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Viaggio a Sud Est: alla scoperta di Ragusa e provincia

Ragusa e Provincia: ultimo baluardo di italianità sulle tracce del barocco e di Montalbano

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Panoramica di Ragusa Ibla. Foto: Marco Poidomani

Questa non è la Sicilia degli stereotipi. È la Sicilia “babba” che coltiva la terra e valorizza i prodotti locali. È la Sicilia del Barocco, del cioccolato di Modica, di Montalbano e delle spiagge candide

Prima che ci arrivasse il commissario Montalbano ci arrivarono i greci, i romani, i bizantini, gli arabi e gli spagnoli. Poi, la penna dello scrittore Andrea Camilleri e la telecamera di Alberto Sironi, regista della famosa fiction televisiva, consegnano i luoghi del Commissario Montalbano all’iconografia cinematografica. Ed è subito viaggio.

Viaggio in provincia di Ragusa, in questo angolo di Sicilia famoso per il barocco, le spiagge cristalline, la Grande Bouffe enogastronomica, i palazzi nobiliari settecenteschi, le cittá-presepe.

Anche qui, nella Vigata di Montalbano, tutto ha inizio con il mito. Hybla, divinità della fertilità, protettrice dei campi e della coltivazione dei cereali, spesso identificata con Afrodite, era una delle dee sicane che entrarono nel Pantheon delle divinità in Sicilia. Ibla, diventa toponimo dato a tre colonie greche legate alla dea: Megara Hyblea, Gela e Ragusa Ibla.

La Food Valley italiana

Provincia fertile e baciata dalla dea, quella di Ragusa. Una sorta di Food Valley siciliana  dove si vendono a chilometro zero mandorle, latte, pomodori, formaggi, la lavanda pinnata, i capperi iblei, la menta fruttata, la provola ragusana, i carrubi, la cipolla di Giarratana, il vino pregiato e ormai internazionale, il Cerasuolo di Vittoria e il Frappato, la cioccolata di Modica, fedele all’antica ricetta degli Aztechi.

La cucina, è quella di terra che sintetizza le dominazioni storiche nell’Isola e culinarie: la Magna Grecia, i dolci arabi e le frattaglie cucinate alla maniera ebraica, le  prelibatezze dei “Monsù”, i cuochi francesi delle famiglie nobiliari, passando però per un uso dei prodotti siciliani.

I piatti tipici sono quelli di un territorio legato all’agricoltura: le focacce, i ravioli fatti in casa, il bollito con gli straccetti, gli Mpanatigghi.

La Sicilia babba

L’agricoltura diventa ricchezza e anche ingegno.  Nella provincia chiamata dai siciliani “babba”, perché i contadini hanno sempre lavorato la terra, noncuranti delle vicende politiche e degli affari regionali, oggi si celebra un’agricoltura moderna, sostenibile, che impiega imprenditori giovani, agricoltori 2.0, cervelli di ritorno dopo un primo biglietto verso la fuga. La cucina di oggi è quella pluripremiata da guide e critici, come simbolo di un rinascimento culinario siciliano, di cui il sud est è portavoce e apripista indiscusso, capace di reinterpretare la tradizione con uno spirito nuovo, diventando una cucina gourmet senza perdere autenticità.

Una vera e propria nouvelle vague rappresentata dalla Bella gioventù siciliana: gourmet, giovani chef che si sono formati fuori dall’Isola ma che nell’Isola sono tornati, raccontando con creatività una cucina che segue il corso della storia e che ormai é entrata negli annali della storia.

Ragusa e provincia è anche la terra del vino, di cantine storiche che si sono sapute rinnovare ma anche giovani, su cui, i nuovi talenti hanno scommesso. Loro, così come i giovani chef, hanno portato un’immagine fresca della Sicilia, liberandola dagli eterni stereotipi duri a morire. Una Sicilia cosmopolita, europea, capace di stare al mondo con le radici al Sud e la testa nel resto del globo.

La capitale delle chiese

A Ragusa Ibla, la città vecchia, capoluogo più a Sud d’Italia , che si estende sulla parte meridionale dei monti iblei, si celebra la bellezza barocca. Città famosa per i suoi ponti e per le sue 42 chiese, Ragusa, insieme alle città della sua provincia, sono entrate nell’Olimpo dell’UNESCO, oltre che nella case di milioni di telespettatori italiani.

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Cupola del Duomo di Ragusa Ibla. Foto: Marco Poidomani

Una bellezza fatta di dettagli che convivono in armonia con il maestoso impatto barocco. La facciata imponente del Duomo di San Giorgio, la cattedrale di San Giovanni Battista, il campanile della chiesa di Santa Maria dell’Itria, la Chiesa di Santa Maria delle Scale, il portale gotico-catalano di San Giorgio. I palazzi (Palazzo Cosentini, Palazzo Zacco, Palazzo Bertini, tra i più noti), per le vie di Ragusa sono il simbolo di una Sicilia ricca e colta. La sua aristocrazia, giá dai primi dell’Ottocento, si riuniva nel Circolo di Conversazione conosciuto come Caffé dei Cavalieri. Un luogo di ritrovo in perfetto stile neoclassico che Pietro Germi ha tanto amato e voluto nelle sue scene piu’ celebri del film Divorzio all’Italiana.

A Scicli con Montalbano

Se amate il barocco e siete fan di Montalbano, non potete perdervi Scicli. Una città presepe fatta di stradine arroccate e vicoli stretti, incastonata all’incrocio di tre valloni a pochi chilometri dal mare. Il genio creativo tardo-barocco trova qui la sua espressione massima con la ricostruzione dopo il terremoto del 1693 che rase Scicli al suolo come tutta la provincia di Ragusa.

Così affascinante che lo scrittore Elio Vittorini ne Le città del mondo non si limitò a dire che è solo bella ma che “é la più bella città che abbiamo mai vista […]. Forse è la più bella di tutte le città del mondo. E la gente è contenta nelle città che sono belle..”

Una città suggellata dall’UNESCO e immortalata ancora dal regista Sironi che scelse il palazzo comunale di Scicli come sede del commissariato di Vigata e ha reso imperitura la via Mormino Penna, nei ciack della serie televisiva.

Nel salotto buono della città si incontrano splendidi palazzi nobiliari settecenteschi (Palazzo Spadaro, Palazzo Bonelli, Palazzo Conti, Palazzo Veneziano-Sgarlata, Palazzo Papaleo, Palazzo Carpentieri, Palazzo di Città) e architetture ecclesiastiche (Chiesa di San Giovanni Evangelista, Chiesa di San Michele, Chiesa di Santa Teresa) tardobarocche in pietra dorata locale.
Ma per ammirare quello che viene definito il palazzo barocco più bello di Sicilia, fastoso ed opulento,  si deve raggiungere Palazzo Beneventano, con  i suoi caratteristici mascheroni che rappresentano alcune teste di moro.

Come a Matera e Pantalica, la cava di San Bartolomeo insieme alle Grotte di Chiafura, regalano suggestioni nate dall’opera della natura che trasforma e si trasforma in architettura. Pier Paolo Pasolini, definì “una dantesta montagna”,questo canyon naturale, questo antico quartiere scavato nella roccia che fu prima necropoli e poi insediamento trogloditico.

Una Matera del Sud che ha all’attivo una “scuola di pittura e scultura”, chiamata Gruppo di Scicli (GuccioneSarnari, Polizzi), e il famoso scultore e artista sciclitano Carmelo Candiano.

Modica la barocca

Da Scicli alla vicina Modica, la città di Quasimodo e del cioccolato azteco.Granuloso proprio come lo facevano gli Aztechi. A Modica si celebra il rito del cioccolato ereditato dagli spagnoli che, a loro volta, copiarono la ricetta a seguito della loro colonizzazione in Messico.

La leggenda vuole che fosse stato Ercole a fondare la città, oggi capitale del barocco siciliano. Modica ha un passato fenicio, un’ellenizzazione, un’origine sicana e una forte dominazione spagnola.

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Chiesa di San Giorgio, Modica. Foto: Marco Poidomani

Nel 1296, con gli Aragonesi, la Contea di Modica diventa il centro culturale, politico della Sicilia e del Sud Italia. La sua architettura urbana è un’ideale prosecuzione del suo originario nucleo: un altopiano solcato da un canyon dove si sono formate delle cave.

Le piccole grotticelle di ieri sono le case addossate le une sulle altre di oggi. L’effetto presepe è scontato, soprattutto al tramonto, quando la città si illumina e la sua luce barocca disegna un quadro pittoresco.

Almeno 100 chiese da vedere ma vale la pena cominciare dal simbolo del barocco siciliano: il duomo di San Giorgio e quello di San Pietro, le chiese del Carmine e di Santa Maria in Betlemme e il pregevole esempio di architettura rupestre di San Nicolò inferiore, la chiesa di San Giovanni e il suo suggestivo campanile.

Modica è soprattutto un groviglio di viuzze che si inerpicano le une sulle altre, un vortice di stradine che vi toglieranno letteralmente il fiato. Bisogna scoprirla in verticale questa città, fermarsi alla vista dei palazzi signorili (Palazzo Cannata, Palazzo Failla, Palazzo Floridia) e arrivare fino al Castello di Conti per guardare questo presepe bianco e dominarlo dall’alto.

L’amata città natale del poeta e premio Nobel Salvatore Quasimodo (da visitare la sua casa museo in Via Posterla), conserva gelosamente un patrimonio culinario che solo di recente, la gloriosa contea di Modica ha deciso di condividere con il mondo.  Il cioccolato, prima di tutto, simbolo di Modica, ottenuto con una lavorazione a freddo che esclude il concaggio, arricchito con spezie ed aromi forti. Da gustare nella tappa obblgatoria dell’Antica Dolceria Bonajuto. Una piccola bottega, oggi mecca gastroturistica, gestita dalla famiglia Ruta, sesta generazione di un’antica e prestigiosa dinastia di “ciucculatari”  che vuole  conservare il patrimonio fondato dal padre della sua nonna paterna nel 1880.

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La casa di Montalbano a punta Secca

Un passato glorioso che è diventato un presente moderno con una forte vocazione turistica. Dal vicino aeroporto di Comiso con voli diretti da Londra, Francoforte, Parigi, sbarcano ogni giorno centinaia di turisti affascinati dalle bellezze e dai luoghi di Montalbano.

E dalle spiagge chilometriche di sabbia finissima. Come quella iconica di Montalbano a Punta Secca, il borgo marinaro di Donnalucata e  il lungomare di Marina di Ragusa che ha conquistato ancora una volta la bandiera blu di Legambiente e un +30% sull’incoming turistico.

Un’altra Sicilia

A Marina di Ragusa la Sicilia abbandona lo stereotipo legato a spiagge sporche, immondizia e disservizi per trasformarsi in una bella cittadina di mare pulitissima, con un pista ciclabile sul mare  di due chilometri e servizi per bambini e diversamente abili.

Qui sono ritornati giovani siciliani in viaggio o come qualcuno li chiama “cervelli in fuga”. Come Francesco Vullo e Oriana Bongiorno, una coppia nella vita e nel lavoro che, dopo un’esperienza in Australia come ricercatori hanno deciso di investire nella loro terra, a Marina di Ragusa, aprendo un’arancineria, Arà, in centro . Offrono ai turisti e non, un angolo di gusto che parla del territorio con prodotti freschi locali e un’attenzione particolare alla qualità. Una scommessa sul territorio già vinta.

ragusaDa Marina non sono mai andati via neanche Alda e Franz, nonostante i loro progetti di mollare tutto e volare in Costa Rica e Thailandia. Oggi Alda e Franz hanno creato il primo home restaurant per accogliere amici, viaggiatori, turisti, in un percorso del gusto e dell’accoglienza legato al territorio. Ricette di una volta, cibo della memoria, rivisitato e proposto con eleganza e armonia legando cibo, cultura e territorio.

In questo angolo di Sicilia che si spinge a Sud, ultimo baluardo di italianità, si guarda l’altra sponda del Mediterrraneo pensando alle parole di Gesualdo Bufalino e alle sue tante Sicilie. “Vero è che le Sicilie sono tante, non finirò di contarle. Vi è la Sicilia verde del carrubbo, quella bianca delle saline, quella gialla dello zolfo, quella bionda del miele, quella purpurea della lava”.

Alcuni stralci di questo articolo sono tratti dal libro di Liliana Rosano in uscita per Lighthouse Publisher, Sicilia e Mito, .

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