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In Calabria il “Festival delle Spartenze” che unisce gli italiani nel mondo

Cultura, cibo e tradizioni, convegni e dibattiti: dal 6 al 9 agosto il Festival tributo agli italici emigrati

Un ritratto di anziani emigrati

Il Festival delle Spartenze sarà condivisione tra italiani ed emigrati, tra passato e presente, tra culture, tradizioni e territori, per sanare le fratture culturali e sentimentali di un'Italia dove l'esodo dei migranti è stata una realtà drammatica, "ma soprattutto è stata una vergogna"

In un’estate italiana piena di eventi, incontri, sagre e feste, voglio parlare di un Festival che si svolge a Paludi, un piccolo comune nella provincia di Cosenza in Calabria. Si tratta del Piccolo Festival delle Spartenze. Il suo motto è: “Ragioni e sentimenti, storie e racconti, di chi parte, di chi resta, di chi arriva e di chi torna”, perché si tratta di “un contributo e un tributo alla nostra Italia e ai tanti italiani sparsi nel mondo.”

Non è il solito festival nostalgico, basato sul ricordo di chi se ne andato, della serie “per non dimenticare”, qui si prova a fare cultura attraverso uno sguardo nuovo e attento anche ai fenomeni più attuali. Non mancano gli aspetti più legati alla memoria di una terra che ha visto alti tassi di emigrazione, ma l’intento del suo direttore Giuseppe Sommario, ricercatore ed esperto di emigrazione, in particolare di quella Calabrese in Argentina e in Canada, è di fare qualcosa di più, di alzare l’asticella, di proporre linguaggi nuovi che vanno anche a confluire in un’idea italica nel mondo.

Giorgio Sommario, Direttore Festival delle Spartenze

Perché Festival delle Spartenze? Il nome è particolare, l’intento è profondo: è l’“ottica della ‘condivisione’ per creare una rete che unisca Italia ed estero, che risani le ferite e ricostruisca la memoria collettiva, la storia di chi è partito e di chi è rimasto: una storia comune, che è sempre storia d’Italia.”. Non solo una storia passata ma anche quella attuale che va ricreata e ritessuta: vi è sempre più la necessità di ricreare un legame tra l’Italia e le “altre Italie” nel mondo, perché queste oramai sono una grande risorsa innanzitutto per l’Italia stessa. Staccare questi due percorsi storici è stato uno dei più grandi errori politici culturali del post Unità d’Italia. Ma erano i tempi, come abbiamo già avuto modo di dire, in cui si doveva costruire un sentimento nazionale e uno Stato e la vergogna per un esodo così imponente doveva essere nascosto, come la polvere sotto il tappeto, per non sfigurare con le altre potenze europee e mondiali. Insomma, gli italiani all’estero sparirono dalla vita pubblica italiana, rimanevano però nelle trame familiari, nei loro drammi e speranze e quando queste si innestano a tale livello è difficile rimuoverle del tutto. Prima o poi riemergono. Ed è così che piano piano il tema diventa sempre più oggetto di nuove attenzioni: politiche, siamo un paese con deputati e senatori eletti in circoscrizioni estere, ma anche tanti eventi che agiscono in una nuova direzione che noi definiamo italica. Perché essere italici significa anche pesare, culturalmente e socialmente, sempre di più. Il festival è un altro importante sassolino in questa direzione. Partire associato a spartire è l’idea di base per muoverci ad un livello di complessità superiore sul tema della presenza italiana nel mondo.

Andiamo adesso a vedere di cosa si tratta in particolare. Innanzitutto, è la seconda edizione, dopo il successo dell’anno passato. Questa si svolge dal 6 al 9 agosto. L’evento è promosso dall’Associazione AsSud, la cui “mission è favorire le occasioni di incontro, confronto e condivisione tra italiani ed emigranti, tra passato e presente, tra culture, tradizioni e territori, e soprattutto persone, per sanare le fratture culturali e ‘sentimentali’ che un Paese, l’Italia, costellato di borghi sempre più spopolati e disabitati, soprattutto al Sud, ha subito e subisce.”Nei giorni precedenti c’è un evento denominato “Narrazioni italiche”, dove si discute del libro Il castello sull’Hudson. Charles Paterno e il sogno americano, di Renato Cantore (Rubbettino, 2012). Si tratta della storia di Charles Paterno, uno tra i più grandi costruttori di New York City, tra i primi a costruire i grattacieli destinati a disegnare la skyline newyorkese.

La locandina del Festival delle Spartenze

Cosa si può vedere, fare? Questa edizione sarà dedicata al pane sotto vari aspetti. Ci saranno mostre, laboratori, teatro, cinema, libri, cibo, tradizioni, convegni, dibattiti: quattro giorni di eventi che ruotano intorno al confronto-racconto dei migranti di ieri e di quelli di oggi, evidenziando parallelismi e divergenze delle traiettorie narrate. E poi tra gli ospiti: Antonio Viscomi, Vice Presidente Regione Calabria; l’On. Fabio Porta, Presidente del Comitato Permanente Italiani nel mondo; Mimmo Lucano, Il sindaco di Riace che ha trasformato i profughi in cittadini; Stefano Caccavari, Fondatore e CEO di Mulinum e Orto di Famiglia. Ci sarà anche un Laboratorio di Scrittura di Viaggio, perché come si legge sul sito: Raccontare è vivere due volte. Allora, è proprio il caso di raccontare questi viaggi italici nel mondo per farli vivere ed esistere. Come ci dice Sommario: “Si tratta di un vero e proprio festival italico, nel senso di far condividere le storie di chi dall’Italia è partito tempo fa o recentemente, quelle degli oriundi, quelle di chi pur non avendo radici italiane ha nel cuore l’Italia e la cultura italiana, gli italofili… Insomma di tutto quel mondo italico che si è sparso ovunque nel globo”. Cosa ci viene da dire? Che non è un piccolo festival ma un grande festival, al quale auguriamo un futuro importante.

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