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Zibaldone

Ruby? C’é di peggio

Berlusconi sta schiacciando come un macigno la percezione nel mondo del carattere stesso dell'intero popolo italiano
Ruby? C'é di peggio
di Stefano Vaccara -

 Per carità di patria si dimetta, si era scritto all’indomani della notizia sulle indagini dei magistrati milanesi contro l’ennesimo scandalo – forse anche criminale – che ha coinvolto Silvio Berlusconi. Dopo sette giorni la vergogna per l’Italia è ormai insopportabile. Le rivelazioni sulle feste con la partecipazione a pagamento della minorenne Ruby e delle altre ragazze mantenute nella palazzina "dell’orgietta" per essere a disposizione dell’insaziabile Silvio, stanno facendo il giro del mondo.  Berlusconi sta schiacciando come un macigno non tanto la credibilità di se stesso, perduta da tempo, ma la percezione nel mondo del carattere stesso dell’intero popolo italiano, dai più ancora amato, come potete leggere qui accanto nei commenti raccolti tra i giornalisti corrispondenti dalle Nazioni Unite. Tra venerdì e sabato, per esempio, ascoltando le trasmissione radio della Bbc irradiate nel mondo, chi interveniva non si capacitava come l’Italia, riconosciuta nazione fondamentale per l’Europa, potesse ancora farsi rappresentare da Berlusconi. Popolo italiano, ci sei ancora?

Nel nostro tour di domande ai giornalisti dell’Onu sullo scandalo Ruby,  ci gelava il sangue nel pensare che i loro commenti sulla mancanza di reazione degli italiani si riferivano solo agli scandali di natura sessuale. Gravissimi, bene ripeterlo, perchè a differenza di Bill Clinton o chi altri statisti in passato, quelle a Berlusconi sono accuse con risvolti criminali per la prostituzione di una minorenne e anche l’abuso di potere per l’aver indotto, sempre secondo l’accusa dei pm, la questura di Milano al rilascio della giovane marocchina spacciata dal bugiardo premier per "la nipote di Mubarak".

Ma oltre Ruby, ci potrebbe essere ben altro, un sospetto capace di trasformare una dolorosa vergogna in un cataclisma immane per la credibilità della nazione italiana nel mondo. Mentre li raccoglievamo, quei commenti, infatti non abbiamo chiesto ai nostri colleghi un loro commento su quello che stava avvenendo in un’aula di tribunale di Firenze, dove alcuni mafiosi "pentiti", continuavano ad accusare il senatore Marcello Dell’Utri, braccio destro e sinistro di Berlusconi nei suoi affari prima di business e poi di politica, di essere stato nelle mani dei boss di mafia palermitani. Dell’Utri è stato ritenuto colpevole nei primi due gradi di giudizio di essere stato colluso con la mafia; ora è in attesa della terza e definitiva sentenza. Quando arriverà, finalmente sapremo se il nostro capo del governo ha avuto come suo fidato "consigliere" un uomo della mafia.

Sempre più mafiosi raccontano che la discesa in campo di Silvio Berlusconi nel ’94 serviva a "sistemare" i problemi che i boss stavano avendo con lo Stato italiano dalla fine della guerra fredda. Altri addirittura si spingono a dire che la campagna di bombe e stragi del ’93 fu "suggerita" per preparare l’ingresso di un grande imprenditore di Milano che a sua volta si trovava nei guai…

Immensamente speriamo che tutto sia falso, che la magistratura assolvi Dell’Utri, e quindi anche Berlusconi, da queste accuse che non sono infamanti solo per loro due, ma sarebbero una condanna a morte per l’onorabilità dell’Italia nel mondo. Per questo speriamo che, nel giorno in cui finalmente avremo la sentenza definitiva su Dell’Utri, Berlusconi non sia più al governo.

Proprio sabato è finito in carcere con la condanna di aver aiutato la mafia, anche l’ex presidente della Regione Sicilia Salvatore "vasa vasa" Cuffaro, che ora, da senatore, aveva abbandonato il partito di Casini per continuare a sostenere il governo Berlusconi.

Che fare? Italia "dimettilo" subito. Adesso nel mondo si ride con disgusto degli italiani per essersi scelto un premier malato di sesso fino al punto di mettersi nei guai con la legge. Domani i cittadini onesti del mondo potrebbero cancellare ogni stima nei confronti dell’Italia, arrivando fino al punto di non comprare più un paio di scarpe o un pacco di pasta made in Italy, per paura di finanziare una nazione complice della mafia.