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Zibaldone

C’era una volta la reputazione

di Elisabetta De Dominis
Uno Stato si tiene insieme con l’umanità e quindi non credo che l’Italia si salverà, essendo il ministero dell’Economia nelle mani di un commercialista che saprà pure fare la dichiarazione dei redditi ma non certo meditare nel proprio animo.

 “Le affitto il garage ma solo in nero, per 90 euro il mese. Sa, io sono un componente della commissione tributaria dell’agenzia delle Entrate e nella mia posizione non si deve assolutamente sapere”. Questo si è sentito dire un mio amico da un torquemada dell’agenzia delle Entrate, l’odierna inquisizione, quella che ti fa il pelo e contropelo per far emergere il bubbone dell’evasione fiscale dalla tua dichiarazione dei redditi pur di percepire la provvigione per il servizio reso. Ma a questo inquisitore non basta ed evade l’IVA! E non nel profondo Sud, ma nel virtuoso Friuli.

Il mio amico ha osservato: “Non esiste più la reputazione, una volta ci s’impegnava una vita per farsi una reputazione. Il fine era godere di un’ottima reputazione, che era l’opinione che avevano gli altri di te, la stima. Non c’era di peggio che perdere la stima. La considerazione in cui si era tenuti. E ora?”

Ora non ci si può guastare più la reputazione con la propria condotta perché il sostantivo ‘reputazione’ si è trasformato nel verbo ‘reputarsi’, forma riflessiva che dimostra che nutriamo un’ottima opinione di noi stessi, nel bene e nel male.  Ce ne freghiamo del giudizio degli altri, perché siamo simili a Dio.

Visto che “reputare” in latino significa calcolare, computare, riflettere, è chiaro che all’origine di questo verbo  ci stava un procedimento cognitivo, un esame, una verifica. “Animo reputare” significava meditare nel proprio animo. “Reputatio” non significava reputazione, ma qualcosa che stava appunto a monte di essa: computo, calcolo, riflessione. La reputazione si traduceva invece con “fama”, quella appunto che uno si era meritato con il suo retto condursi, oppure “nomen”. Ricordo mio nonno che, prima di salutarmi, mi raccomandava: “Ricordati del nome che porti”, “Porta alto il buon nome della famiglia”. Un mio comportamento indegno avrebbe infangato tutta la famiglia, compresi gli antenati. E devo riconoscere che mi sentivo gravata da un certo fardello: mica facile essere all’altezza della situazione. Ciò mi ha conferito fermezza di carattere nelle scelte e nei comportamenti. Non solo perché non volevo diventare la pecora nera della famiglia, ma soprattutto perché mi era stata indicata una strada, l’unica percorribile, che mi ha forgiato la personalità e fatto percepire la coscienza, la quale ha illuminato i miei passi. Mio nonno mi faceva anche un piccolo segno della croce sulla fronte e, sebbene io non sia più osservante da molti anni, capisco che esso serviva per conferire sacralità alla raccomandazione, la cui violazione sarebbe stata la trasgressione della Verità con la V maiuscola. Oggi di verità ce ne sono molte: ognuno se le racconta a proprio uso e consumo e la coscienza viene tacitata con psicofarmaci e droghe.

Uomo di cattiva reputazione in latino si diceva “homo infamis” oppure “famosus”.  Ecco che il sostantivo “fama” acquisiva un significato negativo nell’aggettivo “famosus”, famoso era pertanto quel soggetto che ostentava una fama che nessuno gli aveva riconosciuto. Siamo la penisola dei famosi.

Ergo non credo che l’Italia si salverà: annegherà e non avrà navi sulle quali salvarsi. Visto la fine che sta facendo Fincantieri, essendo il ministero dell’Economia nelle mani di un commercialista che saprà pure fare la dichiarazione dei redditi ma non certo meditare nel proprio animo. Uno Stato si tiene insieme con l’umanità. I commercialisti sono i nuovi guru di quanti vogliono essere ricchi e famosi, evadendo le tasse. Questi non sanno più fare un ragionamento logico, tantomeno avere senso critico, ma solo acquisire il pensiero di qualcuno che stimano per la ricchezza che è riuscito ad accumulare o che sperano gli farà raggiungere. Tremonti ha detto: “Non mi sembra che un italiano su 4 sia povero”. Così dicendo lo butta a mare, ma gli italiani sanno anche nuotare e potrebbero annegare lui. La sensazione è di essere sull’orlo del precipizio. Anche perché il paese è stracolmo di disonesti. Dal concessionario della tua auto che ti aumenta di 3 volte il costo dei ricambi a chi, come D’Alema, compra i voti elettorali finanziando la pseudo-minoranza italiana in Slovenia e Croazia che, grazie a una falsa residenza, vota in Italia (gita in bus e pranzo a Trieste pagati per dare il voto al Pd) e ha diritto alla pensione italiana vita natural durante.

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