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Viaggio nelle locomotive di Pietrarsa, dove la storia si è fermata

Intervista a Oreste Orvitti, direttore del Museo di Pietrarsa, dove, nel 1839, venne inaugurata la prima strada ferrata

Una performance teatrale ricorda l'eccidio di Pietrarsa del 6 agosto 1843

“Partiamo dal binario dell’ingegno umano che ha come punto di arrivo la realizzazione di uno dei più bei gioielli del patrimonio industriale e culturale dell’intero nostro Paese e d’Europa. È in questi luoghi, tra il mare e il Vesuvio, che ha inizio la storia delle ferrovie italiane", ha spiegato Orvitti parlando del museo, diventato negli anni uno dei poli culturali italiani più interessanti

Una storia, un appunto di viaggio. Museo di Pietrarsa. Siamo alle pendici del Vesuvio, lungo il famoso Miglio d’Oro, dove nel 1839 si inaugura la prima strada ferrata italiana, la “Napoli –Portici”. È a Pietrarsa che Re Ferdinando IV di Borbone, un anno dopo, fa costruire il Real Opificio. Il Museo di Pietrarsa è parte della storia industriale del Sud Italia e conserva il grande patrimonio ferroviario italiano. È la fabbrica dell’ingegno e dell’operosità italiana. È teatro delle lotta operaia, l’Eccidio di Pietrarsa, il 6 agosto 1863. È la grande fabbrica del Meridione che chiude definitivamente i battenti nel 1975 e li riapre, da Museo, nel 2014.

L’immagine scattata durante una performance teatrale a Pietrarsa che ricorda l’eccidio del 6 agosto 1863

Napoli, settembre: destinazione Museo di Pietrarsa. Salgo a bordo del Treno Centoporte Corbellini, locomotiva d’Epoca numero E2626. Viaggiare con lentezza: il panorama della città di Napoli, il mare e le isole del Golfo, irrimediabilmente aprono le porte alla fantasia e mi sento a metà strada tra un film di Harry Potter e “C’era una Volta in America”. All’arrivo in stazione a Pietrarsa, ad attenderci è il Capo Stazione, in divisa d’ordinanza, con berretto e fischietto. Eccolo, dunque, maestoso e sovrano sul mare di Napoli, sul porto del Granatello,  con i giganteschi capannoni industriali del Real Opificio. Pietrarsa ospita locomotive, tuttora funzionanti, che hanno un’anima e che raccontano storie di uomini, di viaggi. Esempio di quella grande industria che rese grande il nostro Paese e che vede chiudere i battenti di Pietrarsa, con l’ultima locomotiva, nel 1975.  Ma chi ha viaggiato su quelle carrozze? Cosa è successo? Quali sono le storie del passato? Lo abbiamo chiesto al Direttore del museo, l’avvocato Oreste Orvitti che, da piccolo, quando Pietrarsa chiude nel 1975, accorre a confortare suo padre, che con quella chiusura vedeva terminare un momento della propria storia di uomo, di operaio e di ferroviere.

Direttore, da quale binario partiamo?

Partiamo dal binario dell’ingegno umano che ha come punto di arrivo, qui a Pietrarsa, la realizzazione di uno dei più bei gioielli del patrimonio industriale e culturale dell’intero nostro Paese e d’Europa. È in questi luoghi, tra il mare e il Vesuvio, che ha inizio la storia delle ferrovie italiane quando, il 3 ottobre 1839, viene inaugurata la prima strada ferrata in Italia: la Napoli – Portici, che costeggia l’area dove oggi sorge il Museo. Solo dopo un anno iniziavano, per volere di sua maestà Ferdinando II di Borbone, i lavori per costruire a Pietrarsa, nome indicato dopo l’eruzione del 1631, che coprì di lava una meravigliosa pietra bianca. Pietrarsa è un grande e moderno opificio, inizialmente destinato alla costruzione di materiale meccanico e pirotecnico. Successivamente, diventa fabbrica per la costruzione di locomotive a vapore e vagoni ferroviari. Oggi, arrivando in questi luoghi, è difficile non restare affascinati dalle atmosfere di luci, colori e profumi che fanno da contorno a uno scenario tanto suggestivo quanto incantevole, con il Golfo di Napoli a Valle e il Vesuvio a Monte. È qui, appena varcata la soglia, che ogni visitatore si trova immediatamente al centro di una scena imponente, che ha per quinte i corpi di fabbrica dell’antica officina e per fondale la vastità di uno dei più bei panorami del mondo”.

Quando sono iniziati i lavori di restauro?

“L’avventura di Pietrarsa, come Museo, è iniziata nel 1989, dopo accurata opera di restauro e di intervento architettonico sui grandi ambienti e sui vasti piazzali, per complessivi 36.000 mq di superficie, avendo cura di rispettare i particolari storici e salvaguardare gli ambienti che hanno rappresentato il teatro dove migliaia di operai hanno contribuito, con il loro duro lavoro, alla crescita di questo luogo ‘scrivendo’ pagine di  storia delle nostre ferrovie. Dal 2014 il Museo vive una nuova fase di sviluppo e, grazie a importanti investimenti e oculati interventi di restauro conservativo, Fondazione FS Italiane gestisce non solo questo sito, ma l’intero parco di rotabili storici italiani. Il treno d’epoca che l’ha portata qui, il Pietrarsa Express, è proprietà della Fondazione FS che ne cura la manutenzione e ne promuove l’immagine per garantire a tutti, vecchie e nuove generazioni, la riscoperta del nostro passato che ha fatto il presente di una grande azienda, le FS Italiane, impegnate nel trasporto nazionale e internazionale di persone e merci”.

Cosa offre ai visitatori?

“Sono sempre più numerosi i giovani, le famiglie con bambini, gli esperti o i semplici curiosi, le scolaresche, le università che, provenienti da ogni parte del mondo, programmano una tappa presso il nostro Museo. Pietrarsa non è un semplice Museo Ferroviario è un vero esempio di archeologia industriale e ospita la più importante collezione di locomotive a vapore ed elettriche. Le dirò di più: oltre agli interventi strutturali, la Fondazione FS ha introdotto tecnologie innovative, come il virtual tour, che consente ai visitatori di vivere esperienze inusuali. Un vero e proprio  viaggio nel tempo grazie a un sistema di proiezione a realtà aumentata che ha come schermo la locomotiva Bayard, simbolo del primo viaggio in treno nel nostro Paese, e la carrozza reale che trasportò il sovrano in occasione dell’inaugurazione della linea consentendogli di raggiungere la Reggia di Portici. Per la gioia dei più piccoli, tra i viali del Museo, circola un trenino, su ruote gommate, che riproduce quel convoglio e diverte anche gli adulti, che non perdono occasione di farsi trasportare nel breve giro tra i grandi viali e accanto al mare. Abbiamo in progetto nuove installazioni tecnologiche per aumentare la fruibilità del Museo: sistemi di audio guida o di comunicazione per immagini. Noterà che lungo il percorso sono stati attivati impianti acustici che consentono, attraverso un semplice comando impartito da una ‘app’ per smartphone, di far ‘parlare’ le locomotive per raccontare la loro storia. Percorrere i padiglioni e questi ambienti maestosi porta inevitabilmente a trovarsi al cospetto di stupende locomotive, veri ‘giganti’ del trasporto ferroviario, che sembrano essersi riunite dopo anni di onorato servizio per narrare la storia della ferrovia e del nostro Paese”.

La rappresentazione dell’eccidio di Pietrarsa del 6 agosto 1843

Una storia come l’Eccidio di Pietrarsa. Correva l’anno 1863. Cosa accade?

“Con l’Unità d’Italia, in prospettiva del trasferimento dei grandi gruppi industriali al Nord, il Governo decise di affidare la gestione delle officine a un privato che cambiò i metodi di lavoro: orario portato da 10 a 11 ore e riduzione di personale con numerosi licenziamenti. Ciò indusse le maestranze a organizzarsi per rivendicare i propri diritti, ma l’epilogo di quella lotta, culminata nell’occupazione delle officine, fu tragico”.

Una ribellione che segnava il destino industriale del Meridione. Cosa succede quel 6 agosto?

“Ancora oggi si ricorda l’Eccidio di Pietrarsa del 6 agosto del 1863, quando le forze dell’ordine caricarono gli operai credendo di dover così, con la baionetta, ristabilire l’ordine pubblico, mai sovvertito a onor del vero. Si narra di sette operai uccisi e venti feriti, ma sicuramente il tragico risultato in termini di vittime fu più alto e non tutta la realtà dei fatti è stata tramandata con coscienza reale dalla stampa dell’epoca. È uno spettacolo che emoziona noi osservatori, vedere ancora oggi fiumi di persone che, il 6 agosto di ogni anno, vengono a onorare le vittime di quella strage e depongono fiori sulla lapide posta lì, all’ingresso del grande padiglione delle locomotive a ricordare il sacrificio dei lavoratori per il riscatto e la tutela dei loro diritti”.

Le locomotive raccontano tante storie qui a Pietrarsa e sembra davvero che abbiano un “cuore” e una “voce”.

“Sì. Basta pensare alla locomotiva a vapore 740, l’ultima a lasciare Pietrarsa nel 1975, anno di chiusura della grande officina di riparazione. Immaginiamo per un attimo la tristezza negli occhi dei tanti operai che vedevano terminare la storia di Pietrarsa come Officina, ma al tempo stesso felici al pensiero che Pietrarsa, trasformata in Museo, avrebbe rappresentato, in futuro, il simbolo di tanto ingegno e tanto sacrificio. Poco più avanti scorgiamo la locomotiva 625, soprannominata ‘Signorina’ perché, per un accorgimento tecnico, era di agevole manovrabilità e sembrava assumere, durante la corsa, una particolare andatura ondeggiante, simile alla camminata delle giovani donne che nel dopoguerra, per l’uso di scarpe con tacco e gonna stretta a tubo, ancheggiavano vistosamente. A breve distanza troviamo le locomotive utilizzate nel piano di ricostruzione del nostro paese devastato dalla guerra. Spostandoci nel padiglione delle caldarerie possiamo ammirare i treni conosciuti come ‘littorine’, il cui nome deriva da Littoria (attuale Latina, ndr). Costituiscono esempio di grande innovazione per l’epoca – siamo negli anni 30 – presentando caratteristiche di praticità e comfort. Hanno trasportato per decenni generazioni di italiani lungo le linee ferroviarie e presentano un design tipico del ventennio fascista”.

Una collezione di rara bellezza per un museo tra i più belli al mondo.

“Sì. Uno dei pezzi più pregiati della collezione custodita nel Museo è senza dubbio la carrozza di uno scintillante colore blu notte che spicca tra le altre nel grande capannone: è la carrozza salone numero 10 del treno reale, costruito in occasione delle nozze di Umberto II con Maria Josè del Belgio. Al suo interno risaltano le decorazioni con stucchi in oro zecchino, il tavolo centrale in mogano lungo 12 metri, le lampade con vetri di Murano. Il treno reale era formato da undici carrozze e, salendo su questa vettura, la fantasia porta subito a immaginare i reali a bordo, intenti a intrattenersi con ospiti illustri o magari a prendere decisioni importanti per le sorti del regno con alti esponenti del mondo politico. Con il cambio di regime governativo, il treno è poi divenuto patrimonio della Presidenza della Repubblica, modificando la denominazione in treno presidenziale, a bordo del quale hanno viaggiato numerosi Capi di Stato”.

Salvatore Fergola: panoramica del convoglio inaugurale della 3 ottobre 1839

Oggi sembra ritornare un altro tipo di viaggio: viaggiare con lentezza. È vero?

Il viaggio è parte integrante della nostra ricerca di libertà, suscita spesso emozioni, ricordi e, talvolta, un piacevole senso di nostalgia.  Sensazioni che i vecchi treni sono in grado di riproporre e che spingono oggi numerosi giovani a scoprirle utilizzando i treni storici che, in giro per tutta Italia, viaggiano con sempre più persone conquistate da questa forma di turismo. Nel 2016 oltre 70.000 viaggiatori hanno riscoperto il piacere di un viaggio lento e dolce utilizzando i treni d’epoca proposti dall’iniziativa della Fondazione FS ‘Binari senza Tempo’: itinerari articolati su storiche linee regionali che, inoltrandosi lungo paesaggi ricchi di fascino, conducono verso siti di particolare interesse artistico, archeologico, storico e culturale”.

Museo e impresa: qual è il suo lavoro dietro le ‘quinte’?

“La ringrazio per la domanda, perché mi permette di raccontare cosa c’è dietro la particolare attenzione che dedichiamo ai nostri numerosi ospiti. Un elemento fondamentale accomuna le persone che lavorano a Pietrarsa: l’amore per questo luogo. O ce ne si innamora o non si resiste a lungo. Sarebbe come vivere nella stessa casa senza amore. Ed è un amore che parte da lontano e dall’alto. Gli stessi vertici di Ferrovie dello Stato Italiane e della Fondazione FS amano e credono in questo luogo, ritenendolo patrimonio della nostra cultura e strumento capace di far percepire, attraverso la rappresentazione della storia, le nostre capacità di uomini e sviluppatori di tecnologia, specialmente ferroviaria. Pietrarsa, per noi ferrovieri, è una sorta di ‘Santuario’. Parlarne è un po’come raccontare una storia partendo da ‘c’era una volta…’ per  arrivare fino ai giorni nostri dopo avere affrontato  grandi sfide che hanno portato all’affermazione del sistema Alta Velocità. Mi reputo quindi il fortunato custode sul territorio di una storia tanto importante e per questo seguo la gestione del Museo come se fosse la mia casa. Tutto il personale che lavora qui, l’avrà certamente notato, è giovane e preparato. Tutte le mattine amo incamminarmi lungo il percorso di visita per analizzare e studiare piani di miglioramento e ogni settimana, con i collaboratori, condividiamo idee per trovare insieme le soluzioni che possano soddisfare le esigenze espresse dai visitatori durante le visite guidate o durante la permanenza nel nostro Museo. Una cura quasi maniacale è riservata alla pulizia, alla sistemazione dei giardini e del verde. Ecco, proprio i meravigliosi giardini sul mare sono il risultato di un progetto botanico ad ampio respiro, realizzato attraverso la piantumazione di esemplari provenienti dai cinque continenti che hanno trovato nel nostro clima un’oasi di fertilità. Numerosi sono gli appassionati di botanica che si soffermano a lungo per ammirare le nostre piante della California, del Cile, dell’Australia, del Sud Africa e del Mediterraneo. Inoltre, programmiamo cicli di manutenzione costante per garantire, nel tempo, l’alto livello di qualità della struttura ottenuto con le importanti opere di restauro conservativo realizzate in soli ventidue mesi. Tutto ciò fa di Pietrarsa un polo di eccellenza non solo museale, ma anche congressuale e per eventi, curato nei minimi dettagli”.

A sinistra il direttore del Museo di Pietrarsa, l’avvocato Oreste Orvitti e Laura Bercioux

Quali sono le attività del Museo?

“Il Museo di Pietrarsa è oggi uno dei più grandi poli Museali e Congressuali d’Italia. Abbiamo obiettivi sfidanti come l’ambizioso traguardo di raggiungere a fine anno la quota di centomila visitatori e ospitare manifestazioni e convegni anche a carattere internazionale. Siamo stati, infatti, già scelti come sede di  importanti eventi come il prossimo WTC, congresso mondiale che nel 2019 accoglierà partecipanti provenienti  da ogni parte del Globo. Il  Museo è anche un importante punto di aggregazione culturale. Siamo in grado di ospitare attori, musicisti, pittori, scultori e altri artisti.  E sempre animati dalla volontà di raccontare la nostra storia arricchita da performance di giovani e talentuose realtà. Inoltre, nel Museo trovano spazio tutte le realtà rappresentative del nostro territorio, come i prodotti enogastronomici tipici della Campania proposti attraverso momenti culturali che evidenziano il buon gusto e la produzione locale. Il ricco calendario di iniziative prevede molti appuntamenti: Sinfonie sul Mare, momenti di musica classica al tramonto con degustazione di vino del Vesuvio; Notturno a Pietrarsa, percorso teatralizzato di visita al Museo; Prossima fermata la stazione dei ricordi, performance teatrale ambientata a bordo dei nostri treni. E poi, momenti teatrali per i bambini con favole animate e percorsi dei dinosauri”.

Un progetto ambizioso.

“Il progetto Pietrarsa è innovativo e di grande impatto per il territorio. A soli tre anni di distanza dall’inizio di gestione a cura della Fondazione FS, possiamo dire che questo è un esempio virtuoso di realtà territoriale. Nelle aree esterne al Museo, dove insiste il confine del famoso Miglio d’Oro, stanno sorgendo, grazie ai grandi flussi turistici, attività imprenditoriali di vari settori: gastronomia, soggiorno, negozi di gadget, artigianato, parcheggi. Attività che portano benefici all’economia di un territorio e lavoro per i cittadini del circondario. La strada intrapresa è giusta: un’oculata gestione economica ci permetterà in futuro di attivare altre forme di investimento per rendere ancora più bella la visita al Museo”.

Quali?

“Con la Regione Campania è allo studio un progetto di realizzazione di un approdo marino a Pietrarsa per consentire di raggiungere il Museo anche dalle Isole del Golfo o da Napoli in pochi minuti. La nuova stazione metropolitana della Linea 2 di Napoli, parte integrante del Museo, già oggi consente di raggiungere il sito da Napoli in appena 12 minuti a bordo di treni moderni e confortevoli. È in fase di progetto la realizzazione della passeggiata a mare nel Comune di Portici e, in un futuro non tanto lontano, accederemo alla passeggiata direttamente dal padiglione delle locomotive a Vapore. Si prevede, inoltre, la realizzazione di un elegante bar nel Museo e stiamo anche pensando alla possibilità di allestire un ristorante a bordo di una carrozza d’epoca. Infine, un sogno per Pietrarsa: tanti visitatori che possano entrare per le intere 24 ore,  365 giorni all’anno!”

È  vero che la vita è un viaggio, non una destinazione. Altro treno, altra corsa e un altro appunto di viaggio.

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