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Zibaldone

Addio a Silvio

La prova del declino di Berlusconi? Gli italiani sono sempre pronti "a correre in soccorso del vincitore", ma sono anche pronti al contrario, cosí certi giornalisti che fino a ieri erano in ginocchio, ora sono i primi a fiutare il momento in cui alzarsi...

 Berlusconi non è più quello di una volta. Quella che un tempo passava per brillantezza ora è noiosa ripetitività. Le idee che un tempo sembravano originali ora sembrano praticamente scomparse dalla sua testa e perfino le barzellette – quelle che i suoi adoratori aspettavano pronti ad abbandonarsi alla grande catarsi e mescolare gli applausi con le risate – ormai sono sempre più trite e fanno ridere sempre meno. Tanto che ultimamente è scivolato sempre più verso il pecoreccio volgare, manco fosse un adolescente alle prese con la scoperta del sesso. 

Sulle prime non ero sicuro che questo repentino declino di Berlusconi fosse reale. Essendomi rifugiato "per scelta e per disgusto" a un oceano di distanza dall’Italia di questo tempo, ed avendo contato sui media italiani per tenermi informato di ciò che accade nello stivale lontano, avevo sospettato che forse mi ero messo inconsciamente a guardare solo ciò che volevo vedere, dando retta ai giornali che non amano il Berlusca e cercando nelle trasmissioni della terrificante Rai International quelli che "parlano male" di lui e così facendo avevo finito per avere un’idea distorta della realtà. 

Ma mi sbagliavo, il declino di Berlusconi è autentico e la prova che mi ha convinto me l’ha fornita proprio Rai International, alcune sere fa, quando in una botta di masochismo mi sono messo a guardare il "Porta a porta"  di Bruno Vespa. Al centro della trasmissione c’era (e ti pareva) Silvio Berlusconi e di fronte a lui tre gornalisti: Stefano Folli del Sole 24 ore, Massimo Franco del Corriere della Sera e Virman Cusenza del Mattino di Napoli. Berlusconi parlava e sparlava: chi non vota per lui è scemo, se le cose vanno male la colpa non è del governo ma dell’opposizione, la maggioranza è molto coesa e i parlamentari "responsabili" si sono avvicinati a lui non in cambio delle poltrone che lui gli ha graziosamente regalato ma per una profonda convinzione, eccetera. 

Stavo per chiudere, disgustato dalla sua logorrea ma soprattutto dai giornalisti che invece di fare domande, cioè il loro mestiere, facevano le belle statutine, quando lo stesso Bruno Vespa ha interrotto Berlusconi (ripeto: ha interotto Berlusconi) mentre parlava della faccenda di Ruby e della sua famosa telefonata alla Questura di Milano, per dirgli: "Ma era proprio necessaria quella telefonata?". Sconvolto da quella temerarietà, mi sollevo dal torpore e mi metto ad ascoltare con più attenzione. Vespa insiste e porta in ballo lo "scandalo" di pochi giorni prima, quando Berlusconi era apparso su tutti i canali televisivi facendo comizi impropri e illegali (l’ente di controlla ha sparato multe salate), e dice: "Non è stato un errore?". 

Galvanizzato dalla breccia aperta dal conduttore della trasmissione, ecco uno degli ospiti, Massimo Franco, gettare una saetta verso il petto di Berlusconi: "Non sarà che lei non è più il re Mida della politica e che anzi adesso tutto quello che tocca perde?". Per non essere da meno, ecco lanciarsi anche Stefano Folli: "E’ da diciassette anni che lei promette una rivoluzione liberale, ma ciò che sta dicendo mostra una certa impotenza". Vista la situazione, ecco il neofita della tv, l’impacciato Virman Cusenza, unirsi al coro e rimbeccare uno dei soliti sproloqui di Berlusconi contro i magistrati che si sono permessi di processarlo, dicendogli: "Lei è il presidente del Consiglio ma è anche un cittadino". 

Le risposte di Berlusconi a quelle osservazioni sono irrilevanti in quanto sempre le stesse. Ma il comportamento dei giornalisti è stato qualcosa di inedito. Intendiamoci, le cosine che i quattro erano stati capaci di dire erano abbastanza innocue nella sostanza e fin troppo ben educate nella forma, ma quei tre signori (a parte Cusenza che non conosco) avevano abituato tutti all’estremo ossequio nella forma e all’assoluta prudenza nella sostanza. Il loro "atto di coraggio" non era esattamente un atto alla Riccardo Cuor di Leone ma era qualcosa di molto diverso da quello che avevano sempre fatto, praticamente fino a pochi giorni prima. 

E perché questo pressoché irrilevante episodio sarebbe la prova del declino di Berlusconi? Semplice, così come – secondo Ennio Flaiano – gli italiani sono sempre pronti "a correre in soccorso del vincitore", sono anche pronti al contrario. E quelli che stanno in ginocchio sono sempre i primi a fiutare il momento in cui alzarsi. Come esempio servono a poco, ma come termometro sono infallibili. 


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