inizio estate direttamente a Whitehorse con una guida del posto.

Ma andiamo per gradi. Domani sarò per strada, diretto nuovamente a nord in autostop. È stato l'inverno più lungo e rigido da decenni in Canada. Mi sa che dovrò comprare un sacco a pelo, un po' più a pelo e meno sacco.

Scoprite come va a finire su La VOCE di NY e su www.igordindia.it/myblog

 


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