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Zibaldone

OPINIONE/ Perché noi, italiane a New York, saremo a Times Square

di Elena D'Amelio, Valeria Castelli e Manuela Travaglianti
Vogliamo dimostrare la nostra indignazione e vogliamo che anche qui negli Stati Uniti si sappia che esiste un'altra Italia, quella che chiede le dimissioni di Berlusconi

Abbiamo deciso di organizzare la manifestazione per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi, che si terrà domenica, 13 febbraio, a Times Square, perché, pur vivendo all’estero, il nostro desiderio di essere parte attiva della società civile italiana non ci abbandona. Abbiamo accolto con grande entusiasmo l’invito di Libertà e Giustizia, l’associazione culturale e politica di cui siamo socie, a firmare l’appello "Resignation-Dimissioni" lanciato con le firme di Gustavo Zagrebelsky, Paul Ginsborg e Sandra Bonsanti il 18 gennaio scorso. E abbiamo seguito sul web l’evento del 5 febbraio al PalaSharp di Milano, sempre organizzato da Libertà e Giustizia. Tra i moltissimi interventi di esponenti della società civile, Umberto Eco ha chiesto alle 15.000 persone presenti di salvare l’onore dell’Italia, mentre Roberto Saviano ha parlato di una "democrazia in ostaggio" ed ha rivendicato "il diritto di sognare un’Italia pulita". Con questa manifestazione noi accogliamo idealmente la sfida lanciata in quel giorno a costruire un’Italia migliore e diventare parte di quel "vento dal basso" di Coleridge evocato da Paul Ginsborg nel suo intervento.

Vogliamo dimostrare la nostra indignazione e sensibilizzare l’opinione pubblica americana su quello che sta succedendo in Italia: il Presidente de Consiglio è accusato di prostituzione minorile e concussione, e si rifiuta di sottoporsi al processo, screditando il lavoro della magistratura e gridando al complotto. In nessun altro paese democratico un Primo Ministro, indagato per così gravi capi di accusa, rimarrebbe in carica. Tutti i cittadini italiani, di qualsiasi credo politico, devono essere consapevoli che l’immagine del loro paese sarà profondamente danneggiata se Berlusconi rimarrà al suo posto. Per questo chiediamo a Silvio Berlusconi di dimettersi immediatamente, di non utilizzare la televisione per difendersi e screditare i magistrati grazie al suo considerevole potere mediatico, bensì di presentarsi ai giudici come ogni cittadino è tenuto a fare. Speriamo vivamente per lui e per l’Italia che sia in grado di dimostrare la propria innocenza.

Vogliamo che anche qui negli Stati Uniti si sappia che esiste un’altra Italia, quella che chiede le dimissioni di Berlusconi, che grida "basta" e difende la dignità e l’onore del proprio paese. Siamo stanchi dei continui attacchi alla Costituzione, alla magistratura, alla libera informazione e alla dignità delle donne che il Premier italiano continua a lanciare. La manifestazione del 13 febbraio infatti è anche a sostegno della mobilitazione delle donne italiane "Se non ora, quando?", che contesta il modello di relazione tra donne e uomini ostentato da una delle massime cariche dello Stato. L’atteggiamento del Premier Berlusconi nei confronti delle donne diffonde, con una vergognosa assenza di etica, un comportamento che propone alle giovani generazioni facili guadagni offrendo la loro bellezza e il loro corpo al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.

 Questo atteggiamento incide profondamente sugli stili di vita e sulla cultura nazionale, legit- timando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni. Ciò non è più tolle- rabile.

Infine, noi vogliamo manifestare perché questo clima di livore e di "l’un contro l’altro armati", così diffuso ormai in Italia, cessi di esistere. Noi speriamo e crediamo che l’Italia meriti di meglio. Vogliamo tornare a sognare, a fare progetti, a credere che governo e istituzioni debbano lavorare insieme e non farsi la guerra, e soprattutto vogliamo ancora credere che governo e istituzioni lavorino per noi, per i cittadini, e non contro di noi. Vogliamo credere che quando si parla del "bene del Paese", ci si riferisca a noi, cittadini italiani, e non a qualche legge ad personam. Vogliamo che la gente abbia ancora a cuore il futuro. Come ha detto Saviano nel suo intervento al Palasharp: "forse un mondo migliore non esiste, ma credo nella possibilità di migliorare il mondo. Per questo sento che è il tempo per tornare a sognare. Non sembri scontato e retorico e anche se lo fosse ben venga. Ma sognare un paese diverso non può che essere il carburante vivo e persino divertente del tentativo di cambiare le cose".

La rassegnazione, dicevano Adorno e Horkheimer, porta inevitabilmente al fascismo. Noi non vogliamo rassegnarci ad un’Italia rassegnata.

 

Domenica 13 febbraio, ore 12:30, isola pedonale di Times Square – 42esima strada e Broadway.
Vi aspettiamo!
Libertà e Giustizia New York

http://www.libertaegiustizia.it

(Per maggiori informazioni contattare: legnewyork@gmail.com)

 

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