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Zibaldone

Fratelli per crescere

Malgrado i successi delle societa' nord-europee, un viaggio in Scandinavia finisce con l'accentuare la nostalgia per l'Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

La scorsa settimana abbiamo titolato questa rubrica: "Fratelli e fratellastri". Venerdi` 18 marzo, the day after, la vignetta di Giannelli sulla prima pagina del Corriere titolava: "Fratelli e fratellastri d’Italia", raffigurati a seguire il pifferaio magico Napolitano. Ma questo patriottismo ritrovato quanto durera`? Saremo tutti migliori dopo il discorso del presidente della Repubblica? Proveremo finalmente un po’ di orgoglio per questo nostro Paese? Perfino quando siamo all’estero soffriamo del complesso di inferiorita`: li` ci sembra tutto migliore.
Sono sbarcata dall’aereo proveniente da Oslo, giovedi` sera, e ho tirato un sospiro di sollievo: in cuor mio ho ringraziato di essere italiana. Appena atterrata in Norvegia, domenica scorsa, mi ero compiaciuta dell’efficienza dei collegamenti via bus, poi una volta arrivata in albergo il ristorante era chiuso perche´ era domenica e ormai – apprendevo – alle 8 e mezzo di sera, potevamo cenare solo in una steak house o in una ristorante italiano. Abbiamo optato per la prima, un giovane cameriere siciliano ci ha accolti dicendo: "Si vede che siete italiani, come va con il presidente Berlusconi? Ma lo sa che a causa sua siamo considerati i pagliacci dell’Europa? Quello e` un delinquente: qui i politici si dimettono se ricevono una multa". D’accordo. Pero` quando e` arrivato il conto, 100 euro per due fette di salmone surgelato e due dessert, gli ho chiesto come possono vivere. "Benissimo, tutto funziona, le paghe sono piu` alte". E il clima? – ho incalzato. "Io ho piu` freddo in Sicilia perche´ li` e` umido". In effetti, aveva ragione: abbiamo avuto quattro giorni di sole e freddo secco. Io ero l’unica in pelliccia, mi guardavano come una bestia rara. Neanche pensassi di essere al Polo Nord? No, e' che indossavo una bestia rara. Al quarto giorno infatti ho capito: dopo aver speso cifre spropositate per mangiare, dopo aver visto innumerevoli ristoranti quasi vuoti e pub pieni dove la gente beve solo, ho notato che i negozi, peraltro vuoti, vendevano tutti gli stessi vestiti cheap, improponibili jeans di tre colori, camice pisello o violetta per uomo, scarpe da donna confezionate grezzamente, visto gioiellerie in pieno centro costrette a vendere anche bigiotteria e a svendere le migliori marche di orologi svizzeri, ho capito – dicevo – che la crisi ce l’hanno loro e non noi perche´ tutto costa troppo e vale poco. Non resta che bere per dimenticare. Poi dicono che li`, a causa del clima, c’e` un alto tasso di depressione. Certo io vivo nel Nord Italia, e il cameriere siciliano ha dovuto emigrare perche´ ovviamente non trovava lavoro in Sicilia, in una regione che potrebbe lavorare tutto l’anno con il turismo, che ha piu` ricchezze artistiche di tutta la Norvegia messa assieme.
Sono stata a Trondheim, l’antica capitale, e ho visto il tesoro reale: 3 corone fabbricate nell’Ottocento tempestate di pietre dure, altro che preziose, a parte un paio di rubini che erano dei rubinetti. Eppure loro ne vanno fieri e noi facciamo il ponte – grazie alla festa per i 150 anni dell’Italia – per andare ad ammirare beni d’arte che in Italia abbiamo a profusione e di valore inestimabile ma neppure notiamo benche´ ci passiamo davanti ogni giorno. L’aeroporto di Oslo giovedi` era pieno di italiani. Ma forse erano li` solo per ammirare le davvero bellissime norvegesi, altro che quelle mezze calzette rifatte per cui si sbrodola il Nostro.
Io invece, che non avevo fatto ponte, sono ritornata appunto il 17, giusto in tempo per godermi alla radio dell’auto uno strepitoso Nabucco. All’opera di Roma sembravano tutti partecipi nell’intonare "O mia patria si` bella e perduta", pensando a come siamo disgraziati. Cosi` simili a Ulisse che piange Itaca, ma non ha fretta di ritornarci, perche´ si diverte di piu` a fare i suoi comodi qua e la`.
Quando ritorneremo onesti verso il prossimo e orgogliosi del nostro Stato? Forse solo quando ci sentiremo Nazione. Quando manderemo a casa politici come la Bindi che, interrogati dai giornalisti della trasmissione Le Iene, non sapevano che il 17 marzo 1861 lo Stato Sardo assunse il nome di Regno d’Italia in seguito all’unificazione. O i politici leghisti mangiatori di pane tricolore a tradimento. E fino a che sara` la morale cattolica e non un’eticita` laica a tenerci uniti: la fede e non la consapevolezza. Fino a che i vescovi dello Stato Pontificio canteranno Fratelli d’Italia e noi non ci vergogneremo di aver votato somari e delinquenti. Fino a che non saremo responsabili, non diventeremo grandi.

 

bibisi@tin.it

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