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La Roma dell’ispettore Sangermano

In questi giorni è in uscita il mio romanzo Dodici giugno (Arkadia Editore), il secondo di una serie che ha come protagonista un ispettore romano che si occupa di efferati serial killer. Sangermano ama passeggiare per la città, nei luoghi che sono anche i miei, del mio presente e del mio passato

Esce in questi giorni in libreria e, naturalmente, in tutti i siti di vendita online, il mio nuovo giallo dal titolo Dodici giugno (Arkadia Editore). 

È il secondo della serie, dopo quello dell’anno scorso, Destini di sangue, che fu presentato a maggio al Salone del Libro di Torino dal mio vecchio amico Piero Chiambretti. Il prossimo anno ne uscirà un terzo, e così via, finché i lettori ameranno il personaggio e le sue indagini. L’ispettore Marcello Sangermano, poliziotto intelligente e metodico, si occupa di efferati serial killer italiani ma, nella sua vita privata, è impegnato in prima persona nei centri d’ascolto per le famiglie e nel reinserimento in società di ragazzi ex tossicodipendenti.

copertinaLa città in cui vive è Roma, la stessa in cui io sono nato e dove ho sempre abitato. Inutile dire che, in questo personaggio, c’è anche un po’ del sottoscritto, almeno nei luoghi della città che ho amato di più e che conosco bene.

Proviamo a conoscerne meglio qualcuno di questi posti, tra tutti quelli citati nei libri.  Gli uffici dell’UOCS, l’Unità per i crimini seriali dove Sangermano svolge il proprio servizio, si trovano in piazza del Gesù in un antico edificio del XVII secolo. 

Io gli ho cambiato abusivamente il nome in Palazzo D'Antimi ma in realtà si tratta di Palazzo Altieri, oggi sede di Banche e di uffici di vario tipo. In quello storico luogo hanno abitato in passato Anna Magnani e lo scrittore Carlo Levi e si conservano ancora oggi opere originali di grandi artisti come Luca Giordano, Bernardo Strozzi e Pieter Muller. Uno degli amici di Sangermano, il pingue farmacista Nanni Ciocci, adora passare i pomeriggi da Babington’s, la storica sala da tè di piazza di Spagna, fondata alla fine dell’Ottocento dalle due signorine inglesi Isabel Cargil e Annamaria Babington (ne avevamo già parlato nella rubrica dedicata ai negozi storici di Roma). 

Il famoso locale è ancora oggi gestito dai pronipoti della Cargil che offrono una sterminata lista di tè provenienti da tutto il mondo e deliziose torte ripiene di ogni ben di Dio. Il primo delitto di cui Sangermano si occupa, nel primo libro, viene commesso in via Flaminia 56,  al terzo piano di un palazzo primi Novecento. Giuro di aver scelto quel palazzo a caso, non sapendo che proprio in quell’appartamento del terzo piano, nel 1930, c’era nata mia suocera, Anna Garibaldi, i cui genitori erano proprietari di una grande drogheria-torrefazione lungo la strada. “Ma perché hai fatto morire uno nella casa in cui sono nata?”, mi ha domandato un giorno mia suocera, tutta preoccupata. Sono caduto dalle nuvole.

Il mio protagonista è un laico consacrato, alcuni dolorosi eventi della sua vita giovanile lo hanno portato a scegliere la Fede, ma anche la lotta contro il male. Vive in un piccolissimo appartamento all’interno di una parrocchia di Roma Nord che ricorda molto da vicino la mia, ovvero San Pio X, in piazza della Balduina.

Il funerale del padre di Nanni Ciocci si tiene a Santa Maria del Popolo, nell’omonima piazza. In particolare la funzione funebre viene svolta nella cappella Chigi, una della quattro cappelle della navata sinistra, la stessa scelta da Dan Brown per il suo Angeli e Demoni. Restando in tema religioso, il primo delitto del nuovo libro avviene all’interno del Pontificio Seminario Romano che si trova nel palazzo accanto alla Basilica di S.Giovanni in Laterano. La sede del seminario è la stessa dal 1913 dopo che, per secoli, aveva girovagato tra Palazzo Pallavicini, Palazzo Madama e Palazzo Piccolomini. 

Marcello Sangermano frequentava da ragazzo il Liceo Virgilio di via Giulia, lo stesso dove andava anche il sottoscritto che, uscito da scuola, andava sempre a mangiare la pizza al taglio nella piazzetta accanto e, quando andava bene, si sedeva ad uno dei tavolini della Trattoria Moretta e ordinava una meravigliosa Pasta alla Carbonara rinforzata, che voleva dire “dammene tanta!”.

Come il suo celebre collega Maigret, anche Sangermano adora passeggiare in silenzio per le vie della sua città. Camminando, riflette neglio sul caso che sta seguendo e trova spesso nuove prospettive per cercare di svelare il colpevole. Uscendo dall’ufficio, in genere, gira a destra su via del Plebiscito fino a raggiungere Piazza Venezia. Da lì prosegue su via del Corso fino a piazza Colonna, prende un caffè alla Galleria Alberto Sordi e poi prosegue verso piazza di Spagna.

Qualche volta entra in chiesa, una delle tante meravigliose che ci sono in questa città. Si siede agli ultimi banchi e, a bassa voce, recita una breve preghiera, magari in memoria di qualcuno appena ucciso da uno degli spietati serial killer a cui lui sta dando la caccia. Ogni tanto, nelle sue passeggiate notturne, passa per via della Lungara, dove si trova il carcere di Regina Coeli e pensa a quanta gente lui ha fatto salire quel famoso gradino che il proverbio dice “chi non lo sale, non è romano”.

Ci sono altri luoghi romani, meno belli e conosciuti, in questi miei gialli: il parco del Pineto e valle Aurelia, terra di sbandati in campi abusivi nascosti dalla vegetazione, le stradine battute dalle prostitute intorno alla via Salaria, i pericolosi quartieri di Tor Bella Monaca e Laurentino 38 e poi ci sono gli ospedali dove finisce sempre qualche accoltellato, qualche ferito. Ecco quindi il policlinico Gemelli, il Sant’Andrea e l’ultimo in ordine di apparizione nei libri, il Fatebenefratelli con tutto il suo fiorire di colorati personaggi medici e paramedici. E infine c’è la Stazione Termini dove lui e la sua giovane amica Martina, ex tossicodipendente in recupero, vanno spesso a portare un pasto caldo ai senza tetto, nel pericoloso buio della notte romana.

Ma quando il tempo è bello, allora l’ispettore fa un salto ad Ostia, magari insieme al suo amico Nanni a vedere un bel film alla vecchia Arena Cucciolo, quella dei loro ricordi e, in fondo, anche dei miei. Un lenzuolo bianco per schermo, il cigolio delle sedie di ferro, il vecchio bibitaro ciociaro che vendeva mostaccioli e caramelle e i ragazzini che masticavano chewing gum. Se abbassavi gli occhi vedevi centinaia di bucce di semini e mozziconi di sigarette. Se li alzavi, invece, ti tuffavi dentro migliaia di stelle luminose e sentivi il profumo della tua magica estate.

 

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