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Zibaldone

Una riforma giusta, nonostante Silvio

Intervista con Stanton H. Burnett del Center for Strategic and International Studies di Washington sulle “rivoluzionarie” proposte del governo Berlusconi sulla giustizia

Nella foto il ministro della Giustizia Angelino Alfano con il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. In basso il politologo Stanton H. Burnett, autore di "The Italian Guillottine" 

NEW YORK. Silvio Berlusconi, grazie soprattutto al suo ministro della Giustizia Angelino Alfano, ci è riuscito: ha presentato una riforma “rivoluzionaria” della giustizia italiana. Approvata giovedì dal Consiglio dei ministri, questa riforma costituzionale potrà essere approvata solo col voto a favore dei due terzi del Parlamento. Impresa impossibile? Se l’ostacolo sarà insormontabile, resterà la strada del referendum.

Nei punti della riforma, spiccano: separazione delle carriere dei magistrati, la responsabilità civile dei magistrati, l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, la limitazione degli appelli dei pm alle sentenze di assoluzione…

Può essere quella presentata da un Premier plurindagato e ancora sotto processo come Silvio Berlusconi, una riforma delal giustizia credibile?

Lo abbiamo chiesto al Dr. Stanton H. Burnett, senior adviser del Center for Strategic and International Studies di Washington e autore di “The Italian Guillottine: Operation Clean Hands and the Overthrow of Italy’s First Republic”, (Rowman & Little Field, 1998). Con Burnett, su questo giornale, abbiamo affrontato spesso il tema dello scontro tra politica e giustizia in Italia. L’ex diplomatico Usa ci garantisce un’autorevole opinione distaccata dalle schermaglie della lotta politica italiana.

 “Si c’è un rischio che le riforme, le più importanti per gli anni a venire dell’Italia, possano essere danneggiate, dirottate o affondate del tutto per il solo fatto che sia Berlusconi ad averle presentate. La sua credibilitá é troppo bassa in questo momento, particolarmente in materia di giustizia. Infatti ha dovuto mandare avanti Alfano come finalizzatore di queste riforme. E il ministro dimostra di avere in materia piú credibilitá, anche se poi le cose si sono messe male di nuovo al momento della conferenza stampa, quando Berlusconi ha detto che se avessimo avuto queste riforme giá nel ’94 non ci sarebbe stata una Tangentopoli. Ora lui forse pensava a tutti gli abusi che sono costati suicidi, che rovinó delle persone non per il giusto procedimento di un processo di legge ma per il mal uso, o abuso di potere dei magistrati anche per ragioni politiche. Ma ormai è facile per l’opposizione prendere quella frase di Berlusconi e tradurla  come se egli volesse dire che se avessimo avuto giá queste riforme, i ladri e i corrotti non sarebbero mai stati presi. Non era quello che Berlusconi voleva dire, ma dimostra come sarebbe meglio che Alfano continui a spiegare la riforma e Berlusconi ne stia il piú lontano possibile”.

Cosa le piace di più  di questa proposta di riforma?

“Ci sono tanti punti di valore in questa riforma, qualcuno é ovvio, ma vorrei parlare di quelli che, per chi si occupa del sistema giudiziario italiano, preoccupano di più e da anni. Uno riguarda l’enorme, esagerata indipendenza dei magistrati.  Questa era stata costruita per evitare l’interferenza politica sul lavoro dei magistrati. Ma alla fine é finita per avere l’effetto di proteggere la politicizzazione dei magistrati. È vero, non si puó attaccare la loro indipendenza a testa bassa, ma con quello che Alfano ha fatto con molto bravura, separando le due carriere tra pm e giudici, ecco che poi si possono suonare le campane per affermare l’assoluta indipendenza dei giudici. Che é quello che tutti vogliono. Poi, piú a bassa voce, si puó dire che i pm dovranno organizzare il loro lavoro ‘secondo le norme dell’ordinamento giudiziario’ che permetterá anche alle autoritá politiche di fissare certe prioritá, cioé una specie di agenda per i magistrati. Come dettagliata o generale questa sará e se funzionerá, nessuno lo può prevedere…”

Ma é proprio questo il punto critico, quando si parla di separazione delle carriere e di togliere l’obbligatorietá dell’azione penale: a chi spetterá quindi la decisione su quale caso indagare e quale scartare? Spetterá ad un politico farlo?

“Tecnicamente, dal modo come leggo la riforma, sarebbe possibile per il Parlamento di passare una legge che dica: per ora, queste sono le prioritá e queste le decisioni su dove concentrare le risorse giudiziarie. Ora, queste prioritá potrebbero  essere cosí generali da rendere molto difficile capire quale effetto avrebbero. Le prioritá potrebbero essere stabilite in un modo diverso, cioè  il Consiglio dei ministri potrebbe farlo, o direttamente il premier con il ministro della giustizia… Insomma qui la riforma non é chiara. Mi sembra di capire che sia possibile che il Parlamento stabilisca queste prioritá. Ma la cosa piú importante in questo momento é che questa riforma spezza l’assoluta indipendenza dei pm e lo fa con bravura, perché stabilisce la separazione delle carriere che poi ristabilisce l’assoluta indipendenza dei giudici”.

Qui negli Usa il capo della procura viene eletto (District Attorney), e poi é lui a tenere in mano l’agenda che stabilisce su quali casi i pm si devono concentrare. Un sistema del genere potrebbe mai funzionare in Italia?

“Per un verso potrebbe, soltanto che in Italia é ancora forte la cosidetta partitocrazia, cioè questi procuratori diventerebbero subito invischiati nei giochi di partito. Poi lo si fa a livello nazionale, cioé con qualcuno che si candiderebbe come ‘Attorney General’ (ministro della giustizia, ndr), in Italia mi comincerei a preoccupare di avere certi ‘uomini forti’ eletti in quel modo…”

Ma esiste un altro sistema giuridico in Europa dove il sistema di prioritá delle indagini viene fissato in un modo simile a quello che si cerca di fare in Italia?

“Non conosco un altro sistema che cerca di farlo in quel modo, in effetti é un metodo strano. Negli altri sistemi europei, il controllo si esercita non nelle pioritá di indagine, ma sul controllo gerarchico che c’é sull’azione esercitata dai pm che deve riferire ad un suo superiore che, nella piramide di gerarchie, alla fine arriva ad un ufficiale politico che, se non eletto, é stato nominato dal potere politico, cioé da un primo ministro. In Italia si sta cercando di andare per una strada mai tentata prima, con il controllo dei pm attraverso la scelta nelle prioritá dei casi d’indagine. Nessuno puó esser giá certo, incluso il ministro Alfano, che funzionerá. Ma almeno il superamento del principio di assoluta indipendenza senza controllo del pm é stato affrontato”.

E poi come si evita la politicizzazione dei magistrati?

“Un’altro punto della riforma che attacca la politicizzazione dei magistrati, é quello che divide il Consiglio Superiore della Magistratura, il cosidetto CSM. Metá di questo, che dovrá supervisionare il lavoro dei magistrati, sarà scelto per sorteggio. Questa é un’idea molto affascinante che viene da una solida tradizione storica. Giá nella Firenze del Rinascimento, nell’elezione del Podestá, c’erano delle misure simili, per evitare la politicizzazione e prevenire che i partiti decidessero tutto. Quindi per sorteggio si sceglievano i candidati, oppure sempre con una lotteria si sceglievano gli elettori”.

Anche al Palio di Siena una contrada non può scegliersi il cavallo migliore, vengono estratti per sorteggio…

“Giá, il Palio di Siena resta una istituzione molto seria rispetto all’attuale sistema giudiziario italiano. Ma vorrei dire anche qualcosa su quelle modifiche di responsabilitá dell’imputato dopo una assoluzione. Qui ci porta alla questione che qui negli Usa chiamiamo di ‘double jeopardy’, uno dei maggiori scandali del sistema giudiziario italiano. Infatti quello in vigore in Italia prevede che il pm si possa appellare ad una sentenza di assoluzione, un sistema che non esiste da nessuna altra parte. Certamente esistono momenti in cui un caso si possa riaprire, perché sono sopraggiunte delle novitá di prova cosí importanti da legittimarlo, ma sono eccezioni e comunque molto rare. Ma l’appello del procuratore é un ‘double jeopardy’, idea che si condanna non solo negli USA, ma anche in Gran Bretagna, in Francia…  Cioé sei sei assolto, basta così, puoi tornare a casa da cittadino libero e non potrai essere riprocessato di nuovo per un crimine di cui sei stato giá assolto. Sappiamo tutti quante volte Andreotti sia stato processato per lo stesso crimine,  ma lui aveva i mezzi per continuare a difendersi, ma il cittadino che non li ha quei mezzi o quella influenza? Nella riforma di Alfano si affronta il problema, non lo si elimina del tutto, ma lo modera e ciò si migliorerebbe la situazione”.

Anche nella durata dei processi…

“Esattamente. E infatti se si chiede agli italiani cosa non funzioni con il loro sistema giudiziario, la prima risposta é sempre la stessa: la lentezza! Certamente per questo sicuramente aiuta aumentare il numero dei magistrati ed evitare che questi possano prendersi vacanze troppo lunghe, ma anche il fatto di non avere piú lo strumento di potersi appellare automaticamente alle sentenza di assoluzione aiuterá molto a velocizzare il processo giudiziario.  A parte comunque le questioni sulla velocità, é un punto della riforma che si deve fare perché è un semplice atto di giustizia”.

Insomma una riforma per dare più poteri alla difesa e abbassare quelli dell’accusa.

“Nella conferenza stampa Alfano ha usato l’immagine della bilancia, dicendo che nel sistema attuale i giudici e i pm sono tutti da una parte e l’imputato e i suoi avvocati dall’altra. E la bilancia cosí tende tutta da una sola parte. Quindi Alfano presentava la situazione in cui, con la separazione delle carriere, la bilancia si sarebbe riequilibrata tra accusa e difesa. Questa é una semplificazione, ovviamente la separazione delle carriere non determina che pm e giudici non si conoscano, o che non lavoreranno negli stessi uffici, ma certamente migliorerá la situazione che permetteva ai magistrati di passare dall’accusa al giudicante e viceversa”.

E sul fatto che il magistrato che sbaglia potrebbe pagare di tasca sua?

“Molti degli abusi che ci furono durante tangentopoli non furono dovuti a mancanza di regole, ma alla mancanza del rispetto delle regole.  Quindi quello che si deve fare é assicurarsi che i magistrati rispettino le regole che giá ci sono, come nel rilascio di certi documenti o nel trattamento dei testimoni.  Per questo rendere i magistrati responsabili in cause civili per le loro azioni è giusto, come sono giá tanti altri funzionari dello Stato italiano. Anche se questi casi saranno molto rari, questo aiuterá nel prevenire certi abusi. Ho notato che il politico che si oppone di piú a queste riforme é Antonio Di Pietro. Forse sta realizzando che se certe misure fossero state in atto durante Tangentopoli, probabilmente per certi abusi avrebbe dovuto poi difendersi in molte cause civili”.

E cosa pensa il politologo Burnett della legge sulle intercettazioni che il governo Berlusconi vuole resuscitare, la cosidetta legge “bavaglio”, che colpirebbe pure i giornali e giornalisti che pubblicano informazioni su certe indagini?

“Qui ci sono due aspetti distinti. Ovviamente si può facilmente intuire su cosa si basi la difesa delle registrazioni segrete. Chissá quanti capi mafia non sarebbe stato possibile catturare e poi condannare senza l’aiuto di certe registrazioni. Il fatto peró é che c’è un numero straordinario in Italia di queste registrazioni, molto più grande di quello che troviamo in altri paesi occidentali. Quindi é legittimo il sospetto che ci sia un abuso e che queste vengano utilizzate col metodo di chi va a pescare, si butta un amo tanto qualcosa abboccherá… Negli Stati Uniti ci vogliono forti elementi che un crimine sia stato commesso prima che un giudice approvi la sorveglianza delle conversazioni telefoniche per aquisire ulteriori elementi di prova. Non si può fare che prima si registra e poi si trova il crimine, deve essere l’esatto  contrario. Ovviamente é un campo minato, e ci saranno tanti aneddoti in Italia in cui si può dimostrare che senza quella registrazione avvenuta in quel modo quel pericoloso criminale non sarebbe mai stato scoperto. Sulla questione dei giornalisti e della libertá di stampa, non posso che essere influenzato dal primo emendamento della costituzione americana. Insomma certamente si deve perseguire vigorosamente il magistrato o l’impiegato che ‘leak’ il documento o le informazioni sulle indagini ancora vietate, ma non certamente il giornalista che le pubblica, egli sta facendo soltanto il suo dovere. Durante Tangentopoli certe informazioni  arrivavano a certi giornalisti, ma non erano loro i colpevoli delle pubblicazioni di interrogatori o registrazioni etc, ma coloro che li rifornivano.  Anche io se fossi un gornalista pubblicherei quelle preziose notizie, ma se fossi un cittadino pretenderei che si indagasse a fondo e si colpisse quei funzionari dello Stato che rilasciano informazioni vietate e che compromettono certi diritti. Colpendo i giornalisti in realtá non si vuole risolvere alla radice il problema e si compromette pericolosamente il diritto democratico della libertá di stampa”.

Grazie a WikiLeaks, presto leggeremo un documento diplomatico in cui si scopre che gli americani intravedono nel giovane ministro della giustizia Alfano il prossimo premier italiano?

“Per quanto mi riguarda Alfano mi ha giá impressionato due volte: sembra serio, rispetto alla riforma della giustizia presentata, infatti questa non sembra piú pensata solo per risolvere i casi in sospeso dell’attuale premier. Infatti mentre posso comprendere i magistrati per come hanno accolto certe proposte, non riesco proprio a capire come l’opposizione politica possa essere cosí contraria a certe riforme. E poi Alfano sembra saper affrontare questioni delicate con bravura. Separare le carriere e poi sottolineare l’assoluta indipendenza dei giudici mentre si cerca di moderare quella dei pm, delinea una capacitá di convinzione notevole, anche se poi magari qualche parola di troppo del primo ministro puó rovinare tutto. Certo, non so come Alfano se la caverebbe in altre questioni, come quelle economiche per esempio. Se dovessi scrivere io uno di quei dispacci diplomatici da Roma, certamente scriverei che Alfano é un politico italiano da tenere assolutamente d’occhio per la futura leadership”.

Ha detto che non può comprendere perché la sinistra italiana sia contraria a questa riforma della giustizia. Perché dovrebbe appoggiarla?

“Nella maggior parte dei paesi occidentali, e si può andare indietro in diversi periodi storici, una riforma del genere sarebbe portata avanti dalla forze di sinistra e non da quelle conservatrici. In materia di giustizia, altrove la destra é associata col dare maggiori poteri allo Stato, con la cosidetta ‘legge e ordine’, mentre spetta alla sinistra essere piú preoccupata di preservare i diritti dei cittadini. É triste vedere che in Italia, invece, l’opposizione di sinistra non riesca ad indicare niente di sostanziale in materia di riforme della giustizia”.

Occasione mancata per Bersani e il Pd? Avrebbero dovuto essere loro a presentare una riforma del genere?

“Certo, avrei sperato che l’avessero portate avanti loro certe riforme invece che  Berlusconi”.

 

 

 

 

 

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