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Zibaldone

11 Settembre

Domenica 11 settembre 2011. Oggi. Sono passati 10 anni dal clamoroso e cruento attentato alle Torri Gemelle di New York: migliaia i morti (vittime innocenti), un’America scossa, umiliata; un popolo che per la prima volta nella sua Storia si sentì vulnerabile, sentì (clamoroso anche questo) di essere stato schiaffato nella “receiving end”. Per trovare qualche milione di americani costretti nella “receiving end”, bisogna risalire alla memorabile Corsa al Mare del Generale dell’Unione Sherman che fra il 1864 e il 1865 troncò in due la Confederazione degli Stati del Sud, gettò nel terrore non si sa quante famiglie, fece un numero incalcolabile di morti (civili), polverizzò patrimoni, devastò contee, Stati. Gli effetti durarono fino ai primi del Novecento.

Avvertimmo un brivido, un grosso brivido, quando, da Roma, ci rendemmo conto dell’avvenuta catastrofe. Provammo pietà per le vittime, per le famiglie delle vittime. Pensammo che, per un gioco delle circostanze diverso da quello a suo tempo creatosi, anche noi la mattina di quell’11 settembre 2011 avremmo potuto trovarci in una delle “Twin Towers”: o che avrebbero potuto trovarcisi nostra moglie o nostra figlia. Pensammo che con uno degli oltre 300 Vigili del Fuoco morti nell’immane calderone, forse avevamo bevuto una o due birre e apprezzato canzoni dei Queen da “Fitzpatrick”, vero pub irlandese, sulla “Second Avenue”, estate 1986 o 1987, insomma giù di lì. Ci sentimmo newyorchesi e per pochi attimi nella nostra mente scattò in noi una sorta di riflesso condizionato, d’illusione “voluta”: raggiungere la Washington Bridge Bus Station, saltare su un pullman della linea “C”, arrivare a Emerson N.J., entrare come al solito nella redazione del “Progresso”, al 15 di Bland Street… Così fummo toccati dalla tragedia dell’11 Settembre.

Ma che cosa è accaduto da allora nelle alte sfere dell’Unione? Che cosa hanno saputo fare di concreto gli Stati Uniti nella guerra (guerra, sì: chiamiamo le cose col loro nome) contro il terrorismo islamico? Di sicuro l’”intelligence” americana ci ha liberati dell’insopportabile, lugubre Bin Laden e di altri giannizzeri del grande assassino. Ma sapete com’è: il terrorismo musulmano è come la tenia: la puoi mutilare quanto vuoi, ma essa si ricrea di volta in volta, implacabilmente. Per eliminarla, bisogna ucciderne le molecole, l’essenza. Ci vuole quindi un’azione “a fondo”.

Dopo Hiroshima e Nagasaki, dopo Dresda, Berlino, Amburgo, Colonia. Lipsia, gli americani di “andare fino in fondo” non se la sentono: lo dimostrarono anche nella guerra del Vietnam. Ma il problema rimane. Con l’eliminazione di Bin Laden, la tenia non è stata affatto debellata: anzi, per via della rasoiata ricevuta, ha acquisito più forza ancora, si è fatta, forse, ancor più duttile – e scaltra. Il fondamentalismo musulmano (questa, almeno, la nostra sensazione) prepara di certo qualcosa, prepara una nuova, spettacolare, sanguinosa sortita, improvvisa, “inattesa” come lo fu appunto l’attentato a New York di 10 anni fa. C’è però una via d’uscita? Certo che c’è, ed essa non è neanche affidata alla Bomba Atomica o a mille o duemila carri armati. E’ affidata alla politica, alla politica svolta da saggi, da persone avvedute che conoscono il mondo, conoscono la Storia, hanno a cuore, sissignori, le sorti di milioni e milioni di cittadini qualunque, come noi tutti. Ma “questa” politica oggi è presente? E’ reale? Crediamo che non lo sia. Altrimenti, avremmo già sgomberato dall’Iraq e dall’Afghanistan. Avremmo impegnato (non solo invitato…) lo Stato d’Israele a tornare ai confini antecedenti la Guerra dei Sei Giorni del 1967 – e nel frattempo (per la Ragion di Stato!) avremmo mozzato la testa di Hamas e Hezbollah. Senza uno Stato palestinese e con le bandiere americana, britannica, italiana che con ‘democratica’ spudoratezza sventolano ancora in Iraq e in Afghanistan, dovremo pur sempre affrontare un Islam con la bava alla bocca nei confronti di noi “crociati”. E magari ci toccherà piangere altri morti, uomini, donne, bambini fulminati in grattacieli o in aerei che mai raggiungeranno Acapulco… Miami Florida… Roma Fiumicino… Heathrow…

 

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