Cerca

Zibaldone

Fratelli e fratellastri

di Elisabetta De Dominis

Dopo 150 anni d'Unità tutto è cambiato e bisogna proprio essere dei diavoli per sopravvivere a Berlusconi

La cosa più patetica di questa Italietta – che cerca di tagliare ipocritamente  il traguardo dei 150 anni, mentre le acque del Po, avvelenate dal fiele leghista, la dividono e serpi pidielline in formato escort e prezzolati avvinghiano la libertà di pensiero – è il Partito democratico, che non si è accorto che tutto è cambiato. 
E’ cambiata la cultura, che è divenuta incultura spazzando via la sedimentazione sociale cattocomunista; è cambiata l’economia, che segue le norme piratesche del libero mercato mentre piange la mancanza di assistenzialismo ai giovani figli di mamma Italia; siamo cambiati noi: il nostro cuore si è indurito. Non ci commuoviamo per le famiglie che soffrono sullo schermo perché non hanno i soldi per mangiare, tanto sono oltre lo schermo e le guardiamo come si guarda una fiction. Non ci commuoviamo per un assassinio o per uno tsunami: la povertà, la morte non ci riguardano, sono cose d’altri. Noi siamo figli di Berlusconi: immortali. Non è ammessa prova contraria. C’è da augurarsi che il Nostro, dopo aver riformato la Giustizia, riformi la Sanità: nessuno andrà più all’inferno. Ma neanche in paradiso. Insomma nessuno morirà e il giudizio universale rimarrà letteratura. L’unico disoccupato sarà il Padreterno. Salvo scoprire che si tratti della stessa persona. Ossia che il Cavaliere gli porti via il posto, visto che Napolitano conserva diabolicamente il proprio. Perché bisogna essere dei diavoli per sopravvivere a Berlusconi.
Il Partito democratico invece si lamenta come fosse già all’inferno; in effetti l’inferno se l’è creato da solo perché, se c’è una cosa che il Nostro non conosce e dunque non può fare, è l’inferno. Bersani, poveretto, cugino vegetariano di quei comunisti che mangiavano davvero i bambini (nel dopoguerra i russi costringevano le madri ucraine a cibarsi dei propri figli…), ha proprio l’aspetto del politico dismesso e, quando dice: “Ho 10 milioni di firme: costringeremo Berlusconi a lasciare”, fa quasi pena. Perché proviamo un brivido di paura che tornino i comunisti. Magari quelli italiani non erano cannibali, ma cannibalizzavano: erano proprio cattivi. Cattivi con chi non era rosso come loro.
Ed è questo sentimento che i democratici non riescono ad abbandonare: non riescono a perdonare chi è diverso da loro, lo considerano culturalmente inferiore. Tradiscono un livore nello sguardo quando incontrano un diverso… E ora che sono un misto mare e monti dentro il Pd non si sentono fratelli, ma fratellastri: pronti a pugnalarsi a vicenda.
Prendessero esempio dalle donne del Cavaliere, mercenarie ma puttane di buon cuore: si sono aiutate a vicenda nell’assistere il loro papi, come tante brave sorelline…  Si confidavano tutto: da come assisterlo sessualmente alle loro pene quando venivano messe da parte a causa di nuove favorite… “E’ il primo anno dopo 6 anni che non passo il capodanno con lui”  – osserva in crisi Barbara Faggioli. Mentre Marystell Pollanco solidale chiede a Aris Espinoza: “Berlusconi ti ha mollato qualcosa? Quanto ti ha dato?” Perciò dispiace proprio che Ruby sia andata a dire che Noemi Letizia ha fatto sesso con il premier e che questa l’ha denunciata: non è bello dire una cosa simile di una vergine cresciuta – come ha assicurato sua mamma, che ha incassato 20 mila euro dal ragioniere di B. – nella luce del Vangelo (quale?) e nel culto di Berlusconi. Una volta erano i fedeli a portare offerte agli dei, adesso è il dio Silvio a elargire a piene mani per ricompensare le sue adoranti. Indubbiamente è un culto più sicuro: non serve aver fede, perché c’è la certezza matematica di un riscontro, anzi economica. Le due minorenni, che senza trucco già non valgono due euro, hanno creato più danno a Silvio della statuetta del Duomo che gli ha spezzato l’osso della mandibola. Questo è bastato trapiantarlo, ma la sua onorabilità è irrecuperabile anche se dovesse rivelarsi davvero eterno, come lui millanta. L’eternità non sta nella durata temporale, ma nei cuori. E chi mai lo porterà nel suo “per saecula saeculorum”?
bibisi@tin.it

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter