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Zibaldone

Per carità di patria

Continuando così, con la follia al potere, si rischia di perdere l'Italia intera. Per carità di patria, Berlusconi si dimetta, prima che sia troppo tardi

 

 

Sembrava sempre scontato dire ‘ma vi immaginate cosa sarebbe successo in un altro paese se il capo del governo avesse….’ E ogni volta che si accennava al paragone, si finiva comunque per farsi una risata sdrammatizzante, ma sì che tutti hanno le proprie rogne politiche, chi è senza peccato….

Così era stato per tanti anni ormai, anche con Silvio Berlusconi fantastico protagonista. Ma ora? Con i nuovi sviluppi della storia di Berlusconi e la "intrattenitrice" minorenne Ruby, ormai si è oltrepassato ogni limite di sopportazione. Sommessamente mi vergogno in questo momento per l’Italia, per gli italiani e quindi per me stesso, da italiano all’estero. Proprio nel 150esimo dell’Unità, l’Italia vista da qui non fa solo schifo, fa paura.

La paura che quando si lascia arrivare i propri governanti a certi livelli, tutto poi possa accadere. Berlusconi a questo punto non è solo un malato, come aveva avvertito la moglie Veronica supplicando di aiutarlo. Il premier italiano potrebbe essere ammattito, un folle capace di tutto.

Ma attenzione, per chi scrive lo scandalo a questo punto non è più solo Berlusconi, lo scandalo adesso siamo tutti noi, giunti fin qui pur sapendo che non può essere più questo lo specchio dell’Italia.

Il giorno che si è saputa la notizia che la Procura di Milano vuol processare per direttissima (la magistratura inquirente avrebbe prove devastanti) il premier con accuse che vanno dalla prostituzione minorile alla concussione, a Tunisi un popolo coraggioso ha cacciato chi lo ha governato per 23 anni. La goccia che ha fatto traboccare il vaso della sopportazione tunisina sarebbe stata le rivelazioni di wikileaks, cioè la conferma venuta nei documenti dei diplomatici americani di quello che la gente sospettava ma doveva tenersi dentro. E cioè che quel regime era uno dei più corrotti al mondo, in sostanza un governo di ladri, un regime "cleptocratico" che affondava la già debole economia  tunisina.

Che c’entra la marocchina rubacuori di Berlusconi con la cacciata del tunisino Ben Alì?

Quando a novembre si venne a sapere che il capo del governo italiano aveva chiamato lo scorso maggio la questura di Milano per far rilasciare una ragazza minorenne che si era cacciata nei guai, dicendo perché era la "nipote di Mubarak", il limite di sopportazione di qualunque popolo che tiene al proprio paese, sarebbe dovuto giungere al capolinea. Eppure non successe nulla.

Allora Gianfanco Fini disse una cosa ovvia: "La vicenda della minorenne marocchina rilasciata dalla questura a seguito di una telefonata dalla presidenza del Consiglio è una vicenda che dimostra disinvoltura, malcostume, e un uso privato del potere pubblico. Mi auguro che non sia vero. Se Silvio Berlusconi veramente ha avuto l’ardire di compiere una telefonata in questura per proteggere la minorenne magrebina allora questo è abuso di potere e il premier dovrà trarne la conseguenze".

 Ora il pericolo è che negli italiani, per anni in preda ad una specie di anestesia agli scandali del premier, di colpo possa scattare una reazione più pericolosa.

Vale proprio la pena ricordare le parole, col senno di poi affatto esagerate, di Marco Pannella, quando oltre un anno fa in una lettera pubblica a Beppe Grillo, scriveva: "Caro Beppe, Berlusconi oggi è letteralmente impazzito. Ripeto: letteralmente impazzito!… Non c’è ormai, per lui, né legge, né regola, né senso della misura, tanto meno doveri che tengano. Sembra preda di un eccesso di paranoia, o tale da denunciarlo alla giustizia nazionale, o internazionale che sia. Abbiamo ammonito, gridato, da tempo, che dove v’è strage di legalità lì s’annuncia strage di popolo, di popoli. Avevamo anche già ammonito: il Re s’annoia e non riesce a distrarsi, per quanti faticosi tentativi notoriamente egli faccia: le prova tutte, ma non c’è niente da fare! Allora si mette a giocare, punta e bluffa sempre più alla grande, sempre più grosso; gioca col mondo, coi suoi amici, soci, sodali: Gheddafi, Putin, Lukashenko…"  E poi, ad ottobre, ancora Pannella dichiarare: "Berlusconi è uno di quelli capaci davvero di tutto, lui rischia di finire a Piazzale Loreto".

Continuando così, con la follia al potere, si rischia di perdere l’Italia intera. Per carità di patria, Berlusconi si dimetta, prima che sia troppo tardi. 

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