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Pedalando sul Po. Cicloturismo dal Lago di Garda alle coste dell’Adriatico

Uno scorcio di Comacchio, sul delta del Po. Foto: Itangelini

Uno scorcio di Comacchio, sul delta del Po. Foto: Itangelini

Il cicloturismo è una scelta di viaggio sempre più popolare. Ecco un itinerario su due ruote da Peschiera del Garda fino al Delta del Po e alla caratteristica Comacchio per scoprire le bellezze naturali che circondano il fiume più lungo d'Italia e le meravigliose città ricche di storia. Non mancano le prelibatezze gastronomiche, meritata ricompensa delle fatiche ciclistiche

Negli ultimi anni l'Italia ha esteso molto la rete delle piste ciclabili, a cui vanno aggiunte anche le ciclovie, ossia strade poco trafficate e di lunga percorrenza; aggiornati e dettagliati i siti a cui fare riferimento per scegliere dove pedalare: PisteCiclabili.com è una community di quasi settantamila persone, BikeItalia.it offre proposte suddivise per regione e per tipologia, su BiciItalia la Federazione Italiana Amici della Bicicletta, hanno mappato, in collaborazione col Ministero dell’Ambiente, oltre 10.000 chilometri di strade ciclabili, sui 18.000 totali. E sempre di più sono gli appassionati, occasionali o regolari, di questa attività che coniuga sport e curiosità. 

Tra gli itinerari possibili, uno dei più belli per l’ecosistema e le splendide città che attraversa è quello che porta dal lago di Garda al mare Adriatico, lungo i fiumi tra Mantova e Ferrara, con arrivo ed eventuale escursione finale al delta del Po. Le grandi distese della Pianura Padana rendono questo itinerario facile e accessibile anche ai meno atletici.

In sella tra i castelli

polveriera

la polveriera austriaca a Peschiera del Garda

Borghetto

Borghetto

Partenza da Peschiera del Garda, dei paesi più eleganti da visitare sulla sponda lacustre veronese; interessanti le vestigia delle fortificazioni austriache, tra cui la polveriera appena ristrutturata; da qui, il percorso verso Mantova si snoda per poco più di 43 km, lungo la ciclopedonale che affianca gli argini del fiume Mincio e i canali artificiali, all’interno del Parco Regionale del Mincio; numerose e suggestive le possibili deviazioni che consentono di ammirare il castello di sul Mincio o quello scaligero di Monzambano, località sulle dolcissime colline moreniche del Garda, o il borgo di Lagusello, patrimonio UNESCO, affacciato su un laghetto a forma di cuore. Nel delizioso paese di Borghetto, frazione di Valeggio, imperdibile è una tappa gastronomica per assaggiare la specialità locale, i piccoli tortellini: smaltiti senza fatica grazie a una sfoglia delicata come un fazzoletto, si prosegue verso Mantovana, dove sorge palazzo Gonzaga con i suoi giardini all’italiana.   

Sontuosità gonzaga

Ecco Mantova, un gioiello. Pare quasi ripetitivo dirlo, ma l’Italia è così: bella! Anche questa cittadina lombarda è, insieme alla vicina Sabbioneta, patrimonio UNESCO dal 2008; da vedere, anche solo passeggiando per il piccolo, prezioso centro storico, il palazzo Ducale, la casa di Rigoletto, il Teatro Scientifico, la chiesa di S. Andrea, la casa del Mantegna e, appena fuori dal cuore della città, lo splendido palazzo Te, dimora dei Gonzaga.

Gli agnolini mantovani in brodo

Gli agnolini mantovani in brodo

La cucina mantovana risente dell’influenza della vicina Emilia: ci si avvicina alla sontuosità. Un primo indizio: i pasti della tradizione cominciano col “sorbìr d’agnoli”, una scodella di brodo corretto al lambrusco, con gli agnolini (tortellini alla carne); si prosegue con i tortelli ripieni alla zucca, una delizia, a cui affiancare come bis il riso alla pilota, riso vialone nano cotto per assorbimento – asciutto e leggero – e condito con un pesto di salsiccia o salamella. Sì, c'è la possibilità che riacquistiate le calorie perse in pedalate (o, a voler essere positivi, si può dire che le calorie acquisite a tavola si perdono pedalando), ma questo è l’allettante rischio di questo itinerario. Per guadagnare anche il dolce, si può andar a vedere , una delle città a forma di stella (come anche Palmanova in Friuli), voluta dal duca Vespasiano Gonzaga nella seconda metà del Cinquecento, esempio di città ideale.

Verso Ferrara tra isole e boschi

palazzodiamanti

Palazzo Diamanti a Ferrara

È ora di ripartire verso Ferrara: continuando a pedalare, si attraversa il Parco Regionale del Mincio, punteggiato da oasi naturalistiche, tra boschetti perifluviali e isolette; l’oasi Isola Bianca è una delle più antiche isole del Po, presente già in epoca estense. Deviazioni? Naturalmente! Il complesso di Polirone a S. Benedetto Po è una delle testimonianze benedettine più notevoli del Nord Italia, alla pari di Montecassino; fu fondata da Matilde di Canossa (1046-1115), gran contessa, potente feudataria in un’epoca storica in cui le figure femminili erano un contorno.

La forma a bastioni obliqui della Rocca Possente dà il nome alla frazione di Stellata (comune di Bondeno, il più antico insediamento della provincia di Ferrara), da dove inizia la pista ciclabile più lunga d'Italia che segue l'argine destro del Po, fino a Gorino, 36 km; da Bondeno si può anche pedalare sotto i pioppi sulla ciclopedonale del Burana, arrivando alle porte di Ferrara. Il primo percorso, pianeggiante, si immerge nell’oasi Isola Bonello Pepoli, nell’oasi Bosco Porporana e fiancheggia Isola Bianca; il secondo porta a Ferrara, perla del Rinascimento, centro storico patrimonio UNESCO, con castello Estense e palazzo dei Diamanti da non perdere. Le due strade si ricongiungono all’altezza di Francolino, borgo di cui si han notizia fin dal X secolo; la piazza centrale del paese è intitolata a Fetonte, figlio di Elio, che volle guidare il carro del sole ma ne fu sbalzato, precipitando nelle acque dell'Eridano, antico nome del Po. Nella frazione svetta un pioppo bianco, posto nella golena, alto 22 metri e con un diametro di 140 centimetri, e addirittura tutelato da un decreto legge regionale.

Costa in vista

mappadel1568

Una mappa del Delta del Po del 1568

Il mare è vicino: il tratto verso l’Adriatico della ciclabile Destra Po passa per Ro, dove si trova un mulino natante immortalato dallo scrittore Riccardo Bacchelli nel romanzo Il mulino del Po; a Berra c’è la porta del delta e a Serravalle inizia la ramificazione del fiume. Il Po, infatti, è il più lungo e anche unico fiume italiano ad immettersi in mare con foce a delta. Le modificazioni della Pianura Padana nel corso delle ere geologiche hanno causato anche numerosi avanzamenti e arretramenti della linea di costa adriatica; la stessa foce, pertanto, si è spostata anche di centinaia di chilometri, mutando forma ed estensione. L’aspetto attuale discende dalla grande opera idraulica attuata dalla Repubblica di Venezia nel 1604, il taglio di Porto Viro. Oggi il territorio del delta – detto Polesine – rientra politicamente nella provincia di Rovigo; tuttavia anche la parte litoranea della provincia di Ferrara presenta le medesime caratteristiche paesaggistiche. Il delta del Po è dal 1999 patrimonio UNESCO, come estensione del riconoscimento conferito alla città di Ferrara nel 1995.

Arrivando al traguardo marino seguendo un itinerario alternativo alla pista Destra Po e transitando in parte su ciclabile, in parte su strade secondarie, si prosegue da Ferrara verso Sabbioncello e Tresigallo, peculiare per la sua architettura razionalista anni Trenta, spunto del politico e sindacalista Edmondo Rossoni che qui nacque, e che ha fatto guadagnare al paese la denominazione di “Città d'Arte”. Pedalando tra la natura e le anse vallive di Ostellato, nei pressi di Pomposa si vedono stagliarsi nel cielo i 48 metri del campanile della millenaria Abbazia benedettina che, tra i tanti personaggi accolti nel tempo, annovera anche Guido d'Arezzo, il monaco inventore della scrittura musicale basata sul sistema delle sette note; straordinario, nella basilica di Santa Maria, il ciclo di affreschi di ispirazione giottesca e il bellissimo pavimento a mosaico.

Un meritato premio

Il traguardo è Comacchio, importante centro del delta, con una storia che risale ad oltre duemila anni fa: fondata sull'unione di tredici piccole isole, contava già dall’antichità di sufficiente autonomia per stipulare a proprio nome accordi commerciali e daziari con il regno longobardo, per il passaggio sul Po delle proprie barche cariche di sale e garum (salsa di pesce) e godeva di grandi risorse naturali: le valli ricchissime di pesce, il mare, le saline. La forma attuale della città è di impianto seicentesco, l’ampia via che conduce al porto di Magnavacca, il grandioso Trepponti  che è l'entrata monumentale urbana, la loggia in cui si immagazzinava il grano, il colonnato dei Cappuccini. E per rifocillarsi a fine pedalata? Pesce, ovviamente: in primo luogo l’anguilla, cucinata in mille maniere, e poi cozze, vongole, capesante, gamberetti, canocchie, sogliole, orate, branzini, seppie. Un meritato premio per le fatiche ciclistiche.

 

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