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I nuovi barbari: il turismo e la distruzione globale

L'industria del turismo genera 1 posto di lavoro ogni 10 nel mondo, ma questo dato riesce a compensare i suoi effetti negativi?

Venezia, Canale Grande (Pixabay).

Chi volesse visitare Venezia e non lo ha ancora fatto, meglio sbrigarsi. L’iconica città lagunare subisce l’assalto degli 80.000 turisti al giorno che si riversano nelle strade ingolfando le maggiori attrazioni e monumenti della città. Per non parlare del fatto che sta affondando lentamente e inesorabilmente, a causa (anche se non solo) delle gigantesche e mostruose navi da crociera che attraccano giornalmente nel porto di Mestre...

Ora che l’estate e terminata, e con essa le vacanze estive, non posso far altro che ripensare al viaggio in Italia che ho fatto di recente, e allo scenario impietoso che mi si è presentato davanti e ai nuovi barbari che affollano le nostre città: i turisti.  Nel 455 Roma subì una devastante invasione seguita da un altrettanto disastroso saccheggio ad opera di una serie di popolazioni barbariche che nel giro di un ventennio contribuirono alla caduta dell’Impero Romano.  Oggi città storiche come Roma, Parigi, Londra e New York sono prese d’assalto da un’orda di visitatori che senza alcun riguardo all’importanza storica o alla decenza, danno vita ad un nuovo tipo di saccheggio, scalando e appollaiandosi su monumenti millenari, tuffandosi nelle fontane, come quella di Trevi,  scattando foto con il flash, come nella Cappella Sistina, e gettando rifiuti per strada con assoluta noncuranza. Ormai siamo arrivati ad un punto in cui anche i turisti odiano i turisti!

Chi volesse visitare Venezia e non lo ha ancora fatto, meglio sbrigarsi. L’iconica città lagunare subisce l’assalto degli 80.000 turisti al giorno che si riversano nelle strade ingolfando le maggiori attrazioni e monumenti della città. Per non parlare del fatto che sta affondando lentamente e inesorabilmente, a causa (anche se non solo) delle gigantesche e mostruose navi da crociera che attraccano giornalmente nel porto di Mestre, alzando il livello dell’acqua e creando spostamenti acquiferi in laguna anomali e pericolosi. 

Se riflettere sul turismo odierno ci fa pensare alla massa di gente che si sposta per visitare i grandi centri d’arte, di storia e di cultura, in egual modo dovremmo tenere presente  che l’inquinamento ambientale non interessa più solo questi luoghi di maggiore interesse turistico ma anche quelli più remoti e isolati, e persino  le  riserve naturali, minacciandoli in maniera più subdola. Posti come Bali, il Nepal o il Bhutan, che esercitavano su di noi l’irresistibile richiamo verso paesi esotici incontaminati, sono stati presi d’assalto e anche se lo sviluppo edile e demografico non si identifica necessariamente esclusivamente con il turismo, appare chiaro che vanno di pari passo.

In un articolo di qualche mese fa ho ampiamente discusso  come il Bhutan, in base al Gross National Happiness (il Tasso di Felicità Nazionale Lordo), sia stato per decenni il simbolo dell’antimaterialismo, della spiritualità e del concetto all’avanguardia di avere un governo umanitario.  Eppure oggi, Thimphu capitale del Bhutan, è una delle città in rapida crescita e il paese sta vivendo l’effetto paradossale causato dal turismo e dallo sviluppo economico in espansione. I risultati della presente espansione sono stati drammatici: una riduzione di quasi la metà del tasso di povertà nell’arco di un decennio, l’istruzione e l’assistenza medica gratuita, l’allungamento della vita di almeno 20 anni, e  un aumento del reddito procapite del 450% sin dal 1980. Bellissime notizie per i butanesi, certo, che però  implicano anche aspetti negativi come un incremento dell’urbanizzazione causato sia dal turismo sia dal trasferimento interno della popolazione in città o in centri più urbani, minando così la loro singolare e ammirevole cultura. Non c’è dubbio che il Bhutan stia affrontando il problema di petto con la speranza di arginare le nuove tendenze e di favorire una nuova forma di “globalizzazione locale”—ovvero, la glocalizazzione, promuovendo per esempio, l’abbigliamento tradizionale in luoghi governativi e scolastici.  Nelle zone rurali,  l’Ente per il turismo sta cercando di incentivare i suoi abitanti a rimanere in campagna favorendo l’agriturismo – in una versione tutta Bhutanese del Bed and Breakfast – nella speranza di rilanciare l’economia in quelle zone, di rivalutare  le tradizioni della vita campestre e di alleviare così il problema dell’affollamento turistico e dello spopolamento delle campagne.    

Insomma, oggi non si salva niente e nessuno, le città più famose, i luoghi più remoti e pittoreschi come le foreste, le zone balneari e i parchi nazionali ne stanno facendo le spese. Il turismo è una delle cause dell’inquinamento globale e dei cambiamenti climatici e contribuisce con il 5% al riscaldamento terrestre e alle emissioni di gas nocivi che provocano l’effetto serra. L’industria dei trasporti, sostenuta in grande parte dal turismo, è causa al 90% di disastri ecologici: erosioni del terreno, l’aumento dell’inquinamento atmosferico, rifiuti in mare, la sparizione di habitat naturali indispensabili alla sopravvivenza di specie vegetali e animali, nonché l’aumento di incendi nelle zone boschive. Senza parlare del danno che ne consegue per le risorse di acqua usate per sopperire a questi disastri ecologici e senza rendersi conto che i governi dando la precedenza alle esigenze finanziarie di una nazione, al posto dei bisogni della popolazione, deprivano quest’ultima delle materie di prima necessità.  Un esempio lampante è l’acqua usata da un turista in vacanza quantificata a 440 litri al giorno: quasi il doppio di quella che consumerebbe se fosse rimasto a casa  e il doppio di quella che un cittadino consuma in media giornalmente.

Appare chiaro per esempio che anche il semplice mantenimento dei campi da golf, per venire incontro alle esigenze di uno sport apprezzato da molti, contribuisce ad un notevole consumo delle risorse d’acqua non solo a livello locale, ma in maniera più vasta, incide sul livello e la salute delle falde acquifere causando infiltrazioni di acqua salata nei pozzi incoscientemente sfruttati.  Per l’irrigazione di un solo campo da golf viene utilizzata una quantità di acqua sufficiente a soddisfare il fabbisogno idrico  di un paese di 60,000 abitanti. E per di più, c’e anche da considerare che l’esigenza di mantenere questi campi da golf verdi e rigogliosi richiede l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti dannosi alla salute e all’ambiente del nostro pianeta.

London Eye (Pixabay).

Gli sport acquatici non sono da meno. Le immersioni subacquee, la pesca sportiva e subacquea, gli sport con barche a vela o semplicemente andare in crociera sono tutti fattori che contribuiscono all’alterazione dell’ecosistema marino causando il degrado delle barriere coralline e delle fasce costiere protette.

C’è da dire che i residenti dei paesi turistici più frequentati e i loro governi non se ne stanno con le mani in mano a guardare passivamente lo sfacelo apportato da questa situazione, ma cercano di reagire protestando pacificamente contro questa nuova realtà. Nelle Cinque Terre, e a Venezia soprattutto ci si sta muovendo per allestire un codice di comportamento per turisti, a Barcellona è stata istituita una tassa per turisti, mentre a Milano, Firenze e Roma le autorità locali hanno bandito l’uso di bottiglie, lattine e aste per selfie. Provvedimenti ancora un pò blandi per poter arginare il problema , ma pur sempre un inizio. Del resto, il turismo contribuisce molto al benessere economico di una nazione e nessuno vuol perdere questa importante risorsa economica.  In un recente comunicato il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy ha dichiarato: “Non so se sia il caso di accogliere i turisti con un manifesto di benvenuto, però certamente non li possiamo scacciare se visitano il nostro paese con l’intenzione di spendere denaro, questa è un’assurdità”. In Italia invece, l’ex Ministro dei Beni Culturali, Mario Franceschini,  ha vantato con entusiasmo il gran numero di visitatori registrato l’anno scorso scrivendo su Twitter: “L’aumento del turismo stimola la crescita economica del paese”. 

Finora il quadro della situazione sul turismo è sicuramente negativo, ma quali sono allora i suoi risvolti positivi? Sicuramente il tornaconto economico è uno di questi.  Il turismo crea posti di lavoro 1 su 10 al livello globale secondo The Economic Impact Report stilato dal World Travel & Tourism Council (Ente Internazionale per i Viaggi e il Turismo) ma paradossalmente anche un’altra categoria crea  posti di lavoro, quella sulla cura dell’ambiente.  I vari governi dei paesi più gettonati turisticamente si adoperano per preservare le loro risorse naturali perché si rendono conto che se non lo facessero si auto-lesionerebbero eliminando una miniera d’oro per l’economia interna.  Ecco che tante nazioni hanno emesso leggi che contribuiscono alla protezione dell’ambiente, alla preservazione e restaurazione di aree urbane, allo sviluppo di coltivazioni biologiche alternative, e cercano di sfruttare saggiamente le risorse naturali. Nelle Hawaii ci sono regolamenti per la protezione delle foreste pluviali e della flora e  fauna locale; le barriere coralline che arginano tante isole e paesi sono protette per assicurare un’ecosistema equilibrato, necessario alla sopravvivenza delle specie marine di quei luoghi.  Non possiamo dimenticare infine che il turismo apporta dei benefici sociali creando  legami culturali necessari che  favoriscono la conoscenza di culture, costumi e tradizioni diverse. Ѐ una risorsa di cui non possiamo fare a meno, e come tutte le altre risorse, richiede una gestione intelligente  e responsabile affinché il pianeta ne possa trarre beneficio.

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