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Zibaldone

La Repubblica che piú non c’é

L’agonia dell’Italia è cominciata da oltre dieci anni, ma non ha ancora raggiunto la fase acuta

 Giovedì scorso, come ogni 2 Giugno, si è celebrata in Italia la Festa della Repubblica, nata nel 1946 con l’esilio dei Savoia in seguito al Referendum nazionale con cui si invitarono gli italiani a scegliere appunto fra Monarchia e Repubblica.

Quest’anno, ancor più che in anni recenti, si è però festeggiato l’anniversario di nascita di una Repubblica che oramai, all’atto pratico, più non c’è. Ironia della sorte, il 2 Giugno di quest’anno cade proprio nel centocinquantenario dell’Unità d’Italia, fatta da Cavour, Vittorio Emanuele, Garibaldi; dagli inglesi e da tanti più italiani “qualsiasi” che non si creda. Questo 2 Giugno, senza saperlo, si è salutata insomma una Repubblica che davvero più non c’è…

L’Italia da oltre dieci anni ha rinunciato alla antica Lira per consegnarsi in pasto all’Euro. L’Italia si è prostrata dinanzi a un altro “mostro”, chiamato Schengen, il Trattato di Schengen: chiunque, come del resto in Francia e altrove, può entrare in Italia come meglio crede. Quanti siano i clandestini o quanti siano i cittadini stranieri che in altra epoca sarebbero stati rispediti a casa propria, nemmeno si sa. Il loro numero è giocoforza incalcolabile. A giudicare dalla presenza nelle nostre città e nelle nostre campagne di individui (tutti maschi, badate) vestiti come non si vestivano nemmeno le genti costrette a vivere nei Sassi di Matera, le cifre in questione assommano a centinaia e centinaia di migliaia. Se non milioni… L’Italia per loro è un pascolo, è una greppia che essi sfruttano dileggiandola, recandole offesa: lo constatiamo ogni giorno. Di tanto scempio non sono certo protagonisti gli africani; lo sono bianchi, bianchi come noi: lo sono maghrebini. Perfino Mirko Tremaglia, trombone della ‘miglior’ specie, grosso maleducato, a suo tempo parlamentare del Movimento Sociale Italiano, repubblichino, al varo di Schengen inneggiò a questo Trattato come se esso fosse espressione di alta civiltà, di senso “romano”… Ma sono passati millenni dai tempi di Cesare, Augusto, Adriano, Marco Aurelio…

Abbiamo un Governo, di destra, che non tiene conto dei nuovi orientamenti di tanti cittadini (eloquente l’esito delle Amministrative di una settimana fa), tratta la Nazione come se essa fosse di sua esclusiva proprietà, intende la politica soltanto come mezzo per il soddisfacimento di malsane e volgari ambizioni. Abbiamo un establishment politico-istituzionale che passa il tempo fra convenevoli che sarebbero risultati stucchevoli anche a cortigiani di bassa cordata dell’Ancien Règime… Che ripete parole e frasi ormai vuote, insopportabilmente vuote, tipo “occorre sforzo comune”, “valorizzare il senso di responsabilità”… Ma è solo retorica. Coi fatti siamo a zero. “Occorre sforzo comune”… Questo tuttavia non mette a tavola i milioni di anziani i quali sopravvivono con pensioni di 400 o 500 euro al mese. Lo sfarzo intanto dilaga…

L’agonia dell’Italia è cominciata da oltre dieci anni, ma non ha ancora raggiunto la fase acuta. L’Italia ha una “cattiva salute di ferro”… Il problema è “anche” questo. Com’è un problema il “sequestro” stesso della Parmalat a opera del capitale francese. Il capitale straniero da noi apre una breccia dopo l’altra: come ai primi del Novecento, con le tranvie cittadini nella mani di compagnie francesi, belghe o franco-belghe. Poi a Roma arrivò un sindaco (ebreo) di nome Nathan e allora scattarono finalmente le municipalizzazioni, a beneficio del popolo. Oggi in Italia, a Roma, non c’è nessuno che abbia una sola unghia del sindaco Nathan… Anzi, consorterie di disprezzabili individui si sono ora messe in testa di privatizzare l’acqua, l’acqua corrente, la rete idrica. E’ pauroso.

Abbiamo la Lega Nord, che parla e straparla violando ogni giorno nell’impunità – coi fatti e con le parole – leggi e norme dello Stato Italiano. La Lega che gioca a scacchi coi Ministeri della Repubblica. D’una Repubblica che davvero più non c’è.

 

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