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Primavalle, la montagna del sapone

Storia di una tra le più controverse borgate ufficiali di Roma

Edificata a partire dal 1936, la borgata Primavalle è oggi un quartiere tutto da scoprire: da sempre caratterizzata da povertà, ignoranza, degrado e criminalità, è tuttora un'area difficile da percorrere, ma con una volontà di riscatto che si fa sempre più urgente

Io venivo da Borgo, prima m’hanno mandato a Shangai e poi a Primavalle. Perché Mussolini voleva così, a lui serviva di fare il centro, di fare l’impero, e lì doveva essere tutto libero…libero da noi poveracci

Dal film Primavalle, la montagna del sapone, di Riccardo Zoffoli

Tutta la zona limitrofa al quartiere di Primavalle a Roma è sempre stata caratterizzata da povertà e criminalità. Basti digitare ancora oggi su Google il termine “Primavalle” per vedersi rispondere “quartiere malfamato”, “spaccio”, “quartiere polveriera”. C’è ancora molta strada da fare per abbattere i muri dello stigma rispetto a questa zona, ricordata anche per la vicina Valle Aurelia, dove negli anni Ottanta Maria Immacolata Macioti condusse ricerche sul ricordo della comunità dei fornaciari.

Ma qual è la genesi di questa “borgata ufficiale” della capitale? Col piano regolatore del 1931 firmato Marcello Piacentini, Benito Mussolini decreta la divisione tra classi della città di Roma, operando una vera e propria gentrification ante litteram. Al momento dell’approvazione del piano del 1931 gli abitanti della città eterna erano quasi 800.000. Il Piano prevedeva una città di 2 milioni di abitanti, con una espansione “a macchia d’olio” di cui Roma ancora porta le cicatrici, soprattutto nella periferia Est. Nel centro storico, tra la Suburra, il Palatino, Borgo Pio, il piano regolatore del fascismo progetta e realizza pesanti sventramenti per favorire i flussi di traffico di attraversamento e isolare i monumenti e le aree archeologiche a scapito dell’edilizia storica minore. Per fare di Roma una immagine museificata e ferma nella storia.

Il rogo che nel 1973 coinvolse la casa di Mario Mattei

Il rogo che nel 1973 coinvolse la casa di Mario Mattei

Nello stesso tempo vengono costruite “case rapide e rapidissime” come nel quartiere Tor Marancia, definito Shangai o “piccola Corea” per evidenziarne le condizioni misere. E soprattutto vengono istituite 12 borgate ufficiali di cui Primavalle fa parte. La borgata si trova nel quadrante Ovest-Nord-Ovest della città, all’interno del Grande Raccordo Anulare (GRA), tra Via Boccea e Via Trionfale.

Gli abitanti di Primavalle provenivano, per la maggior parte, dalle zone dove vennero realizzate Via della Conciliazione e Via dei Fori Imperiali. Romani “de Roma”, come si dice ancora oggi per stabilire una demarcazione tra chi è nato a Roma da più generazioni. L’edificazione del nuovo quartiere dormitorio fu iniziata a partire dal 1936 dall’allora Istituto Fascista Case Popolari (IFCP). La borgata venne inaugurata nel 1939 e si sviluppava lungo l’asse viario centrale di Via di Primavalle; venne poi completata negli anni Cinquanta e successivamente subì anche uno sviluppo edilizio abusivo, soprattutto nella parte Nord del quartiere, e finì per essere soprannominata “la montagna del sapone” per via dell’estrema povertà del quartiere e (estrema ignoranza, dettata dall’analfabetismo che caratterizzava molti quartieri popolari anche centrali come Testaccio e San Lorenzo) degli abitanti, e fu set del film Europa ’51 di Roberto Rossellini, con la bellissima Ingrid Bergman che gli abitanti ricordano anche molto generosa nel regalare denaro in quell’ambiente di estrema povertà.

La zona è emblematica di povertà, ignoranza e degrado anche per il regista Ettore Scola che tra valle Aurelia e Monte Ciocci gira il film Brutti Sporchi e Cattivi (1976) con Nino Manfredi, che racconta la storia di una famiglia di baraccati attraverso le riprese originali nei luoghi in cui vivevano gli operai della “Valle dell’Inferno”.

Sembra che il nome della “Valle dell’Inferno”, come è stata chiamata per decenni la zona, sia da attribuire proprio al salire del fumo dai comignoli delle varie fornaci per la produzione di mattoni. Ma come per tutte le leggende metropolitane, però, mancano fonti che attestino l’origine del nome. A partire dal ‘400, con la costruzione della fabbrica di San Pietro, le fornaci ebbero uno sviluppo intenso e sorsero a decine, addirittura a centinaia, su terreni che erano per lo più adibiti a scopi agricoli, fino a occupare uno spazio vastissimo nell’area compresa tra il Gianicolo, il Colle Vaticano, Valle Aurelia, Monte Mario e Monte Ciocci.

Il film di Scola immortalò su pellicola la situazione, ancora nella metà degli anni Settanta, di tanta parte della periferia romana. Negli anni Cinquanta, inoltre, si consumò un terribile delitto, a sfondo sessuale, su una bambina, Anna Bracci, alla quale è intitolato un parco (questo un articolo sulla vicenda pubblicato da Il Tempo).

La “montagna del sapone” nelle cronache, è stata anche tristemente nota per il rogo di Primavalle che nel 1973, in pieni anni di piombo, ebbe come obiettivo la casa di Mario Mattei, dirigente del partito di destra Movimento Sociale Italiano. Nel rogo della sua casa persero la vita i suoi due figli, rispettivamente di 22 e 8 anni. Mattei era segretario della sezione Giarabub di Primavalle. In Via Bernardo da Bibbiena sono stati a lungo visibili i segni dell’incendio. Gli autori vennero identificati in esponenti della sinistra extraparlamentare Potere Operaio.

Muracci Nostri: street art a Primavalle

Muracci Nostri: street art a Primavalle

Primavalle è una borgata ancora molto difficile da percorrere, dove la volontà di riscatto si fa però sempre più urgente e dove negli ultimi anni è nato Muracci Nostri, un progetto popolare nato dal basso, in collaborazione con artisti e realtà locali, per portare in periferia opere bellissime di street art. Il nome del progetto cita “Le parole non sono che muri”, incipit di una famosa e bella poesia di R. M. Rilke. Alla street art è votato anche il successivo progetto Pinacci Nostri, che prevede la realizzazione di 56 opere nel parco della Pineta Sacchetti.

La street art è però solo uno dei tasselli del complesso mosaico per la costruzione di comunità e identità e la loro auto rappresentazione che le periferie del mondo hanno a disposizione, e quelle romane non fanno eccezione. Tutti possiamo ammirare queste opere di arte di strada su Instagram e su Pinterest.

Nelle periferie, però, i muri innalzati dalla solitudine e dal pregiudizio si possono combattere solo aprendole al mondo e portandoci dentro tutta la città, da tutti i quartieri e da altre città.

Non può essere solo la street art a rendere attraenti e cool le periferie, bisogna andarci e visitarle interrogando i luoghi e camminandoci attraverso, insieme alla gente che le abita, per conoscerne la loro vera storia e identità. Senza assolutamente dimenticarne la genesi. Quella testimoniata dalle strade e dai palazzi, dai parchi e dai monumenti e da quello che i luoghi sanno raccontarci molto di più e meglio di quanto possa fare qualsiasi opera d’arte che li ritragga.


Abbiamo iniziato questo nostro viaggio nei quartieri che cambiano a Roma e che sono o iniziano ad essere toccati dalla gentrification, seguendo la metafora del viaggio da Brooklyn al Bronx, a Coney Island, intrapreso dalla gang The Warriors nel film del 1979, diretto da Walter Hill. Dopo la via Casilinala Prenestina e Primavalle, proseguiremo nei prossimi mesi per scoprire altri segreti della Roma che cambia.


ireneL’autore: Irene Ranaldi è dottore di ricerca in Teoria e Analisi Qualitativa presso la facoltà di Sociologia La Sapienza Università di Roma, e giornalista presso testate che si occupano di impresa sociale e cooperazione. Si interessa di temi riguardanti la sociologia urbana con un particolare focus su gentrification e trasformazioni dell’identità urbana. Nel 2015 ha fondato l’associazione Ottavo Colle di cui è presidente.

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