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Zibaldone

La libertá dei servi

di Elisabetta De Dominis

A proposito del saggio di Mauro Viroli “La libertà dei servi” (Laterza), in cui il professore di Princeton sostiene che i presupposti della servitù stiano nei regimi dispotici stranieri che hanno governato per secoli l’Italia

 Orgogliosi di servire Berlusconi, si sono autonominati “liberi servi”. Ferrara, Belpietro, Sallusti… L’orgoglio del maggiordomo che serve il principe, considerato un essere superiore per la sua ricchezza. Trovarsi alla sua corte significa godere della luce riflessa del suo oro e riceverne le briciole preziose. Come farsi una posizione mettendo la propria penna al servizio del sovrano. 

O si è liberi o si è servi. Tertium non datur. Eppure i suddetti si sentono liberi e secondo loro lo sono perché hanno disponibilità economica. E se per averla devono servire, chissenefrega, pensano. Il fine giustifica i mezzi. Ecco a voi i servi volontari.

Cos’è la libertà oggi? E’ avere, non essere, perché senza soldi non vai da nessuna parte, non fai nulla. Servire diventa sinonimo di lusso, che invece ne è la conseguenza. La vecchia storia dell’anima venduta al diavolo, solo che oggi è un fenomeno di massa diventato partito: il Popolo della libertà.

E’ appena uscito il saggio di Mauro Viroli “La libertà dei servi” (Laterza), professore ordinario di Teoria politica all’Università di Princeton. Sostiene che i presupposti della servitù stiano nei regimi dispotici stranieri che hanno governato per secoli l’Italia. Certo, adulazione e servilismo hanno aiutato a sopravvivere, ma sempre alle dipendenze di qualcuno.  Chi non ha una profonda cultura, non acquisisce un ragionamento logico e un pensiero critico, a meno che non sia davvero intelligente, e quindi fa proprio il pensiero altrui. Altrimenti non sopporta a lungo l’imposizione e si ribella, salvo poi pentirsi per i vantaggi economici perduti. Non occorre che io nomini i politici e i giornalisti che fanno questo tira e molla: disprezzano Berlusconi ma amano i suoi soldi.

Confesso che il libro non l’ho ancora letto, ma i lecchini del Nostro sono perfino riusciti a fare della loro attività di liberi servi, denunciata appunto da Viroli, motivo di vanto. Non essendoci punti fermi, i doveri morali e civili non hanno alcun valore per tali personaggi. La falsità diventa la verità, convinti di potere spacciare che sia vero anche il contrario. 

Ma oltre alla cortigianeria, secondo me, c’è il bisogno atavico di avere una guida, di seguire un capo e sentirsi parte di un clan. Già le popolazioni latine dell’Italia centrale si affidavano a un capo che li conduceva in una terra più fertile. Erano i famosi clientes, dai quali è nato il sistema clientelare con le degenerazioni che sappiamo. Alla base, un bisogno di affidarsi, di identificarsi in una persona che si ammira per la sua potenza che ben presto diventa potere. Recondita necessità di un padre, il pater familias, per chi non trova in se stesso la forza, il valore, il vigore che si suppone debba caratterizzare il maschile. E’ dalla debolezza dell’individuo che nasce il bisogno di un capofamiglia che ci dica cosa dobbiamo fare, dandoci delle regole. Regole che non percepiamo in noi stessi. L’uomo più forte è quello che sta più solo – scrisse Nietzsche.

Ma chi l’ha detto che l’uomo deve dimostrarsi forte, prendendo tutto sulle sue spalle? Penso sia stata una risoluzione naturale, muscoli a parte, perché tutto sommato è un peso che molti preferiscono delegare ad altri. Per quanto oggi gli antropologi parlino di ginecocrazia, non credo che ci sia stata un’epoca in cui le donne abbiano universalmente accettato la supremazia di una sola. Un Berlusconi in gonnella non mi pare possibile neppure ora. A parte la Santanchè, che ci farebbe subito rimpiange la dolcezza del Nostro.

Il quale non sa come fare per riconquistare gli italiani, che sopportano tutto, ma non le tasse inique. Ha accusato l’Equitalia della perdita delle elezioni e promette la riforma del fisco che non arriverà neanche con lui vestito da Babbo Natale.  Ma potrebbe arrivare a babbo morto… e allora non si meriterà neppure l’agognato monumento. 

bibisi@tin.it

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