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Zibaldone

Silvio, non aver paura

Berlusconi in bilico e intanto arriva il referendum

La scorsa settimana non sapevamo cosa avesse risposto il presidente Barack Obama al premier Silvio Berlusconi mentre quest’ultimo si sfogava sui giudici cattivi che lo perseguitano. Poi si viene a sapere, dalla “diretta fonte” del Presidente del Consiglio, che il presidente Usa al G8 gli avrebbe detto di non preoccuparsi, sara sempre lui ancora alla guida dell’Italia, lui non cadrá perché, avrebbe detto Barack a Silvio, “sei così forte che caschi sempre in piedi”. 

Possiamo credere a Berlusconi? Se proprio l’ha detta, quella del presidente americano sembra una battuta di compatimento, di quelle che si sussuranno in ospedale quando il medico dice che non c’é piú niente da fare, bisogna portarlo a casa. Cosí al moribondo si dice una bugia, da domani dormirá nel suo letto, lui é forte e sará presto in piedi…

La battuta di Obama, se é stata detta, sembra rivolta ad un capo di un governo alleato  giunto al capolinea. Giá prima del voto di Milano e Napoli, alla Casa Bianca avranno intuito che, politicamente, Silvio sta tirando le cuoia. Poi lo tsunami delle elezioni comunali ha confermato che il governo Berlusconi potrebbe avere i giorni contati. E allora la battuta di Barack: sei forte Silvio e se proprio caschi, lo farai in piedi. Traduzione: non aver paura, quando ti cacceranno da Palazzo Chigi, non andrai in galera.

Ma Berlusconi dice di voler resistere, resistere, resistere.  Eppure pensateci, quale paese che non si chiami Corea o Cuba (ma neache questi, ormai…) al potere mantiene un uomo oltre i settanta, che era a capo del governo giá nel secolo scorso? Tranne l’Italia, non se ne trova uno in Occidente, ed é difficile scovarli ormai anche in Sud America e persino in Asia e in Africa, tranne qualche sempre piú rara eccezione  (ma anche Fidel Castro ha lasciato lo scettro del comando al fratello Raul e persino Kim Yong Il starebbe abdicando in favore del figlio…). 

Giá, almeno fino a pochi mesi fa a fare compagnia a Silvio c’erano i Mubarak, i Ben Ali,  i Gheddafi…  Persino in Yemen al presidente ad oltranza Saleh hanno lanciato una bomba, e pare sia pronto a scappare.

Silvio invece non molla, e dice che le cause dei suoi guai elettorali sono tutte della tv matrigna, ovvero di quei programmi come Annozero che lui non puó controllare. Povero Cavaliere, comincia a far pena.

Qualche mese fa, in una colonna intitolata “Se fossi Silvio”, consigliavamo di godersi in santa pace la vecchiaia, che stava per scoppiare un ‘48. Ricordate? Allora era nei guai Mubarak, non per la storia della “nipote” e del bunga bunga con Silvio ma perché grazie ad internet ora tutti i popoli possono scambiarsi informazioni su tutto ció che prima ignoravano. Ed ecco prossimo anche l’addio a Gheddafi, Assad e cosí via. 

E in mezzo a questo finimondo Silvio che fa? Dice che perde per colpa delle tv, quelle che controlla quasi tutte lui…  Poveretto, sta male. 

Ha pure messo il suo Angelino custode a capo del partito personale. Che fare? Alfano potrebbe fare il miracolo di reggere in piedi Berlusconi? Anche Lenin, ormai rimbambito da un ictus, mise Stalin alla guida del partito comunista. Lenin aveva intuito che tipo fosse quel georgiano baffuto e forse, avrá pensato, i bolscevichi erano cosí mal messi che se lo meritavano… Ora Angelino sette scaltrezze dovrebbe ricompattare il partito di plastica inventato dal suo padrino Dell’Utri per salvare, giá nel ‘93, Berlusconi dai magistrati. Rilanciare un partito per gli italiani orfani della Dc é giá difficile, resuscitare Silvio ci appare impresa troppo ambiziosa.

Il prossimo week end si vota in Italia per dei referendum su quesiti importanti. L’acqua e il nucleare con in piú quello sul legittimo impedimento, problemino che interessa solo a Berlusconi. Gli italiani all’estero stanno giá votando. Certi quesiti sono troppo importanti per essere percepiti semplicemente come l’occasione per dimostrare quanto si é stanchi del nonno che dal 1994 promette tanto e mantiene poco. Si vota il referendum perché si vuol contare sul futuro dell’Italia, della sorte di Silvio Berlusconi ci importerá sempre meno.

 

 

 

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