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Zibaldone

I soldatini di Berlusconi

Lo stato del Parlamento italiano si vede in un dettaglio...

 È STATO un dettaglio che a me è parso il più disperante, nella serata nera di mercoledì scorso, quando Silvio Berlusconi ha ottenuto un altro dei suoi osceni privilegi: la "prescrizione breve" che gli consentirà di evitare il processo Mills, cioè quello che lo preoccupava di più perché lì la sua colpevolezza è assolutamente inquestionabile. Il corrotto (l’avvocato Mills) è già stato condannato e adesso toccava al corruttore, cioè quello che "meno male che c’è",come cantano i suoi sostenitori, sebbene – si scopre avvicinandoli e parlando con loro – mostrino di non sapere neanche chi sia Mills, né quali siano gli altri processi che riguardano il loro idolo. Sanno solo che lui "è innocente" e basta. Chissà, forse è proprio per via di questi atti di fede che Berlusconi – annegando nel proprio ego così affettuosamente accarezzato – arrivi a insultare continuamente la sua stessa intelligenza denunciando il lavoro dei magistrati come "montature" senza mai degnarsi di dare un’argomentazione che non sia il solito "lo giuro sulla testa dei miei figli".

Ma non divaghiamo. Stavo parlando del dettaglio che più violentemente mi ha ricordato quanto sia orribile l’Italia di oggi. A un certo punto della discussione in Parlamento, poco prima di passare ai voti, quelli dell’Idv, la formazione di Antonio Di Pietro, hanno chiesto che si votasse in segreto, una pratica che in genere consente ai cosiddetti "franchi tiratori" di parlare in un senso e votare in un altro. Presumibilmente l’idea (la speranza) dei proponenti era che qualcuno dei deputati berlusconiani ci riflettesse un po’ e che durante il suo riflettere arrivasse a votare contro questa ennesima porcata, ché tanto l’ira di Belusconi non lo avrebbe raggiunto, protetto com’era dal segreto. In fondo, bastavano pochi voti, tre o quattro, e la porcata sarebbe stata bocciata. E’ impossibile, si dicevano presumibilmente, che non ci siano neanche tre o quattro deputati sensibili al principio semplice semplice che quella votazione, come tutte le altre simili, deve servire a far funzionare meglio il Paese, non a porre una persona al di sopra della legge. E’ impossibile che su trecento e passa persone neanche tre o quattro si sentano colpite dalla vergogna.

Ebbene, se la speranza era quella, non solo hanno dovuto togliersela subito dalla testa perché nessuno dei deputati berlusconiani era stato disturbato da nessuna riflessione di sorta, ma hanno anche dovuto constatare che ben sei deputati del "loro" schieramento avevano votato per lo schieramento opposto, cioè a favore di Berlusconi. Certo, quella speranza era dovuta a un’ingenuità. Bastava ricordare che pochi giorni prima i membri di quella stessa maggioranza si erano tutti, compattamente, dati del cretino sostenendo di credere ciecamente alla bufala della "nipote di Mubarak" per rendersi conto che da quelle parti la riflessione è una pratica sconcia. E tuttavia c’era qualcosa di apprezzabile, in quella speranza. 

Una specie di fiducia ostinata nella possibilità che prima o poi le persone finiscono per ricordarsi di avere una testa e magari che venga loro voglia di usarla. Una consolazione? Diciamo che questa volta è andata così ma non è detto che la prossima volta vada allo stesso modo. Perché la testa, comunque, è sempre lì disponibile ad essere usata e forse anche perché nel prossimo futuro i disciplinati soldatini di Berlusconi si troveranno ad affrontare una situazione per loro del tutto inedita. E’ accaduto infatti che il loro capo, sentendo forse una certa stanchezza che comincia a grattare i suoi 75 anni, sentendosi sempre più un re ha "designato" il suo successore nella persona di Angelino Alfano, ritagliandosi per lui il ruolo di "padre nobile". 

E perché proprio Alfano? La canea si è subito scatenata. Paolo Bonaiuti, il fedele portavoce di Berlusconi, minimizza: "Una cosa è fare un ragionamento, ben altra cosa è renderlo come una certezza assoluta". Denis Verdini ha subito fatto dire ai suoi collaboratori che "siamo stati invasi da fax, e-mail e telefonate che esortavano lui (nel senso di Verdini) a resistere". 

Insomma, la battaglia è cominciata, i suoi protagonisti hanno già cominciato a praticare il fuoco amico e chissà che assieme al sangue non sprizzi anche un po’ di pensiero.

 

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