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Zibaldone

Il rimpasto dello chef

di Elisabetta De Dominis

Abbiamo altre 9 bocche non solo da sfamare ma da soddisfare

 

 

Nove nuovi maggiordomi. Il presidente Napolitano ha eccepito che questi 9 nuovi sottosegretari sono estranei alla coalizione che vinse alle elezioni politiche. I parlamentari azzurri hanno risposto che tale rimpasto di governo ha già avuto ripetute verifiche in parlamento. Ovviamente, Cicero pro domo sua. Solo che prima o poi il popolo italiano si rivolterà contro il Popolo della Libertà e la casa è destinata a disintegrarsi. 

Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, che ha appena ribadito la linea di rigore sui conti pubblici, e sembra stia facendo dei grandi risparmi, non è riuscito ad entrare in cucina e sottrarre allo chef l’impastatrice. Dunque con il rimpasto avremo altre 9 bocche non  solo da sfamare ma da soddisfare. Quanto ci costeranno? I conti non gli ha fatti ancora nessuno, ma sembra che il rimpasto fosse la conditio sine qua non perché la torta potesse ancora venir spartita anziché gettata in faccia. I nuovi sottosegretari infatti sarebbero il risultato di una compravendita di parlamentari: per restare saldamente al potere – ha pensato il Nostro – devo ridistribuirlo.

"C’erano dei posti vacanti" ha dichiarato così grossolanamente il nuovo sottosegretario all’Economia Bruno Cesario, ex Pd, tanto da far scomparire la sua grossa faccia. Neanche si trattasse di prender posto a teatro… o forse sì. Poi ha specificato: "C’è bisogno di una mano". Proprio della sua, non si poteva fare senza? 

La nuova sottosegretario allo Sviluppo Economico, Daniela Melchiorre, ex Liberal Democratici, già sottosegretario alla Giustizia del governo Prodi, ha pensato bene di specificare cosa faranno i sottosegretari: "Noi facciamo politica, il mercato non ci interessa". E’ come dire: non ci interessa lo sviluppo economico degli italiani, solo il nostro.

Dunque il sindacato della Cgil venerdì è sceso in piazza a scioperare auspicando una riforma fiscale che sposti il peso sui grandi patrimoni. Magari, c’è toppa ingiustizia sociale, c’è troppa gente che ha perso o sta perdendo il lavoro e vivendo di stenti. Solo che gli scioperanti non hanno saputo cantare altro che “Bella ciao!” Ormai dovrebbero smetterla con questi piagnistei e darsi da fare: le belle vanno tutte a destra per campare, perché a destra lo sanno fare benissimo.

Ma vediamola dal lato positivo: Berlusconi ha assunto 9 nuove risorse umane per combattere la piaga della disoccupazione. Lui è sempre in buona fede, infatti i giudici hanno rinviato a giudizio Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti per induzione alla prostituzione.  Il Nostro riuscirà a dimostrare che è stato raggirato: certo è che, con quella testa dipinta da Topolino, sembra uscito da un cartone animato. E i cartoni animati non hanno mai fatto del male a nessuno. Stiamo perdendo di vista che bisogna essere molto intelligente per saper divertire gli altri tanto da fargli credere di essere innocuo, addirittura vittima. 

E smettiamola di demonizzarlo come il diavolo, è solo un diavoletto, che non osa fregare neppure la Chiesa. Se l’Italia andrà a ramengo anche per colpa sua, lui non l’ha fatto apposta, il fatto non sussiste. Lui non uccide nessuno e, se bombarda, lo fa per una causa giusta e solo su obiettivi mirati. Se molti muoiono, lui non voleva, gli dispiace un sacco. Dio lo assolverà e andrà in paradiso.

Il diavolo, quello vero, invece è sepolto nell’oceano, ma essendo musulmano è andato in paradiso, perché l’inferno non è previsto, e sicuramente se la spassa con un harem che Berlusconi neppure se lo sogna.

Gheddafi, Osama ci hanno trascinato in guerra, certo. E dalla strage delle Torri Gemelle sono trascorsi 10 anni. Tanti quanti la guerra di Troia. Sembra che con la morte di Osama abbiamo vinto. Abbiamo festeggiato come i greci quando misero a sacco Troia. Ma quando riuscirono a tornare in patria, vi trovarono lutti e sciagure tanto che la vittoria venne subito dimenticata. 

Il nemico non sempre viene da fuori o sta fuori, talvolta un piccolo nemico – il malcontento sociale – cresce a dismisura nel tuo paese e, quando te ne accorgi, è ormai troppo tardi per fare qualcosa. E’ la rivolta. Se la nostra civiltà non vuole soccombere, farebbe meglio a imparare a stare unita in pace più che in guerra. Condividendo politiche comuni di benessere sociale più che gli interessi delle grandi industrie e banche, che arricchiscono solo un’oligarchia lontana dai reali bisogni della popolazione.

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